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LE TRE PORTE

Camminava lentamente sul bagnasciuga. Il mare si era calmato, non più sospinto dal maestrale e il sole scivolava pian piano dietro l’orizzonte.

Qualcosa attirò la sua attenzione. Un sasso? Sì, no… una conchiglia. “ Com’è strana!” pensò mentre la prendeva in mano. Sentì qualcosa dentro e alzando gli occhi vide…

porta che si apreLo scoglio posto a cento metri da lui si trasformò in una porta, una porta di colore nero.

Rimase fermo a guardarla, sorpreso e si chiese come fosse possibile. D’impulso però, dopo qualche secondo, avanzò verso di essa. Per un attimo rimase incerto se bussare, poi, dandosi dello stupido, girò la maniglia ed aprì, sentendo però una stretta di paura allo stomaco.

La prima cosa che lo colpì fu l’odore. Sembrava di fiori, in realtà non era proprio gradevole, anzi. La seconda fu il buio; si aspettava la luce invece era tutto buio o, tutt’al più in penombra. Provò l’istinto di tornare indietro e richiudere la porta ma qualcosa lo spinse con decisione a varcare la soglia.

Non c’era niente, o per lo meno così gli sembrò, niente di visibile o di tangibile. C’erano solo il buio e quell’odore dolciastro, nauseabondo, inquietante.

Era fermo, ma sembrava muoversi. In realtà si accorse che era il resto che si muoveva intorno a lui; non si vedeva ma si muoveva.

Decise che doveva avanzare e lo fece. Sentì sotto i piedi qualcosa di molle che lo fece rabbrividire, ma non vedeva cosa fosse e pensò che tutto sommato era meglio così.

Un soffio d’aria gelida gli arrivò sulla nuca e senza rendersene conto aumentò l’andatura.

Fu quando inciampò in qualcosa di duro che vide la seconda porta.

Era illuminata ai bordi e non si vedeva altro che quello, ma era una porta e lui l’avrebbe sicuramente aperta sperando che…

La maniglia cedette di colpo e si trovò dentro. Luce finalmente! Luce ed aria!

Già, ma c’era nebbia: una leggera coltre bianca che avviluppava oggetti non riconoscibili. C’erano però colori intensi sotto di essa, fucsia, arancio, giallo, azzurro. Infatti verso  l’azzurro si diresse, così, per istinto. Non capiva ma si sentiva decisamente meglio di prima. Percepì ancora una volta un odore, ma stavolta lo riconobbe: era quello della legna che brucia in un caminetto, in una notte d’inverno, quando fuori c’è la neve e il cielo è stellato. Di colpo gli venne da piangere senza sapere perché e anzi, si lasciò andare in un pianto liberatorio. Aveva appena finito quando uno scoiattolino, sbucato da chissà dove,  gli si fermò davanti guardandolo con aria stupita. Poi corse via di qualche metro, si fermò, si voltò e aspettò.

Capì che doveva andare e seguì il piccolo ospite che si fermò davanti alla terza porta. Era trasparente, ma non si vedeva cosa ci fosse dietro di essa.

Rimase interdetto, ma, ancora una volta, seguì l’istinto ed aprì.

Fu  l’ultima cosa che fece e di cui si sarebbe ricordato più tardi.

Si ritrovò in riva al mare, accovacciato e con la conchiglia in mano.

In quel momento il sole si nascose dietro l’orizzonte e la notte cominciò ad allungarsi sul mare.

 

 

 

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