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Amici degli zombie parte 2 – Zombie in crisi di identità

     Tutto cambia, è inevitabile. Anche noi cambiamo, ingrassiamo, ci vengono i brufoli, perdiamo i capelli.  Ma in fondo siamo ancora noi, o meglio, ci percepiamo come gli stessi. Si dice spesso che il cambiamento più duro da affrontare per l’essere umano sia quello della vecchiaia. I protagonisti di ‘The Walking Dead’ ci riderebbero fragorosamente nel sentire un’affermazione del genere. Per loro infatti c’è un cambiamento molto più radicale e destabilizzante: quello che porta a diventare zombie. In quel caso il cambiamento è palese. Come spiega il Dr. Jennings in parole povere: “Nel momento della morte il nostro cervello si spegne e così anche gli organi principali che però dopo un certo lasso di tempo rivivono. L’inconveniente è che la persona è solo in grado di muoversi e nulla più. Tutto ciò che riguarda la sfera affettiva, i ricordi muore per sempre”. Ecco il paradosso: non si è morti, ma neanche vivi.

     Il comportamento di uno zombie è piuttosto diverso da quello di un essere umano. Gli zombie infatti hanno una memoria a breve termine, li possiamo vedere guardarsi intorno con l’impressione di riconoscere i loro cari, ma alla fine agiscono sempre seguendo il loro istinto più basilare: la fame.

     Di conseguenza saremmo portati a dire che gli zombie non siano persone o almeno che non sono più le persone che erano prima. Eppure in un certo senso lo sono ancora: il loro aspetto è ancora umano, addirittura camminano. Quindi la domanda è legittima, sono davvero ancora loro?

     La risposta non è semplice. È dai tempi di Eraclito infatti che i filosofi si chiedono come la stessa entità possa avere proprietà differenti e a volte incompatibili allo stesso tempo. Come abbiamo detto prima tutti noi cambiamo, ma in un certo senso sopravviviamo al cambiamento. Nel caso dei nostri amici zombie cosa esattamente sopravvive? I protagonisti del telefilm risponderebbero che non sopravvive nulla dato che la sfera emotiva, quella che ci rende unici, è morta per sempre.

      A questo punto a tutti loro gli zombie appaiono uguali: si muovono allo stesso modo, emettono tutti lo stesso grugnito, hanno tutti il solo obiettivo di placare la loro fame. Si potrebbe perfettamente dire che si assomiglino, ed è vero. Tuttavia lo zombie ‘Sophia’ è la stessa persona che era Sophia da piccola, ma nonostante ciò sono totalmente diverse. La ‘Sophia’ umana ama sua madre, mentre la ‘Sophia-zombie’ vuole mangiarsela.

     Ora Sophia è fisicamente molto più simile ad uno zombie qualsiasi che alla bambina bionda che era pochi anni fa. E qui sorge spontanea un’altra domanda: come è possibile che Sophia sia più simile a qualcuno che non ha niente a che fare con lei che a sé stessa?

     Questa sembra proprio una bella crisi di identità di cui sicuramente anche Sophia sarebbe preoccupata se messa al corrente della questione. La soluzione? Uno psicologo, magari zombie anche lui.

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