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UNA PARTITA PERSA

BlackQueen“Cavallo bianco in C6. Già e come faccio con l’alfiere, che sta lì in agguato? Infatti! Me lo mangia! Accidenti! Vediamo…. Se sposto il pedino di re in H4 sicuramente mi fa secca la torre…mmm…e se metto la donna in F3? No, no, così gli faccio troppo spazio!” Guardò il finestrino e si vide riflesso nel vetro. C’era la notte che scorreva veloce là fuori. Si vide steso sul letto con il pc sulla pancia, intento a risolvere quel rompicapo. Provò un po’ di tenerezza a vedersi lì in quella posizione. “Eh no, sta regina nera è troppo forte lì dov’è. Possibile che non riesca ad aggirarla e metterla in scacco di scoperta? Maledetta! Guarda come s’è trincerata dietro al suo alfiere!” Gli sembrò che ghignasse addirittura. Tutta tronfia in quel minuscolo mantello nero. Guardando meglio e distraendosi per un momento notò che era proprio bella quella donna nera. Lineamenti aristocratici da vera signora. Chi l’aveva virtualmente creata sapeva quel che faceva. Però non aveva il seno! Già, niente tette. D’altra parte si è mai vista una regina con le tette prorompenti? Troppo volgare!

“E va bene, dovrò subire il suo attacco indiretto. Subdola come una vipera! Vediamo: se sposto la mia torre bianca dietro la mia regina bianca? Che farà?”

La sua regina sì che era una bella signora. Era certo più aggraziata. E poi lei aveva le tette! Strano. Chissà perché a quella bianca un accenno di tette l’avevano fatto. “Ecco, lo sapevo! Ha intuito il mio proposito e mi ritrovo la regina nera in G7. Sono fottuto! Alla prossima mi mangia la mia splendida regina bianca. Merda! Forse dovrei…ma sì, chissà? Magari se sposto l’altro cavallo in A2…non so….”

La sua mano iniziò ad accarezzargli il petto, giocando coi peli del torace. Nel frattempo con la lingua gli leccava il lobo dell’orecchio destro, come piaceva tanto a lui. Chiuse gli occhi e sentì subito l’eccitazione giù in basso. La carezza continuava insistente e, pian piano, la mano scivolava verso il pube, lentamente, lentamente.

Dio! Si sentiva crescere di desiderio! Il corpo di lei si avvicinò. Gli strinse con dolcezza il pene eretto.  La sentì morbida e avvolgente nell’abbraccio e d’impulso si girò di tre quarti per guardarla. Bellissima! Le piaceva da matti quello sguardo sensuale negli occhi blu e quel sorriso! Gli accendeva un fuoco dentro! Si girò completamente e le fu sopra. Lei allora si lasciò andare in suo potere, come se aspettasse sapientemente di essere presa da lui. Cominciò a baciarle il seno e a passare e ripassare la lingua lievemente sui capezzoli rosei. Impazziva quando si estroflettevano spudorati. Era come una sfida. E lui ci giocava e si eccitava da morire. Scese sulla pancia con le labbra e lei lo lasciò fare pregustando i suoi baci sulla sua parte più segreta. La pelle bianchissima e calda lo fece rabbrividire di piacere e quando arrivò alla sua essenza femminile ebbe una vertigine, sprofondando per una attimo dentro di lei. Letteralmente stava volando via, in un’altra dimensione. Poco prima di decidere di prenderla con forza e passione lei si girò sgusciandogli da sotto. Se la ritrovò a cavalcioni sopra di lui e capì che lei avrebbe condotto il gioco fino alla fine. Cominciò a muoversi sinuosamente avanti e indietro, spostandosi ogni tanto di lato e facendolo impazzire. Poi si piegò in avanti e i suoi capelli biondi, lisci e lunghi gli ricaddero sul volto. Lei aumentò la pressione in basso e si lasciò penetrare. Gli sembrò di affondare, gli girava la testa perso in un mare ancestrale. Lei si inarcò all’indietro mostrandogli quel seno piccolo ma sodo, con i capezzoli che sporgevano aggressivi e irraggiungibili mentre la sua pelle bianchissima sembrava diafana alla tenue luce del vagone letto. La sua pelle…si muoveva avanti e indietro e gemeva di piacere insieme a lui, ma…la sua pelle!….gli sembrò che diventasse più scura ora. Non è possibile pensò…ma sì, stava diventando scura… Ora lei sorrideva in modo strano… olivastra?…no, no, non olivastra ma addirittura…era diventata nera, era una donna nera ora?…oddio ma? …e lei ad un tratto si fermò e cominciò a ridere, a ridere forte. I suoi capelli, ora scuri come la notte, si ritiravano divenendo più ricci.  Rideva di lui, ne era certo. Selvaggia gli martoriò allora una spalla con le unghie della mano mentre si muoveva  con forza e decisione. Lo possedeva con ardore ma anche con violenza. Quella donna ora lo spaventava. Sentiva di essere alla sua mercè. Gli sembrò di essere un piccolo insetto che incauto si era posato sulla corolla di una pianta carnivora. Avrebbe dovuto trattenersi, non voleva cederle, ma fu inutile. Alla fine arrivò al culmine e, senza volerlo, sentì il proprio seme riempirle la vagina. Poi quel viso nero cominciò a rimpicciolire. Si asciugava assottigliandosi. Scarne erano le sue guance ora e spaventoso il suo sorriso. Una diabolica maschera di ebano….

“Signore?…” bussavano.

“Signore?…siamo quasi arrivati a Ventimiglia signore?….Signore siamo quasi alla frontiera. Mi aveva detto di svegliarla…signore?…”

“Cosa?…chi è che?…”

“Signore mi sente?…”

“Sì, sì” rispose svegliandosi. Gli girava la testa. Sentiva ancora quell’abbraccio, quel corpo che…

“Signore mi sente?”

“ Sì, sì,  la sento, ho capito…”

“Siamo alla frontiera tra poco…ha capito?”

“Sì, certo, sì ho capito….grazie!”

Il grazie l’aveva detto quasi sottovoce ma il capotreno capì che si era svegliato e se ne andò. Barcollò una volta in piedi e vide il pc che era caduto a terra, rimanendo miracolosamente acceso. La partita era ancora lì, da finire. Guardò attraverso il finestrino dopo aver alzato la tendina e osservò per un momento il panorama della campagna sfilare veloce sotto i propri occhi. Appoggiò il pc sul piccolo tavolino e si accinse a spegnerlo.

Un brivido. Aguzzò gli occhi e stentò a credere a quel che vedeva. La regina nera era diversa. Sempre altezzosa e fiera, sì, ma sensuale come non mai. Ora la sua figura era impreziosita da due piccolissime tette virtuali. Era bellissima! Frastornato e tremante staccò la spina. Ripose nella borsa il computer e sedette sul letto disfatto.

Il treno rallentava. Stava per entrare in stazione. Con le gambe molli cominciò a prepararsi per scendere. Notò l’insegna del bar tabacchi sotto la pensilina.

Pensò che un robusto caffè era quanto di meglio dopo una notte d’amore come quella.

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