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Racconto romano

di Danni Novaga

Instupidito, seguiva i movimenti di quelle labbra. Adesso ascoltava vagamente le parole. Gli erano bastate le prime. L’aveva invitato a pranzo. A casa sua. Da soli. Per il resto continuava dicendo che aveva bisogno di lui. Un ripasso, l’ultimo esame del semestre, eccetera eccetera.

Quella ragazza. Avevano parlato di tanto in tanto. Certo. Ma il più delle volte si limitava a guardarla. Da lontano. Girandosi in aula per colpirla con una fugace occhiata. Non era solo la bellezza. Aveva qualcosa che mancava alle altre. I modi. I gesti nobili ma non affettati. La voce. Cordiale, serena, le parole ovattate.

Accettò l’invito. Senza pensarci su troppo. Era per il giorno dopo. La sveglia all’alba. Il viaggio sballottato, schiacciato, pestato dai tantissimi pendolari del treno. Poi la metropolitana. I sotterranei sudici. Ancora, un tram. Una lunga corsa fino al capolinea. In un vagone minuscolo. Con i posti a sedere già tutti occupati. Poca gente che scende alle troppe fermate. Una massa viscosa che invece sale.  treno

Infine la casa. Immersa nel verde in un tranquillo quartiere di periferia. Enorme. Le stanze ordinate. Arredate finemente. Non faceva eccezione camera sua. Con le tante foto alle pareti.

– Tra un po’ è pronto il pranzo –

La sala. La tavola imbandita. Il non voler credere a quello che stava vedendo. Lei seduta, composta, il grande sorriso. I piatti stracolmi di carcasse. Animali morti, raccolti in strada. Formaggi spugnosi. Verdi. Grigi. Da bere un’acqua schiumosa. Carni marce. Nere. Per il resto posate, bicchieri, piatti, tovaglia, tovaglioli lindi. Di un bianco vergine.

Un conato di vomito. Ricacciato a fatica nelle viscere. La testa che gira. Lo stomaco in disordine.  La corsa attraverso un lungo corridoio. Porte chiuse.

– Il bagno è l’ultima a destra –

Ancora quella voce. Serena, sempre cordiale.

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