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UN SOGNO COLOR AMBRA

a-mare-agitato-al-tramontoCavalli bianchi che galoppano sulla riva di un mare blu cobalto. Un mare mosso, con i cavalloni che fanno a gara fra loro. Cavalli e cavalloni, sotto un cielo terso e puro, e all’orizzonte un sole color ambra, sì, color ambra, come il liquido nel bicchiere di Pietro.

“Già, Pietro. Apre alle sei il bar di Pietro e io ho finito la bottiglia proprio ieri. No. Forse era stanotte. Comunque è finita.

Eccolo qui il mio colore preferito, il mio liquido preferito, nel mio bar preferito. Affogherei in questo liquido e chissà che prima o poi non lo faccia. Caro Pietro, sempre sorridente e…accondiscendente. Ha solo un unico difetto Pietro: vuole essere pagato. Ma ho finito la mia scorta e non ho modo di comprarmela per il momento. Per fortuna che c’è Pietro.

“Che hai da guardare stronza? Stai lì, col tuo cappuccino in una mano e nell’altra il tuo stupido cornetto. Mmm, dalla smorfia capisco che ti faccio compassione, forse anche ribrezzo. Cos’è bella signorina? Non hai mai visto un uomo con un bicchiere in mano? Ma no, no, è che non lo hai mai visto col bicchiere in mano alle sette del mattino, vero? Mbeh, eccolo qui il tuo uomo, che trangugerà il suo “tonico” mentre tu trangugerai il tuo. Alla salute quindi!”

Buttò giù tutto d’un fiato il suo brandy doppio. Si compiacque di sorridere alla donna prima di uscire dal bar. La ragazza varcò la soglia del locale poco dopo e con una certa fretta si diresse alla fermata dell’autobus.

“E chissà dove te ne vai bella signorina. Vai al lavoro? Vediamo: che lavoro puoi fare? La segretaria? No, forse la commessa. Sì, la commessa in un negozio di abbigliamento. Vesti bene infatti. Jeans aderenti con la griffe, scarpe sportive di marca, un maglioncino apparentemente semplice, ma per il colore che vedo deve essere anche quello firmato, vero? Chissà quanti uomini hai avuto? Quante storie d’amore, eh? Chissà come sei quando fai sesso, quando arrivi all’orgasmo.”

Cavalli bianchi in riva a un mare cobalto, mentre la schiuma delle onde s’infrange sugli scogli.

“E ora? Dov’è che mi trovo ora? Ah, sì, al parco. Ci sono i bambini coi loro giochi. E le mamme. No, i nonni. Certo, perché le mamme sono al lavoro, come i papà.

Ciao Lucia! Il tuo papà è qui. È tanto che non lo vedi vero? Chissà che ti hanno detto. Forse che è partito, forse che sta male, in ospedale. In fondo è vero: sto male, ma tu non sai perché, povera piccola, forse non saprai mai la verità. L’ultima volta piangevi quando me ne sono andato, quand’era? Una settimana, no, di più, un mese fa? Non lo ricordo, ma dovevo andare altrimenti chissà che ti avrebbero fatto. Non avrei proprio voluto sai? Volevo tanto rimanere con te, non lasciarti mai più, per sempre con la mia dolcissima Lucia. Papà ti vuole tanto bene sai? Te ne vorrà sempre, solo tu resti ormai nel mio cuore…Ma dove sei Lucia? Te ne sei andata? Non ti vedo più…

Il bicchiere non c’è, ma c’è la bottiglia ora. Ed è ancora mezza  piena.”

 Cavalli bianchi. Tre, quattro cavalli bianchi e bellissimi con la criniera folta che galoppano liberi e felici. Spruzzano acqua al loro passaggio e il mare sembra giocare con loro.

“Ora mi siedo qui un momento, anzi, mi sdraio su questa panchina. Oh Dio che bello il cielo! E le nuvole che si scaldano al sole! Ma che giorno è oggi? Sarà lunedì? Certo non è domenica, troppa gente in giro. Oh, eccone un altro. Salve amico!  Non puoi mica guardarmi così, che ti ho fatto di male? Non vedi? Non chiedo niente né a te né ad altri. Me ne sto qui da solo, in pace, e non ti do fastidio. Non do fastidio a nessuno. Allora cos’è quello sguardo di paura? La barba lunga? I miei vestiti sporchi forse? Ma lo sai che la camicia che ho è di Pierre Cardin? So cosa stai pensando. Che qualunque coglione, senza le  palle che hai tu, può finire così! Ma così come poi? Tu pensi veramente di stare meglio di me? Povero imbecille, con i conti da pagare, i soprusi in ufficio, tua moglie che non ti ama più e che forse se la fa con un altro, l’insonnia che ti perseguita per quei ricordi o per i rimpianti e magari ti continui ad illudere, ti convinci che va tutto bene, che questa è la vita che devi vivere, che tu hai scelto, solo perché così fan tutti. Guai a mettersi in discussione è? E poi domani, forse il prossimo anno, vedrai, chissà?….

E adesso cosa  succede? Cos’è ‘sto rumore? La macchina!…quella bambina!…la investirà!…”

 Cavalli bianchi. Selvaggi e senza padrone. Corrono e si rincorrono. Giocano felici in riva ad uno splendido mare blu cobalto. Per sempre. Per sempre!

 “…Non lo so agente. Io non ho visto tutta la scena. So soltanto che ad un certo punto mi sono voltata e  quell’uomo correva verso l’incrocio.”

“Era lì, seduto su quella panchina credo. L’ho visto io poco prima che si scolava la bottiglia. Mi ha guardato con degli occhi poveraccio!”

“Sì, sì, l’ho visto anch’io. Sarà non più di un quarto d’ora fa al bar. Mi ha anche salutato con un inchino.”

“Ma quale inchino, quello era solo un ubriacone! Guardate: ha ancora la bottiglia in mano!”

“Sì, ma….ha salvato mia figlia!”

“Sì” rispose l’agente “ ha salvato la bambina. Se non l’avesse spinta di lato al momento opportuno sarebbe stata sicuramente investita in pieno.”

“Sì ma così… è stato investito lui.  Si salverà agente, vero?”

“Non credo signora. Il medico dell’ambulanza dice che è spacciato. Lo portano in ospedale ma… ci sono poche speranze.”

Cavalli bianchi sotto un cielo sereno, in riva ad una mare blu cobalto.

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