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FUOCHI D’ESTATE

C’era un gran movimento sulla spiaggia quella sera. Le luci degli stabilimenti illuminavano il tratto di arenile  adiacente a questi, ma il resto era al buio. Le persone si aggiravano eccitate per l’evento, come anime in pena. Chi sedeva sulle sdraio umide, chi si stendeva direttamente sulla sabbia fredda, che dava una sensazione strana, chi si appoggiava con la schiena al muro delle cabine e chi, più audace, si sedeva sugli scogli, con l’intenzione più tardi, al momento opportuno, di fare addirittura il bagno. C’era attesa insomma. Poco più in là, lungo la passeggiata che portava al molo, le bancarelle degli ambulanti esponevano di tutto, dagli articoli taroccati agli occhiali da sole di finta marca, dai croccanti ai pop-corn, dai palloncini colorati alle magliette delle squadre di calcio. Tutto intorno le persone sciamavano frastornate, indecise se restare tra la folla della fiera o dirigersi alla spiaggia.

Nel porto i pescherecci facevano una specie di girotondo portando “ a spasso” nel mare il Santo patrono del paese, com’era consuetudine annuale ormai da tempo immemorabile e, così facendo, quasi tutti suonavano le sirene a distesa, invitando tutte le altre imbarcazioni ormeggiate al molo piccolo, a fare altrettanto. Il rumore era assordante, insopportabile, quando, ogni tanto, si associava alle altre il suono della sirena del traghetto ormeggiato nella rada più grande. Il tutto faceva riflettere su quanto l’uomo sia piccolo, racchiuso com’era nei suoi bisogni materiali, ai quali l’icona di un santo doveva dar risposta e quanto fossero tutti  presi da una sentimento di religiosità altrimenti priva di senso. Era comunque uno spettacolo notevole. La processione andava perdendosi in fondo al corso principale. Ormai le donne col vestito nero, foulard nero e calze nere, senza scarpe e con dei grossi ceri da penitenza in braccio  che si scioglievano accesi colando sulle loro mani, stavano per entrare in chiesa. Il Santo sarebbe stato  riportato indietro e sistemato sull’altare principale in un tripudio di fiori e corone. Per quella sera sarebbe rimasto lì, in bella mostra. Solo il giorno dopo avrebbe ripreso il suo posto abituale nella cappella piccola, a fianco di un suo “collega” meno importante. In fondo era la sua festa quel giorno, gli spettava di diritto.

Alla fine, bene o male, sarebbe giunto per tutti il momento di spostarsi sulla spiaggia a vedere i fuochi! Le luci delle strade sarebbero state abbassate un poco per aumentare la suggestione dell’ambiente e tutti, ma proprio tutti, dopo un po’, si sarebbero trovati col naso all’insù, a rimarcare con un “…Ohhh!” il fuoco più bello. Beh, quasi tutti. Qualcuno avrebbe dovuto rinunciare allo spettacolo, ma volentieri però, sarebbe stato troppo impegnato a svuotare gli abitacoli delle macchine nei parcheggi, o le case incustodite o le borse fuori controllo. Gran momento quello per il “lavoro”.

Insomma ecco: che la festa inizi!

Al primo botto di apertura, Valeria si strinse eccitata e spaventata al suo Stefano, il quale approfittò subito per baciarla sulle labbra. Al primo fuoco vero e proprio una vera cascata di gente si riversò correndo dal fondo degli stabilimenti verso la riva, mentre quelli sugli scogli fecero il contrario per vedere meglio. Molti bambini piangevano spaventati, come molti cani e gatti che si rintanavano sotto i pattini, o sotto le cabine. Ma tutti li guardavano sorridenti, incapaci di tranquillizzarli. Era normale, erano i fuochi d’artificio! Intanto il cielo si colorava di rosa e l’odore della polvere da sparo si mescolava alla salsedine della notte. Più o meno a metà dello spettacolo cominciarono i fuochi veri: grandi e coloratissimi, che ricadevano a pioggia sugli spettatori, avvitandosi a spirali o aprendosi a ombrello, o a forma di cuore addirittura. Il rumore ancora una volta era assordante e la folla ora era ammutolita, rapita da quelle luci intense che spingevano ognuno di loro a riflessioni intime indicibili. C’era chi pensava al suo amore perduto, chi alla morte della persona cara, chi alla nascita del figlioletto che avrebbe cambiato la vita per sempre, chi alla partenza ormai prossima, chi alle incognite che l’aspettavano nel prossimo futuro e in ognuno c’era la speranza che tutto si risolvesse bene, come se quelli non fossero dei fuochi d’artificio ma fuochi stregoni, magici, in grado di propiziare il futuro e portar bene, come poco prima avevano creduto e sperato levando gli sguardi al viso del Santo.

Stefano strinse a sé Valeria e Valeria rispose al suo bacio. Avrebbero fatto l’amore lì, dietro le cabine, senza che nessuno se ne accorgesse perché erano tutti presi dallo spettacolo. Sì, e sarebbe stato trasgressivo e….bellissimo!

Così pensarono e se lo dissero con gli occhi, senza dire una parola.

Ma non ebbero il tempo di fare altro.

Una enorme fiammata associata ad un boato si espanse sulla spiaggia e in un attimo tutto si spense. Le barche al largo smisero di sparare i fuochi e un silenzio terrificante aleggiò sul mare. Per pochi secondi l’unico rumore fu quello delle piccole onde che si slabbravano lente e inoffensive sul bagnasciuga.

Poi cominciò il caos. Le urla di dolore, di paura, di chi chiamava, di chi chiedeva aiuto, di chi impazziva e di chi…moriva!

Il mondo si era fermato, il tempo si era fermato, la vita era finita.

La bomba era scoppiata proprio in mezzo alla folla radunata sulla spiaggia e la sua luce per un attimo si era mescolata a quella dei fuochi d’artificio. Poi aveva spazzato via tutto. Tutti gli aneliti umani erano stati cancellati, così, in un momento, nel pieno della manifestazione di vita collettiva, come a voler distruggere proprio la speranza e la gioia di vivere. Dalla piazza del paese, dove c’era la chiesa del Santo, si cominciò a propagare pian piano un coro di preghiere che arrivò alla spiaggia portato dal vento della notte,  mescolato al grido delle ambulanze.

Qualche minuto dopo un elicottero della polizia sorvolò il territorio dall’alto, nel cielo bruno della notte. C’era un enorme cratere al posto della spiaggia e i corpi sembravano tante formiche aggrappate alle sue pareti. Alcune di esse, non molte ormai, si muovevano ancora.

La festa era finita!

Fonte immagine. http://www.senigallianotizie.it/1313575331/gioved-18-i-fuochi-dartificio-a-senigallia

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