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PUNTI DI VISTA

Da dietro la cima di una montagna un cumulonembo nero come la pece avanzò con maestosa regalità.

“Fatti più in là!” ordinò senza complimenti alla nuvoletta bianca che gli galleggiava davanti.

Ma per tutta risposta quella non sembrò sentirlo e rimase dov’era.

“Ehi! Ti muovi? Spostati che devo passare!”

“Dici a me?” Rispose finalmente la nuvoletta con aria trasognata.

“E dai su, che ho fretta!”

“Che dovrai mai fare di così importante? Dove devi andare, si può sapere?”

“La vedi quella cima laggiù? – continuò il nuvolone – quella più alta di tutte?  Devo urgentemente arrivarci sopra.”

“Perché?” Chiese la piccola nube con tono innocente.

“Ma come perché? Per piovere, nevicare, bagnare, coprire il sole e… insomma: per fare il mio dovere, no?”

“E perché hai tanta fretta?”

“Eh, giusto una come te può chiedermi una cosa del genere – rispose il nuvolone arrabbiatissimo – solo le nuvolette inutili e nullafacenti come voi possono fare domande così stupide, abituate come siete a starvene lì senza far niente. Io devo arrivare laggiù in fretta perché dietro di me ci sono la mie colleghe, e anche loro dovranno arrivare dove sto andando io, capisci? Insomma: dobbiamo far piovere per bene, scatenare un bel temporale!”

“Oh povera me!” esclamò la nuvoletta.

“Già; e ora che sai tutto scansati, che sono già in ritardo!”

“Ma non potresti, anzi, non potreste tutte voi quante siete, aspettare stasera per far cominciare la vostra tempesta? Non potreste far calare il sole, prima di accalcarvi insieme, così che io possa rimanere un po’ di più qui, ad ombreggiare la valle sotto di me?”

“Ma vedi quanto sei stupida? – tuonò il cumulonembo, ingrossandosi e diventando ancora più scuro – dovrei fare tardi per permetterti di continuare ad oziare a tuo piacimento?”

“Ma che differenza fa se arrivi qualche ora dopo? Hai paura che le tue sorelle protestino? In fondo dovrete fondervi in un unico cielo di nuvole per scatenare fulmini e tuoni, no?”

“Insomma: fatti da parte o ti passo sopra!” Concluse l’altro minaccioso.

“Ehi, montagna? – chiamò la nuvoletta con voce squillante – dico a te laggiù. Che dici tu se il temporale arriverà solo a sera, diciamo fra due o tre ore? Per te va bene?”

“Ah, di sicuro io da qui non mi muovo!” Chiosò serafica la montagna.

“Ecco, vedi? – disse la nuvoletta al nuvolone – non c’è problema.”

“Ma davvero sei tanto tonta? – aggiunse l’altro spazientito – non ti rendi conto che, a differenza di quelle come voi, noi cumulonembi temporaleschi abbiamo un compito importante da svolgere?”

“Ah sì? E quale sarebbe, sentiamo un po’.”

“Ah, fai la sarcastica? Allora non sei scema come sembri, ma solo un’egoista e arrogante inutile nuvola bianca che…”

“Piantala con gli insulti e dimmi quale sarebbe sto’ compito tanto importante che avreste da svolgere, tu e le tue colleghe.”

“Dobbiamo far piovere, altrimenti i pascoli si seccano tutti e non ci sarà più erba da mangiare per gli animali che brucano laggiù. Dobbiamo far nevicare, nei tempi e nei modi più giusti, altrimenti i torrenti scarseggeranno d’acqua, e gli uomini non possono viverne senza. Dobbiamo coprire il sole e rinfrescare l’aria sotto di noi, altrimenti le piante non troveranno refrigerio alla calura estiva. È troppo importante che facciamo tutto questo, capisci? Ti rendi conto che neanche tu esisteresti se noi non facessimo regolarmente il nostro dovere? Se non scaricassimo ogni tanto delle gran quantità d’acqua sulla terra, non si formerebbe il vapor acqueo in quelle lontane dal mare e diminuirebbe la sua evaporazione, tanto che voi sfaccendate non vi ritrovereste più a galleggiare inutilmente nel cielo blu.”

“Ora senti tu! – riprese la nuvoletta con piglio deciso – di tutte le offese quella che respingo di più è quella di essere inutile. Voi nuvole da pioggia siete così piene di… boria, da non essere capaci di giudicare obiettivamente. Voi nere e minacciose, arroganti e presuntuose, prepotenti e grossolane non vi siete mai rese conto che senza di noi il mondo laggiù sarebbe bruttissimo e la vita sarebbe penosa da vivere.”

