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Il mistero delle 35enni single

articolo di P.S. Salamone, introduzione di Martina Orlandi

Spesso capita di rivolgerci a chi è ancora single come a chi non si è giocato bene le sue carte quando in realtà si sottovaluta che incontrare un buon partner è, nella maggior parte dei casi, questione di fortuna.

L’instabilità, la frustrazione, la paura di restare soli è qualcosa che esperiamo tutti almeno una volta nella vita. È una sensazione latente che inizia a colpire man mano che gli anni passano perché come diceva Aristotele siamo animali sociali e sebbene si possa star bene con sé stessi quanto si vuole, la presenza di un compagno nella nostra vita è un desiderio che la maggior parte delle persone provano.

Quando vediamo alle feste comandate le amiche dei nostri parenti che a 40 anni sono ancora sole chiediamo loro se soffrono di questa situazione e ci rispondono: meglio sole che male accompagnate. È una risposta appropriata, ma che allo stesso tempo non ci lascia del tutto soddisfatti perché dietro la prontezza di quelle parole sappiamo bene che si nascondono una sofferenza di fondo e un desiderio di condivisione difficili da biasimare. Poi però allo stesso tempo ci guardiamo intorno e non passa molto prima di notare i tantissimi matrimoni fatti in fretta e furia “perché se ti sposi dopo i quaranta sei ridicola” o quelli organizzati in un anno tra persone che hanno paura di restare da sole “perché a una certa età bisogna accontentarsi”. E allora ci rendiamo conto che forse il “meglio sole che male accompagnate” non è una scelta di comodo, piuttosto una scelta coraggiosa di chi ha capito che la solitudine di un matrimonio che non funziona può essere più acuta della solitudine di chi un matrimonio non ce l’ha.

Questo è il primo numero della rubrica “niente fiori” dedicata al sesso e alle relazioni umane. Sono felice di inaugurare questo spazio con il contributo di una scrittrice americana di Harvard che, sotto pseudonimo, ci mostra uno squarcio di chi vive in prima persona le difficoltà di questa situazione.

“Perché così tante donne tra i 35 e 40 anni sono sole?” mi ha chiesto un buon amico, quasi impersonando il tipo cattivo di Bridget Jones. “La mia fidanzata ha un sacco di bellissime e brillanti amiche sembrano non trovare nessuno. Non riesco a capire.” Sistema alcuni fogli sulla sua scrivania e mi suggerisce di provare con Match.com.

Nei giorni seguenti non sono riuscita a togliermi quella domanda dalla mente, anche se sapevo che il mio amico non si aspettava una risposta. Mentre ero in fila da Starbucks per il mio cappuccino o accasciata sul divano in compagnia di un buon bicchiere di Shiraz e del cast di Downtown Abbey, non potevo fare a meno di rimuginare sul perché tante donne, compresa me, sono sole. Il mio amico ha tenuto a precisare che si riferiva a bellissime e brillanti donne tra i 35 e i 40. La bellezza è forse indesiderabile quando è anche accompagnata dal cervello? Oppure quegli aggettivi sono puramente decorativi? Era l’età la parte più importante della domanda? Le donne di una certa età stanno lentamente raggiungendo la loro data di scadenza?

Il successo di libri come quello di Rachel Greenwald “Trovare un marito dopo I 35” suggerisce che le donne sono preoccupate di diventare più latte che formaggio e che il passare del tempo le renda più uno scarto che di valore. Personalmente sono un po’ disturbata dal consiglio della Greenwald che le donne oltre i 35 dovrebbero commercializzarsi con potenziali compagni. Il mercato è solidamente legato al concetto di vendita e vendere noi stesse non mi sembra il miglior modo di trovare un compagno di vita.

Guardando indietro a quegli otto mesi in cui sono stata una donna sposata, una donna che aveva trovato con successo un uomo pronto ad inginocchiarsi, realizzo solo ora che quelli sono stati i mesi più soli della mia vita. Come molte donne della mia generazione ho speso anni a fantasticare sul mio matrimonio: il vestito bianco, il velo, il rinfresco. Ma non appena infilato l’anello al dito ho sentito il desiderio e il bisogno di sfilarmelo il più presto possibile. Nel periodo in cui sono stata la moglie di qualcuno mi sono sentita molto più sola e disperata di quanto mi senta ora nonostante non sia sentimentalmente legata a nessuno e continui a rispondere a frequenti domande sul fatto se penso di congelare le mie uova o se voglio uscire col tipo perdente che si tira su i pantaloni fino alle ascelle ma che, a parte quello, è molto carino.

Quindi forse c’è una risposta diversa alla domanda del mio amico. Forse non avere un marito non vuol dire necessariamente essere sole. Forse la maggior parte di noi e’ senza un compagno perché abbiamo realizzato che stare per conto nostro è meglio che rimanere incastrate con l’uomo sbagliato o con quello quasi giusto.

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