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IL VIAGGIO

“Viaggi della speranza”, tempera di Luigi Bevilacqua, 2008

“Viaggi della speranza”, tempera di Luigi Bevilacqua, 2008

Somaja aveva “il dono.”

Sua nonna l’aveva avuto, raccontava la mamma, e quando sognava qualcosa di bello spesso si avverava. Ma lì, in quella putrida stiva, tra l’olezzo di escrementi, di vomito e l’odore della disperazione, che era anche peggio, lì Somaja non riusciva a sognare.

Erano in tanti la notte che erano partiti.
Erano tutti spaventati, ma, nello stesso tempo pieni di speranze. Al di là del mare c’era la libertà. Niente spari, niente fame e niente torture. Niente più paura. La gente buona, come la chiamava la mamma, li avrebbe aiutati. E il dolore di lasciare la terra in cui erano nati, di lasciare papà, i nonni, i pochi amici rimasti, si stemperava nella speranza di un mondo diverso, più giusto e più buono. Però nella pancia della nave tutto sembrava diverso. Dopo tanti giorni e tante notti passate praticamente al buio, mangiando solo pane secco e ammuffito, dormendo a stento fra sporcizia, liquami e topi, più volte aveva avuto paura di non farcela. Paura di morire a undici anni!

Ad un tratto scoppiò un litigio fra due uomini.
Come spesso accadeva, per futili motivi ci si avventava l’uno contro l’altro, per calmare la disperazione, allontanare fantasmi che facevano paura e sentirsi ancora vivi. Dal buio della stiva una donna cominciò a sussurrare un dolcissimo motivo che Somaja aveva già sentito al villaggio. Dapprima le urla del litigio coprirono ogni cosa, poi però, quando altri cominciarono a cantare quel motivo, gli uomini smisero di litigare. Pian piano il sussurro aumentò e, dopo un po’, tutti si misero a cantare sottovoce. Gli occhi erano lucidi e lo sguardo basso, ma ogni tanto qualcuno riusciva anche a sorridere. Un coro sommesso, ma unanime, si levò dalla stiva della nave. Le noti dolci e melodiose erano accompagnate dal rullio del maree le stelle che si intravedevano attraverso la grata del soffitto sembrarono più belle.
Somaja abbandonò il capo sul petto scarno della madre, e, mentre una lacrima furtiva le scendeva sulla guancia, si addormentò esausta. Così, dopo tanto tempo, finalmente sognò!

Vide casa sua, la sua gente, il mare verdissimo, le montagne lontane coperte di neve e tutto era bellissimo. C’erano bambini ben vestiti e sorridenti che giocavano in un giardino di fiori variopinti e sua madre, suo padre e i suoi fratelli che ballavano con gli altri. Festeggiavano, perché gli uomini cattivi non c’erano più. Erano stati portati via tutti, dicevano, da una enorme nuvola nera, che li aveva ghermiti uno a uno, trasportandoli lontano, in un mondo da dove non sarebbero mai più tornati. Ed erano sparite anche le armi, i palazzi governativi, le divise dei poliziotti e tutto ciò che simboleggiava la guerra. C’era da mangiare in abbondanza e il paese era bello, come pure le strade, che erano pulite, e le case, e tutti erano felici. Un sole meraviglioso splendeva nel cielo azzurro, dove alcune nuvolette bianchissime venivano lentamente trascinate via dal vento, come piccole isole galleggianti nel blu.
Finalmente sentì che la vita era meravigliosa, finalmente capiva che il mondo poteva anche essere bello, come le aveva sempre detto la mamma.

“Somaja! Svegliati Somaja!”
La mamma la chiamava dolcemente.
“Siamo arrivati, guarda!”
E, così dicendo, le indicò ciò che si vedeva attraverso la grata di ferro.
C’era una bandiera. Era di tre colori e si agitava piano nel vento. La nave aveva rallentato di molto la sua andatura, era quasi ferma, e la bandiera pian piano, sventolando, scomparve alla vista. Nella stiva si era fatto un gran silenzio. Tutti si erano fatti seri e guardavano in alto. Molti pregavano.
In lontananza si cominciarono ad udire dei fischietti, delle voci concitate che urlavano qualcosa di incomprensibile. La nave si fermò. Alcune sirene si avvicinarono. Si capiva che arrivavano da più direzioni ed erano tante.
“Senti?” Disse ancora la mamma “sono loro, la gente buona! Vengono ad aiutarci! Finalmente!”

Fonte immagine: http://www.vitatrentina.it/rivista/2009/anno_84_-_n_06/pag_19_cultura/la_mostra

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