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IL VENTO, IL VINO, LA NEVE

Di Danni Novaga

«Ma tu che stai, perché rimani?

Un altro inverno tornerà domani

Cadrà altra neve a consolare i campi

Cadrà altra neve sui camposanti»

 

Non sta provando piacere. Si pugnala. La mano sinistra stringe il lavandino. Il polso destro si agita epilettico. Non c’è orgasmo. Solo il dolore della pelle che brucia. Finito, si guarda nel piccolo specchio. I capelli unti. La barba lunga. Il viso scavato. Le costole che increspano la pelle tesa.

Si accascia sul materasso. Una nuvola di polvere si solleva e si disperde nella piccola stanza. Le foglie, i rami, gli alberi secchi ma fitti fanno filtrare una luce opaca. Ormai non sente neanche più i crampi della fame. “Da quanti giorni non mangio?” pensa. Non sa darsi una risposta. La mente è appannata, il corpo sfibrato. Si gira a fatica su un fianco. Un movimento banale che ugualmente provoca un violento giramento di testa.

Guarda le bottiglie di vino accanto la porta di metallo. Sigillate. I tappi di sughero nei colli ingrigiti dall’aria viziata nella stanza. Comincia a tremare. È entrato un alito d’aria gelida. La coperta è buttata ai piedi del letto. La vede. Cerca di raccoglierla ma ogni movimento è un ago che squarcia la pelle e penetra nelle tempie. Rinuncia.

– Oggi è il giorno –

Si spaventa nel sentire la propria voce. È solo un sussurro. Subito ingoiato dal raschiare dei rami decrepiti contro i vetri sporchi. Perde le forze. Si addormenta ma è un sonno senza riposo. Manca il cibo, manca da troppo tempo qualcosa da bere.

Il vento fuori non è più un sibilo. Ruggisce gelido. Comincia a scivolare la neve. Apre gli occhi. Quanto tempo è passato? Un pugno di secondi? Minuti? Giorni? La coperta ancora in terra resta lontana.

È buio. La neve si accumula sugli stretti davanzali. Prova ad alzarsi. Le mani aperte sul materasso nudo. I muscoli delle braccia e delle gambe tesi. Lo sforzo fa esplodere la testa, ma è in piedi. Trema. Il vento e addosso solo un vecchio jeans. Si trascina verso le bottiglie di vino rosso. Ne prende quattro.

Ora i piedi nudi affogano nella neve. Si siede, la schiena appoggiata alla parete del caravan. Inizia a bere. Pensa a questi giorni di digiuno. Pensa al suo fisico logorato. Sente l’alcool che brucia il corpo senza vita. Sta per svenire. Resiste, continua a bere. Un colpo di tosse, uno schizzo di vomito nero e fetido.

Il freddo lo ha quasi pietrificato. Ha smesso di bere, di sputare liquidi scuri. Aspetta calmo di addormentarsi. Qualcuno ha scritto che dietro ciascun soldato c’è una donna.

“Da quanto tempo non la vedo?”

 

 

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