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Il giorno in cui mio padre morì presi il tram numero cinque

di Danni Novaga

"Uomo alla finestra", Lelia Andreoli.

“Uomo alla finestra”, Lelia Andreoli.

Il giorno in cui mio padre morì presi il tram numero cinque e andai a vedere un film porno. Era la prima volta che entravo in un cinema a luci rosse, e del resto era anche la prima volta che mio padre moriva. Un cinema di questo tipo è proprio come lo immaginavo. Con l’unica differenza  che il tram numero cinque attraversa un quartiere gonfio di immigrati: gli spettatori, vecchi clienti da angoli esotici del globo.

Mi misi comodo in  una delle ultime file. Inizio lento, tante chiacchiere, poca azione. Ma non resistetti. Mi tirai una sega alla prima scena di nudo. Avevo un intero pacchetto di fazzoletti in tasca. Lo consumai tutto. Mi pulii con cura nonostante il buio. Poi feci una palla aiutandomi con la plastica dell’involucro e la lanciai lontano nella sala. Non presi nessuno.

Penso che il sesso sia una punizione di Dio. Un modo che il creatore ha inventato per farci espiare qualche oscuro male. Per questo nonostante tutto gli uomini e le donne continuano a intrecciare le loro costole. Per questo è dolore. Spero di non incontrare una donna. Né stasera né domani né per molto tempo. Le farei troppo male.

Guardai il resto del film sbadigliando. Non riuscii più a eccitarmi. Ma lo guardai tutto. Fuori era buio ormai. Nessuna voglia di tornare a casa. Vedere la famiglia attorno a un cadavere ben vestito, rasato e pettinato.

Passeggiai. Potevano essere passate venti ore come cinque minuti. Non era importante, non avevo impegni, sovrano del mio regno, libero dal tempo e senza una meta. Mi appoggiai a un muro. Schiena contro mattoni. Giubbotto chiuso fino al mento. Una luce accesa al primo piano del basso palazzo di fronte. Un uomo mi osservava. Le tendine bianche appena discostate erano dello stesso colore dei suoi capelli. La pelle grigia. Ci guardammo per alcuni secondi o minuti. “Non hai nulla di  meglio da fare? Nessuno da telefonare? Nessuna da abbracciare?”. L’ho solo pensato o l’ho urlato?

Non ero più solo. Mi sentivo bene.

 

Fonte immagine: http://www.giogallery.it/artisti/andreoli-lelia

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