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MARE AETERNUM

calm-sea-reflections-azure-blueIl mare era una tavola blu, calmo e placido come un gigante addormentato. La leggera brezza accarezzava i corpi stesi al sole, facendo svolazzare tende, spingendo vele tese all’orizzonte, alzando aquiloni, e alleviando la pur dolce calura. La spiaggia era poco affollata, visto che mancava poco alla riapertura delle scuole, e i ragazzi, come al solito, non ne volevano sapere di uscire dall’acqua, per godere fino in fondo degli ultimi bagni della stagione. All’improvviso però i gabbiani che sorvolavano il mare piatto in cerca di cibo si alzarono tutti contemporaneamente in volo e fuggirono via con il loro verso stridente, mentre la superficie dell’acqua cominciò a ribollire come un’enorme pentola sul fuoco. I bagnanti, rimasti all’inizio immobili nell’acqua ad ammirare gli uccelli, spaventati da tutto quel gorgogliare scapparono preoccupati e urlanti verso l’interno. Dopo qualche minuto lo strano fenomeno cessò e il mare tornò calmo, come se niente fosse accaduto.

Poi, da quella distesa azzurra, lentamente cominciarono a uscire.
Sotto un sole di settembre ancora caldo e sincero, vennero fuori affiorando come se rinascessero a nuova vita. Prima il cranio ossuto con le orbite vuote, poi le clavicole e gli omeri rinsecchiti, quindi il bacino e i lunghi femori. Centinaia, migliaia, avanzavano silenziosi e sinistri in quella splendida giornata di fine estate. Lo spettacolo di tutti quegli scheletri che uscivano dall’acqua era talmente assoluto e terrificante che i bagnanti si ritrovarono ad ammucchiarsi in fondo all’arenile, stretti l’un l’altro in un abbraccio collettivo, come se avessero trovato finalmente un senso di fratellanza umana. Ma gli scheletri continuarono ad avanzare. Era un vero e proprio esercito, implacabile. Uscivano dall’acqua liscia e immobile, approdavano a riva e risalivano il bagnasciuga. Sembravano consapevoli dell’esistenza degli altri, e di far parte di un disegno. Una volta sulla spiaggia, si disponevano subito in formazione, anche se ognuno era affiorato dal mare per conto proprio.

Se qualcuno dei bagnanti avesse avuto modo di riflettere, avrebbe forse potuto intuire il significato di quella macabra avanzata. Coloro che, nel corso degli anni, dei secoli, dei millenni, erano scomparsi nelle acque del pianeta Terra, misteriosamente si andavano ricomponendo in ossa senza carne e senz’anima, per adempiere un preciso compito. Ma ovviamente nessuno degli astanti era in grado di pensare, solo di tremare. Si raccolsero perciò tutti insieme sulla spiaggia, immobili e silenziosi come una divisione di fanteria. L’orrore fu tale che nessuno degli umani riuscì a parlare o a gridare, neanche i bambini. Rimasero tutti fermi come statue, rapiti dal terrore e da qualcosa di troppo terribile perfino per tentare di scappare. Poi, in un silenzio surreale, uno degli scheletri si staccò dal gruppo e avanzò, barcollando leggermente e caracollando sulla sabbia morbida. Si fermò di fronte a una coppia di anziani che si tenevano abbracciati. La carcassa, dopo aver fissato senza occhi il vecchio, lo prese per mano con le sue dita ossute e, quasi gentilmente, lo indusse a seguirlo, inclinando il teschio in un gesto di cortesia. La donna allora, vedendo avanzare il proprio compagno, lo seguì docilmente come in trance. Senza opporre resistenza, finirono per entrare in acqua seguendo lo scheletro che li guidava. Pian piano, in pochi secondi, il mare li ricoprì e scomparvero alla vista.

Ci fu un lieve rumoreggiare nella piccola folla. Immediatamente un altro scheletro si staccò dalla strana formazione militare e si diresse verso un altro gruppo di persone. Si trattava di una famigliola; un uomo e una donna con un bambino di pochi mesi in braccio. Quando lo scheletro, che sovrastava l’uomo malgrado fosse molto alto, fece il gesto di prendere per mano la donna, subito il compagno si frappose tra i due per proteggerla, facendo scudo col suo corpo. Ma lo scheletro non si mosse. Rimase immobile con la mano destra rinsecchita protesa nel gesto originario e sembrò aspettare. Dopo qualche secondo l’uomo scoppiò in lacrime, mentre la donna gli si stringeva alle spalle. Lo scheletro allora si girò e si diresse verso il mare, seguito a piccoli passi dalla famigliola. Entrarono in acqua tenendosi per mano e scomparvero silenziosamente nei flutti. Fu quindi la volta di altri scheletri che cominciarono ad avanzare verso gli umani marciando in formazione. I primi costretti a seguirli furono alcuni ragazzi, uno neanche badò a mollare il pallone di cuoio che aveva in braccio. Poi fu la volta di una comitiva di donne, poi di un’intera classe scolastica. Tutti entrarono in acqua in silenzio, senza opporre resistenza, per non tornare mai più. Dal paese vicino arrivarono altre persone, completamente vestite, attirate da chissà quale richiamo ma, appena giunte sulla spiaggia, si misero ordinatamente in fila per quattro, aspettando il proprio turno. Tutto si svolse con una calma e un ordine tale che in pochi minuti la spiaggia rimase deserta, come tutte le altre spiagge del paese, del continente, del pianeta.

L’apocalisse era iniziata: in modo imprevedibile la razza umana trovava il proprio epilogo. Dal mare aveva avuto origine l’uomo e nel mare egli aveva trovato la propria fine.
Ma da quella stessa acqua, prima o poi, la vita sarebbe tornata.
Più invincibile che mai!

 

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