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Il GECO

gecoIl puzzo del filtro bruciato e un sottile filo di fumo gli fecero capire che aveva spento male la cicca. Si piegò in avanti per guardare nel posacenere ma non ci fu bisogno di schiacciare meglio il mozzicone: una grossa goccia di sudore gli rotolò giù dalla fronte e andò a spegnere la piccola brace con un “fffzzzz”. Imprecò e si passò istintivamente una mano sulla fronte. Poi si girò per prendere il fazzoletto, peraltro già intriso di sudore e lo sguardo gli si posò sul barometro appeso fuori sulla cornice della finestra. 29°C e l’85% di umidità! Il calendario segnava il 12 gennaio ed erano solo le sette di mattina! “Merda!” bofonchiò. Fu allora che si accorse del grosso geco che lo fissava famelico dal davanzale. Era solo ma di lì a poco sarebbero arrivati i suoi fratelli. I suoi denti gli ricordarono, in piccolo, quelli del tirannosauro. Alla tv intanto il servizio parlava dell’ennesimo assalto dei lucertoloni in città. Ancora una volta lo speaker sottolineava che le autorità stavano facendo tutto il possibile per arginare i danni di quella mutazione indotta dal mutamento climatico degli ultimi decenni, ma…

Sul davanzale, accanto al geco in agguato faceva bella mostra la sua piantina di margherite. Malgrado quel caldo infernale stava crescendo bene. Dopo un attimo di esitazione aprì deciso la finestra. Il geco mosse impercettibilmente la punta della coda. Prese l’annaffiatoio e versò lentamente, con cura, acqua nel vaso. Stavano già spuntando le nuove piantine. Posò l’annaffiatoio. Il servizio alla tv era terminato. Li sentì al di sopra del suo capo. Decise che era ora di farla finita e aspettò l’inevitabile.

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