Articolo

PEONIE PER TE (parte seconda)

Continuazione dalla prima parte: http://pauranka.it/narrativa-2/racconti-brevi/peonie-per-te (n.d.r.)

[…]

Terzogenito di una famiglia inglese, nobile e ricca, nasce quando in Irlanda i tumulti sociali sono al culmine. Incline all’autoritarismo, da giovane si iscrive all’accademia militare, del resto influenzato dal padre in tal senso. Ma ha carattere indomito e non riesce sempre ad obbedire come dovrebbe. Viene considerato un po’ la pecora nera della famiglia, soprattutto quando conosce e s’innamora di Ileana, giovane e minuta, dolcissima, ma con un grosso difetto agli occhi della famiglia di lui: è di umilissime origini e, soprattutto, povera. Lui vuole sposarla e la famiglia al completo gli si schiera contro. Ma l’amore è sincero e vero, come del resto lo sono i due protagonisti. Il conte (lo chiameremo così) abbandona l’accademia, in cui peraltro stava già cominciando a far carriera, e scappa con Ileana. La sposerà in segreto pochi giorni dopo, in una chiesetta posta su una roccia a picco sul mare, sulla solitaria e bellissima “sky way”. Non avendo più a disposizione i beni di famiglia perché il padre, il duca, l’ha allontanato in odore di diseredo, il conte e la sua bella Ileana se ne vanno a vivere in una modesta casetta e in un altrettanto modesto paesino nei dintorni di Winslow. A questo punto le dicerie di paese crescono e s’infittisce il mistero. Alcuni sostengono che la famiglia, soprattutto la madre del conte, non sapendo che i due si sono già sposati, e non avendo più armi per ostacolare il loro rapporto d’amore, incarica una donna, da tutti temuta ed evitata perché ritenuta una strega, di preparare una fattura contro la giovane Ileana, quel tanto che basta per far si che suo figlio torni tra le sue braccia. Altri asseriscono invece che fu solo per cattiva sorte che il menage tra i due giovani non funzionò. Fatto sta che la giovane coppia non riuscì a concepire alcun figlio, con buona pace della famiglia di lui, e, dopo qualche tempo, essendo rimasti in miseria, il conte dovette tornare ai suoi incarichi militari, non senza vergogna e sottomettendosi come mai avrebbe voluto fare. Per quasi tre anni stette in mare al comando di vascelli e navigando in lungo e in largo. Non gli fu mai permesso di rientrare, per espresso comando di suo padre, e la sua dolce Ileana, che l’aspettava trepidante, rimase sola ad attenderlo per tutto quel tempo. Il farmacista anziano riferisce che un giorno d’inverno la donna si ammalò seriamente e che molti, oltre lui, sono convinti che fosse di crepacuore per il marito lontano. Ma girava anche la notizia, mai accertata, che la donna fosse rimasta incinta per un rapporto con un forestiero di passaggio e che portasse in grembo un figlio bastardo. Naturalmente questa fu la notizia che arrivò alle orecchie lontane del conte. Disperato e incredulo, non sapendo come fare per tornare, una mattina che la nave era in rada nel porto di Marsiglia, fuggì e fece perdere le sue tracce. Non gli fu facile però riuscire a tornare nella sua terra e solo dopo diverse settimane, chi dice tre, chi addirittura sei, il conte varcò finalmente la soglia della loro povera casetta. Ad Ileana era stata appena data l’estrema unzione quando lui entrò e non riuscì a far altro che abbracciarla per l’ultima volta.

A questo punto i racconti di paese concordano tutti.

