Articolo

STIA FERMO PROFESSORE!!!

46 anni mal portati, capelli radi e bianchi, barba lunga di 4 giorni, bianca anch’essa, pelle sottile e giallognola, sopracciglia folte ancora grigie, naso affilato sotto le orbite ossute e incavate, occhi celesti, slavati, con la congiuntiva arrossata, leggermente sporgenti, inespressivi, bocca larga ma con labbra sottili, mascella forte e volitiva, rughe di attenzione sulla fronte spaziosa e zampe di gallina intorno agli occhi, mani grandi, possenti, con unghie a vetro d’orologio, pelose sul dorso, come pure il petto, villoso, con peli  bianchi che fuoriescono dal colletto del pigiama, che è a righine rosso bordeaux su sfondo grigio, stoffa di seta, a doppiopetto aperto davanti, le maniche larghe verso il basso, inguainano le braccia sottili, quasi prive di muscolatura, allungate verso il corpo, supino e immobile sul lettino radiologico, sotto il macchinario della risonanza magnetica, che implacabile scorre sul suo corpo leggermente tremante.

“Stia fermo professore! Stia fermo!”

Appaiate sotto il lettino le pantofole  blu scuro, di pelle scamosciata, con il bordo rosso come le righine del pigiama, rosso sangue, coagulato, come alla fine di un’emorragia, come quello che resta sulla ferita laparotomica dopo tre giorni dall’intervento, intervento non riuscito quella volta, per questo era chiaro quel sangue, troppo chiaro, sì, le sue mani pelose, protette dai guanti di lattice sterili, che frugano con movimenti essenziali, giusti, privi di emozione, tecnicamente corretti, ma è rosso il disinfettante sulla ferita, che si confonde col sangue, rosso chiaro, che si espande, scivola giù lungo le canaline del lettino operatorio, fino al pavimento verde, sugli zoccoli verdi del professore, macchiando di rosso i calzini grigi sotto gli zoccoli verdi.

“Stia fermo professore!”

Rossi sono anche i tubi posti in alto sul soffitto giallo ocra sporco della stanza della risonanza magnetica, rosso strano perché mettono in evidenza cercando di nascondere, rosso sulle guance del professore sotto la mascherina, rosso sudato, rosso agitato, impaurito, ma bianco e non rosso il viso della donna sul lettino alla fine, bianco esangue.

Come bianco è il camice del tecnico che ora armeggia dietro il divisorio di piombo, bianco il foglio di carta che esce dalla stampante con la diagnosi per il professore, bianco come la paura che lo attanaglia prima di leggere e ancora più bianco dopo aver letto. Anche il cielo fuori della finestra in quel momento è bianco, bianco lattiginoso per l’incipiente pioggia, bianco come l’anestetico nella siringa che gli penetra nella vena, bianco come il suo viso, il viso del professore alla fine, bianco, bianco, bianco finale.

“Professore, professore! Apra la bocca professore!….professoreee!!!”

blog comments powered by Disqus