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PEONIE PER TE (parte prima)

Era una splendida giornata di sole e il cielo d’Irlanda era quanto mai blu.

Il sole, ormai quasi al tramonto in quel pomeriggio di luglio, dipingeva trasversalmente di luce l’antico villaggio, mettendone in mostra i particolari nascosti.

La giornata era stata abbastanza stancante, tra camminate e visite guidate, scalinate e pic-nic collettivi sui prati. Cercavo perciò un po’ di pace e mi allontanai dal gruppo per inoltrarmi solitario nel boschetto adiacente al cimitero. Era di quei camposanti celtici molto antichi di come se ne trovano spesso in Irlanda. Le tombe di pietra sfidavano il tempo, esposte da secoli ad intemperie di ogni tipo, e si ergevano con fierezza a baluardo dell’unica cosa certa della vita di ognuno di noi: la morte! L’atmosfera suggestiva che emanava quel piccolo e antico cimitero, così sperduto nel verde rigoglioso, mi indusse a visitarlo ancora una volta da solo, dopo che la guida a una velocità eccessiva  ce  l‘aveva mostrato da lontano. Alcune scritte erano ormai illeggibili, altre riportavano i dati e gli epitaffi nell’antica lingua gaelica, a me incomprensibile, ma, tra quelle più chiare, ce n’erano alcune datate intorno all’anno mille. Rimasi rapito per qualche minuto a contemplare una di queste antichissime tombe, che presentava la croce celtica quasi divelta e la lastra di granito consumata e rialzata per metà. Cercavo di immaginare chi fosse stato sepolto nella nuda terra sotto i miei piedi, fantasticando su tempi lontani che sapevano di vita semplice e dura, contrapposizioni ideologiche e furore antico. Percepivo un’atmosfera quasi magica intorno a me, magica e intensa. Il vento poi contribuiva ad impregnare l’aria di mistero. Agitava le fronde degli alberi e dei cespugli come se da questi sarebbero dovuti uscire da un momento all’altro elfi e folletti, gnomi e  strane creature del bosco. Invece, un momento dopo, dal piccolo sentiero che veniva su dal paesino sottostante sopraggiunse solitario un uomo che non avrei mai più dimenticato.

Era claudicante. Appoggiava la gamba destra a un bastone da passeggio di antica fattura con l’impugnatura d’argento. Era senz’altro molto anziano. La cosa che mi colpì di più però non fu il suo modo di vestire, elegante ma demodé, con il cravattino e un monocolo, né la sua mole (sarà un metro e novanta per centoventi chili, pensai) ma il suo portamento. Era fiero e altero, sprezzante ma malinconico, con l’incedere deciso nell’avanzare, ma esitante nel raggiungere la meta. Tutto in lui denotava classe ed alto lignaggio, dignità e responsabile assunzione del dovere, coraggio interiore e dirittura morale. L’immaginai generale, al comando di una divisione, o giudice di alta corte, o magari a capo di una prestigiosa università. Era anziano, dicevo, e faticava parecchio nel percorrere il pur breve tratto in lieve salita, ma conservava l’atteggiamento distaccato di chi non cede mollemente al bisogno.

Rimasi talmente affascinato da quell’uomo che, al riparo di un grosso salice,  continuai ad osservarlo di nascosto.

Entrò così nel piccolo cimitero e si diresse senza indugio verso la tomba quasi divelta di prima. Arrivato che fu davanti ad essa tutto cambiò.

Dalla mia posizione  potevo vederlo bene anche in viso ormai. Emise un sospiro profondo, come per riaversi dalla salita, ma forse non solo per quello. Abbassò il capo e rimase così, ad occhi chiusi. Sembrava raccolto in preghiera. Poi appoggiò il bastone di lato alla tomba e si piegò, non senza fatica, per accarezzare la lapide con il nome ormai illeggibile. Il monocolo frattanto gli si era staccato dall’occhio destro e penzolava dal collo. Grosse lacrime gli rotolavano sul viso rugoso ed i suoi occhi cisposi erano estremamente sofferenti e disperati. D’un tratto il suo altezzoso atteggiamento mutò in fragile dolore, la sua fierezza, pur rimanendo integra, lasciò aperta la via alla tenerezza e all’amore. Sentii fin troppo bene ciò che il vecchio provava di fronte a quella tomba e quando, come per magia, tirò fuori un piccolo ma coloratissimo mazzo di peonie, io piansi con lui. Nel vederlo tanto fragile e debole, tanto in pena e solo, io provai un senso di abbandono che mi è difficile descrivere a parole. So però che rimasi lì, incapace di aiutarlo ma anche di andar via. Incurante del fatto che il mio gruppo sicuramente si era allontanato, e che avrei dovuto ritrovare da solo la strada del ritorno per il mio villaggio vacanza, rimasi lì, dietro al gigantesco salice, ad osservare le mosse di quell’uomo, le sue azioni nei minimi particolari, e a soffrire con lui.

Tremava tutto ora. Tremava perché vecchio, certo, ma soprattutto perché soffriva. E piangeva. Tremava e piangeva, dignitosamente soffriva. Poi, stremato e sconvolto, si accasciò seduto su di un tronco che formava una specie di sedile accanto alla croce celtica. Rimase così per non so quanto, a capo chino e con le lacrime ormai asciugate, con i tremori ora appena accennati, ingoffato nei suoi anni, fermo, solo in mezzo al vento che sibilava teso. Adesso soffre davvero, pensai, ora le lacrime gli scivolano dentro. Ad un tratto mi riscossi. Forse ha bisogno d’aiuto, mi chiesi, forse sta male, forse muore…

Si alzò di scatto, con una determinazione insospettabile. Riafferrò il bastone e rimase qualche secondo in piedi davanti alla tomba sulle gambe ancora un po’ tremanti.  Fui sorpreso da quel suo improvviso riaversi, ma lo fui ancora di più quando fece l’ultimo gesto, un gesto che mai avrei pensato potesse fare un tipo come lui. Portò le dita ossute della mano destra alle labbra sottili, le baciò e lentamente si piegò in avanti passandole leggere sul nome sbiadito della lapide. Ricordo perfettamente il suo sguardo in quel momento. Non ho mai più visto tanta rassegnazione, disillusione, malinconia, consapevolezza e dolore nello sguardo di qualcuno.  Infine, lentamente, zoppicando, riprese il cammino in senso inverso, senza più voltarsi.

Per vivere faccio il bibliotecario, ma, per arrotondare, aiuto a volte mio cugino in un negozio di fotocopie. Quindi sto sempre a contatto con la gente e me la cavo bene con l’inglese. Ho anche un certo istinto nel capire cosa c’è dietro le risposte che mi arrivano quando chiedo qualcosa. Così seguii il vecchio a distanza e, arrivato in paese, cercai qualcuno disposto a rispondere alle mie domande. Dopo aver chiesto ad almeno una quindicina di persone diverse, venni finalmente a sapere il segreto del mio uomo.

[…]

[Continua venerdì prossimo] n.d.r.

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