Ileana fu sepolta nel piccolo cimitero di Glendalough, antico quanto l’orgoglio irlandese, dove riposano anime rese  inquiete dalla vita e dagli Inglesi, e dove le tombe sono tutte molto antiche. Volle questo, il conte, perché asserì che la sua donna aveva combattuto con onore la malevolenza degli altri e per questo era rimasta uccisa, da eroina. Evidentemente aveva deciso alla fine di non credere alla maldicenza che la voleva incinta di qualcun’altro. La sua tomba pertanto fu costruita con lo stesso granito irlandese con cui erano state costruite le altre tombe ma, logicamente, un granito nuovo di zecca. Il conte quello stesso giorno mandò a dire alla madre e alla sua famiglia che lui non sarebbe mai più ritornato a casa, perché non avrebbe mai potuto guardare negli occhi coloro che secondo lui avevano ucciso la sua Ileana e che sarebbe rimasto lì, a Glendalough, a vegliare sulla sua tomba e a portarle i fiori, soprattutto di mercoledì, giorno della sua morte. Avrebbe fatto questo fino alla fine dei suoi giorni, disse. L’anziano parroco del paese, l’uomo più vecchio del posto e dintorni, ma assolutamente attendibile, mi riferì alla fine l’evento più interessante di tutta la storia, e cioè che, nella notte dopo il funerale della giovane Ileana, un terribile temporale devastò tutta la regione. Molte case rimasero senza tetto per la furia del vento e perfino gli edifici più robusti subirono danni. Ma ciò che sconvolse il paese, e soprattutto il conte, fu che al cimitero la tomba nuova di Ileana sembrava essere invecchiata di colpo di mille anni, con il granito grigiastro e le scritte illeggibili. La foto poi era stata letteralmente cancellata via, come se non fosse mai stata messa e la lapide apparve divelta per metà, mentre la croce  cristiana si era inspiegabilmente tramutata in un’antica croce celtica. Sono tutti concordi nel ritenere che quel temporale fu il frutto della maledizione che la strega aveva concepito, una volta che aveva perso i soldi per la fattura, visto che i due giovani a suo tempo si erano già sposati. Lo sgomento e la disperazione s’impadronì del pover’uomo, che annichilito e senza più forze, si abbandonò alla depressione. Solo il parroco, con il suo aiuto costante e perseverante riuscì a farlo desistere da una morte d’inedia. Riuscì, mi disse, perfino a fare di lui un credente più convinto. Malgrado questo però il conte non fu mai più lo stesso. Il suo carattere combattivo e irrequieto, la sua forza fisica dai più conosciuta e da molti temuta, il suo temperamento deciso, si tramutarono in passivo atteggiamento e demotivata esistenza. Solo una cosa sembrava tenerlo ancora in vita: l’amore per la sua Ileana, che resisteva a dispetto della morte. Ogni giorno per almeno quarant’anni il conte si recò nel cimitero a portare il suo mazzo di peonie, i suoi fiori preferiti, alla moglie. Poi si ammalò. Rimase in fin di vita e incosciente a lungo. I medici riuscirono a guarirlo e lui tornò a Glendalough. Ma la sua vita riprese esattamente come prima. Non ebbe mai un’altra donna,  in paese si sarebbe risaputo. Era schivo ma non lesinava il suo aiuto agli altri, in caso di bisogno. Era solo, non perché non fosse rispettato e benvoluto, ma soprattutto perché nessuno avrebbe mai potuto prendere il posto di Ileana. Nessuno poteva perché lui non voleva. Ma gli anni passarono e le visite al cimitero diradarono. Ora vi si recava solo una volta a settimana, il mercoledì, invariabilmente, come quel giorno in cui l’avevo incontrato.

Tornato al mio gruppo e al mio villaggio, trascorsi l’ultima settimana di vacanza in buona compagnia, ma non riuscii a togliermi dalla testa la storia del conte. Così, il giorno prima di partire, mi recai di nuovo al cimitero, perché avevo voglia di rivederlo e magari, perché no, di salutarlo e di stringergli la mano. Sarebbe venuto sicuramente, pensai, perché era mercoledì. Ma mi sbagliavo.

Il conte non venne. Aspettai per due ore, immaginando che avesse avuto un contrattempo, ma alla fine capii che non sarebbe venuto. Con il cuore pesante mi diressi in paese per chiedere a qualcuno cosa fosse successo. Ma non ce ne fu bisogno. C’era agitazione in piazza e mi dissero subito, senza preamboli, che il conte, nottetempo, era morto.

Capisco che deve sembrare eccessivo ma la notizia mi lasciò addolorato come non mai. Non volendo andarmene così, chiesi di essere accompagnato a casa sua. Salii le strette scale da solo, e da solo mi ritrovai nella camera dove la salma aspettava di essere chiusa nella bara.

La stanza della povera casetta era piccola, spoglia, e il corpo enorme del conte quasi la occupava per intero. Era disteso sul letto, e, accanto a questo, notai il mazzo di peonie che evidentemente avrebbe voluto portare l’indomani sulla tomba della moglie se la morte non glielo avesse impedito. Mi avvicinai e vidi che tra le mani , giunte a preghiera, stringeva una foto ingiallita. C’era un volto di giovane donna sorridente ritratto in essa e non ebbi difficoltà a capire chi fosse.

Piangendo disperato, vinto da qualcosa di sconvolgente che ancora oggi stento a capire, ridiscesi le scale e me ne andai via di corsa, inseguito dallo sguardo sorpreso di molti paesani.

blog comments powered by Disqus