Articolo

DAL POZZO

pozzo-300x225Scintillante e luminosa come una cometa,

uscì dal pozzo, da quel fondo oscuro,

con le sembianze di una fata alata,

rubandomi soltanto ciò che avevo d’impuro…

Ero sorpreso ma non spaventato. La vidi librarsi sull’arco del pozzo leggera e fresca come la primavera e sentii che, con amore, mi invitava silenziosamente a trasmetterle il mio pensiero. Io chiusi gli occhi come lei voleva, chiusi gli occhi ma non il cuore e affidandomi completamente a lei, mi lasciai andare.

All’improvviso sentii che qualcosa mi veniva strappato, portato via da una forza sconosciuta e potente. Mi ritrovai migliore e più leggero, dal momento che quello a cui stavo pensando era il mio lato oscuro, la parte di me che più odiavo.

La figura si agitò in modo convulso e io sentii compassione e gratitudine per lei. Dal pozzo arrivò un rumore inquietante, un gorgoglio, qualcosa che intuii essere la giusta conseguenza di quella situazione. La bellissima fata si contorse nel rosso scuro della mia passione, nel nero della mia diffidenza, nel giallo carico della mia atavica gelosia,  nel verde muschio del mio essere maschio, nell’antrace della mia possessività.

Poi brillò di luce e con un anelito di sofferenza, finalmente, sprofondò nel buio profondo, lasciandomi assaporare per la prima volta il gusto della serenità.

Scintillante e luminosa come una cometa

uscì dal pozzo, da quel buio scuro,

con le sembianze di una fata alata,

mostrandomi un tratto del mio futuro.

 Non parlò, ma, con un sorriso che sapeva di magico, mi fece un cenno d’invito.

Mi avvicinai quanto bastava per entrare in contatto con lei. Un soffio leggero e gradevole mi rimescolò i pensieri e, poco dopo, mentalmente accarezzai il  progetto a cui avevo dedicato tante aspettative, la ragion di vita per cui mi ero tanto adoperato. Mi resi conto di averlo nel momento stesso in cui mi salì alla mente e, di fronte alla figura scintillante, capii di aver da sempre inseguito quello scopo. Qualcuno afferma che tutti noi siamo nati con un obiettivo preciso, qualcosa che Dio per alcuni e il destino per altri, ci hanno affidato. Spesso rimaniamo inconsapevoli di questo traguardo da raggiungere, non riusciamo a comprenderne l’importanza vitale, non capiamo che in questo compito è insita l’essenza stessa della nostra vita. Io lo capii in quel momento e la figura si animò.

Eterea si divincolò per qualche secondo sopra l’arco del pozzo, poi mi ghermì con ali invisibili e mi trasportò all’interno. Non il buio ma la luce mi attendeva.  Non la paura ma la gioia mi avvolse. Il mio progetto era lì, davanti a me, mentre nel frattempo io ne prendevo parte. Era quello dunque che la fata mi prometteva, quello mi aspettava: nel futuro, dopo tanto penare, avrei raggiunto il mio obiettivo.

Dopo avermi sorriso un’ultima volta, la figura mi baciò con un tiepido soffio, poi volò via, lasciandomi sereno e appagato come mai lo ero stato prima.

 Scintillante come una cometa

uscì dal pozzo, da quel buio scuro,

con le sembianze di una fata alata,

affrancandomi da ciò che per me era insicuro.

Raggomitolata su sé stessa vidi che piangeva. Soffriva molto e anch’io. Soffrivo per lei. Si abbandonò sul muro del pozzo come sciogliendosi trasparente sui quei mattoni segnati dal tempo e aspettò che io facessi il primo passo. Sentendo montarmi dentro un misto di amore e compassione gli tesi la mia mano e lei la prese. Lentamente mi trasportò in una dimensione senza tempo dove gli oggetti non avevano forme precise, dove solo il pensiero riempiva gli spazi.

Piangeva ancora però e quando si accorse delle mie lacrime mi abbracciò a suo modo, avviluppandomi in un ectoplasma morbido, caldo e rassicurante. Capivo che l’attesa non sarebbe stata lunga. Di lì a poco infatti mi trovai proiettato in una sensazione fortissima, dove non c’era spazio che per me. Lei aveva dovuto rimanere distante, mi aveva dovuto lasciare da solo ad affrontare il dolore. Vidi, percepii, vissi la mia illusione di sempre, quel mio cercare di essere parte di una amore che non avevo mai avuto, lo stesso amore che avevo tanto cercato di dare e non ero riuscito, qualcosa che per me avrebbe potuto significare la vita, la ragion d’essere, il senso delle cose, il perché sorge il sole e poi tramonta, il perché nasce un bambino che poi muore, il perché della pioggia e del volo di un gabbiano,  il perché degli uomini e delle donne che in vita mia avevo incontrato, ma che erano tristemente rimasti distanti, irraggiungibili. Era illusione poter avere questo, appunto, solo illusione. Avrei dovuto piangere per secoli prima di capire che solo disilludendomi avrei potuto ricominciare a sperare di vivere… in un modo diverso.

blog comments powered by Disqus