“Come, come? Questa è bella!” Esclamò sorpreso il nuvolone, avviluppandosi su se stesso.

“Già, proprio così! – riprese la nuvoletta – Se non esistessimo noi, piccole nubi bianche nel cielo azzurro, molti sogni degli esseri umani non esisterebbero più, ci hai mai pensato? No di certo, figuriamoci! Quante poesie sono state pensate e scritte su di noi, quante volte siamo state dipinte nei quadri, descritte nei romanzi, sognate nei sogni e ammirate con gioia? Chi darebbe agli umani la serenità di cui hanno bisogno, dopo che voi avete fatto il diavolo a quattro coi vostri temporali e le vostre tempeste? E il sollievo che riusciamo a dare quando il sole cuoce la terra d’estate? Senza provocare danno alcuno, al contrario di voi,  noi pacatamente lo copriamo, giusto un po’, quel che basta per dare refrigerio a piante, uomini e animali che stanno sotto di noi. Senza contare che la nostra sola presenza rende allegra la vita di tutti i giorni e, con le varie forme che assumiamo, stimoliamo la fantasia e  facciamo ridere i bambini.”

“Oh, davvero? È finita la lezione?” disse sarcastico il nuvolone.

“Sei proprio… quello che sei! – concluse la nuvoletta – un enorme ammasso di aria carica di elettricità e… stupida boria!”

“Adesso stai esagerando!” rimbombò il nuvolone.

“Io da qui non mi muovo e… NO! Non ti lascerò passare, ecco!”

E la nuvoletta si espanse più che pote’, piazzandosi davanti al cumulonembo.

“Ah sì? Voglio proprio vedere!” Ghignò tronfio quell’altro. E richiamò un vento impetuoso che lo sospingesse in avanti, inglobando completamente la nuvoletta bianca. Questa scomparve nell’ammasso scuro e sembrò non esistere più, cancellata dallo scuro nuvolone. Ad un tratto però accadde un fatto insolito. Il cumulonembo cominciò a disfarsi da un lato. Come se un vento opposto soffiasse in direzione contraria, la sua massa andò sfilacciandosi, e da quel punto sbucò fuori la nuvoletta bianca, che si piazzò di nuovo davanti al nuvolone.

“Ehi, che hai combinato?” chiese il nuvolone. Ma la sua voce risuonò diversa da prima.

“Non lo hai capito?”

“Veramente no, non credo almeno. Come hai fatto a… sfilacciarmi così?”

“Ti ho semplicemente schiarito il nero da un lato. Non hai sentito niente?”

“Ah ecco, beh… sì, in effetti ho sentito… ho sentito…”

“Un po’ di solletico?”

“Già – disse divertito il nuvolone – deve essere stato solletico, sì! Non l’avevo mai provato!”

“E ti è piaciuto, vero?”

“Sì, devo ammetterlo, mi ha fatto… schiarire le idee.”

“Bene!” Esclamò la nuvoletta facendosi ancora più bianca.

“Sì, ma…ora? Voglio dire: adesso come faccio? Non posso più preparare l’aria per il temporale e le mie compagne, quando arriveranno, si arrabbieranno con me e…”

“Lascia che arrivino – disse tranquilla la nuvoletta – ci parlerò io. Le convincerò che per oggi il temporale è rimandato. E da domani potreste cominciare ad aver un po’ più di rispetto per noi nuvolette bianche, magari chiedendoci consiglio su quando è più opportuno scatenare tempeste e piogge violente. Che ne dici?”

“Beh, non so; ma ci proverò, almeno  ci proverò. Posso parlare con loro e… cercare di convincerle.”

“Sono certa che ci riuscirai!” Concluse la nuvoletta.

E, detto questo, il nuvolone riassunse la sua forma primitiva, ma risultando, indubbiamente, molto più chiaro. Si voltò e fece per tornarsene da dove era venuto, ma poi, inaspettatamente, aggiunse:

“Sai, comincio a credere che ci sia bisogno anche di voi e che non siate tanto inutili come credevo.”

La nuvoletta gongolò ma non rispose.

“Ecco – continuò il nuvolone arrossendo un po’ sui bordi –  mi chiedevo… non è che mi faresti il solletico un’altra volta, così, tanto per spiegare bene alle mie sorelle quello che si prova?”

E vedendo che la nuvoletta non rispondeva finì col dire:

“E dai, una volta sola!”

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