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Cos’è il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto comune, causato dalla risalita del materiale presente nello stomaco fin nell’esofago. Da semplice disturbo, può diventare una vera e propria malattia, quella da reflusso (MRGE), con una serie di lesioni a carico della parete dell’esofago stesso.

reflusso-gastroesofageo-sintomi-dietaUna piccola quota di reflusso può essere presente talvolta, anche in condizioni normali, soprattutto dopo pasti particolarmente “pesanti” o di difficoltosa digestione. Sono però episodi poco avvertiti, in quanto poco acidi. Quando invece gli episodi sono ravvicinati, sempre più frequenti e accompagnati da fastidiosi sintomi allora siamo alle prese con un vero e proprio disturbo.

Colpisce in egual misura donne e uomini, con un aumento d’incidenza all’aumentare dell’età, riguardando spesso anche donne in gravidanza e neonati.

Il materiale che risale in esofago è per la maggior parte acido cloridrico, ma può associarsi alla bile di provenienza duodenale; in cima e in fondo l’esofago è delimitato da due valvole che si aprono al passaggio del materiale ingerito. Se la valvola inferiore si rilascia quando non dovrebbe, causando movimenti inappropriati, allora ciò potrebbe causare il reflusso verso l’alto (dallo stomaco all’esofago); anche la scarsa motilità della sua parete potrebbe causare qualche problema di risalita di liquidi. Alle volte poi, l’ernia iatale ,ovvero lo scivolamento dello stomaco in torace, potrebbe essere causa del reflusso. E’ luogo comune associare l’ernia iatale alla malattia da reflusso e viceversa, ma ciò non è sempre vero.

Alla base di tutto vi possono essere vari meccanismi eziopatogenetici, tra cui predisposizione genetica, sovrappeso e obesità, e il diabete mellito; ciò perché causa un rallentamento dello svuotamento gastrico e più il materiale da digerire rimane nello stomaco, più vi sarà la probabilità di sviluppare un meccanismo di reflusso.

Altra causa è l’acidità della saliva, la quale normalmente è leggermente basica e aiuta ad eliminare sostanze a ph basso che entrano in contatto con l’esofago, ma se essa stessa tende all’acidità non riuscirà ad assolvere al suo compito.

Il fumo, l’uso di abiti troppo stretti sono fattori favorenti, insieme alla gravidanza che aumenta la pressione addominale e comprime lo stomaco.

L’alimentazione quindi gioca un ruolo primario, in quanto spesso si ha difficoltà nel digerire alcuni cibi piuttosto che altri: in primis i cibi contenenti grassi animali rallentano lo svuotamento gastrico, l’abuso di sostanze quali caffè, alcol, cioccolato, menta e bevande particolarmente acide.

Infine farmaci che infiammano il sistema gastrico, quali farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS), come aspirina, ibuprofene, ketoprofene, o ancora farmaci che favoriscono l’apertura dello sfintere esofageo inferiore come antiipertensivi (beta bloccanti o calcio antagonisti), ansiolitici (in primis benzodiazepine) o la terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa o isterectomizzate.

I sintomi più comuni sono bruciore (o pirosi) e il rigurgito acido, il tutto si può accompagnare a scialorrea; questo può acuirsi e diventare un vero e proprio dolore, che essendo localizzato a livello retrosternale, può essere confuso con un dolore di origine cardiaca.

Il continuo passaggio di materiale acido in esofago può provocare un danno alla mucosa e causare lesioni,ulcere, fino alla stenosi e l’esofago di Barrett (che rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di adenocarcinoma esofageo). La complicanza tipica è l’esofagite, con erosioni più o meno estese.

Ecco perché è necessario fare diagnosi, partendo sicuramente da sintomi clinici, effettuare l’esofago-gastro-duodenoscopia per valutare lo stato della mucosa ed escludere complicanze, una manometria che studia la peristalsi dell’esofago e verificare la capacità di rilasciamento dello sfintere (anche per escludere altre patologie come l’acalasia o la sclerodermia), e la ph-impedenziometria per valutare un’eventuale presenza di acido nell’esofago.

Quanto alla terapia, il primo modo per convivere bene con la patologia, è essenziale iniziare con la corretta alimentazione, quando però i sintomi sono ancora lievi. Oltre a dei cibi specifici è necessario evitare pasti troppo abbondanti, masticare lentamente. Evitare quindi cibi acidi quali agrumi o formaggi fermentati, superalcolici, vino bianco (meglio il rosso), limitare anche succhi di frutta, caffè e cibi troppo caldi. Evitare l’uso di spezie e fritti.

Mantenere uno stile di vita sano è essenziale: ridurre lo stress, evitare di saltare i pasti, smettere di fumare in quanto la nicotina ha effetto ipotonico sulla valvola cardias e riduce la produzione del bicarbonato con diminuzione della basicità ed evitare di assumere posizioni post pasto che facilitino il reflusso.

Quanto ai farmaci spesso è necessario ricorrere a farmaci antisecretivi quali gli H2 antagonisti (ranitidina ,cimetidina) ed agli inibitori di pompa protonica (omeprazolo, pantoprazolo) da prendere prima dei pasti, per inibire l’acidità e far guarire le lesioni. Esistono inoltre dei rimedi naturali che sicuramente possono dare sollievo: l’aloe vera per esempio in quanto cicatrizzante e disinfettante, la malva, le carote, le patate e lo yogurt.

L’ultimo tentativo è l’intervento chirurgico, ma vi si ricorre ormai solo in pochi casi in quanto la terapia farmacologica oggi disponibile è ampia e ben centrata, ed è riservata per esempio ai soggetti che non rispondono alla terapia medica o quelli con complicanze respiratorie.

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