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CIAO ARI!

Erano appena le otto e lo stabilimento “Mare Blu” era già al tutto esaurito.

Cristina scendeva la passerella di legno spingendo il passeggino con dentro Filippo, di un anno e mezzo. Teneva per mano Sara, di sei anni, e con l’altra Susanna di tre.  La più piccola frignava alla sua sinistra ciabattando e reclamando il gelatino. Un borsone gigantesco pencolava dal braccio di Cristina e nella rete del passeggino spuntava un filone di pane appena comprato insieme al resto della spesa.

«Tieni!» – disse a Susanna – «per il gelato è troppo presto, vedi di accontentarti di questa» –  e le mollò un pezzo di pizza bianca tirata fuori dalla busta di plastica.

«Mamma posso fare il bagno?» – chiese Sara.

«Non siamo ancora arrivati e già rompi?» – Rispose Cristina risentita, ma poi si rese conto di essere stata troppo brusca e aggiunse: «è presto amore, devi aspettare un po’. E poi tua sorella sta mangiando la pizza. Lo sai che se mando te a fare il bagno poi vuole venire anche lei. Anzi prendine un po’ anche tu».

«Non mi va» – Rispose la bambina mettendo il broncio.

Filippo nel frattempo si  agitava nel passeggino perché voleva scendere e minacciava di mettersi a piangere di lì a poco.

«Bel ferragosto, non c’è che dire!» – disse con rabbia Cristina tra i denti – «e tutto per quel maledetto cambio turno, accidenti a lui!». Alludeva a suo marito Mauro, medico ospedaliero che era dovuto correre al lavoro perché il solito  collega non era tornato dalle ferie dandosi malato. «E accidenti anche a quel figlio di…». Si accorse di aver pronunciato le ultime parole ad altissima voce e si fermò appena in tempo, non solo per i bambini, ma anche per la tizia che era stesa due ombrelloni più in là del suo, tranquillamente stesa da sola a prendere il sole e che aveva alzato la testa per guardarla.

«Buongiorno!»  – le disse sorridendo rilassata.

«Sì, come no?» – pensò inviperita Cristina, ma, trattenendosi, rispose con un poco convinto «buongiorno a lei!» – e tirò avanti con fatica fino al suo ombrellone. Suo marito non sarebbe tornato che l’indomani e lei non poteva non portare i figli al mare, anche perché come li avrebbe tenuti in casa?

«Eccoci qui!» – disse sistemando il passeggino all’ombra e tirando fuori meccanicamente dalla borsa del mare asciugamani, braccioli da gonfiare, cappelletti, e giochi vari. Trascorse i successivi quindici minuti a spalmare i suoi figli di crema solare, cantando con un sorriso tirato “nella vecchia fattoria” a Filippo, che per questo si era calmato e si succhiava il pollice.

«Bene» – pensò –  «almeno se lui si addormenta avrò un po’ di pace ».

sdraio-e-ombrelloneSistemò il resto della roba nello spazio dell’ombrellone vicino che, in quei dieci giorni che aveva trascorso lì, era rimasto sempre vuoto. C’era una targhetta che penzolava dalle stecche dell’ombrellone con su scritto un nome: Pandolfi. Chi lo aveva affittato però non si era mai fatto vivo. Finalmente, mezzora dopo, si abbandonò sul lettino stanchissima e chiuse gli occhi. Erano solo le nove e già si sentiva distrutta.

Stava appunto pensando alla fatica del ritorno a casa, anche considerando il caldo che faceva, che sentì una voce dietro di lei.

«Mi scusi signora…».

La voce era calda e profonda, ma soprattutto educata e gentile e Cristina si voltò di tre quarti a guardare a chi appartenesse, schermando il sole con una mano.

«Mi scusi se la disturbo ma…forse queste cose sono sue?».

Era un uomo, non seppe dire di che età, forse di sessanta, sessantadue anni, forse di più, a giudicare dai capelli completamente bianchi anche se folti, o forse di meno, molti di meno, osservando la pelle liscia del volto e la muscolatura ancora vigorosa e tonica del corpo. Certamente era alto, gradevole nell’aspetto e nei modi, certamente era un bell’uomo.

«Posso aiutarla?» – riprese lui, perché Cristina si era come incantata a guardarlo.

«Oddio, sì, mi scusi tanto sa?» – rispose finalmente lei alzandosi in fretta dal lettino e cominciando a spostare giochi, costumini, ciambelle e scarpette.

«Non pensavo che proprio oggi…insomma…negli ultimi giorni non era mai venuto nessuno e così ho pensato…ecco, ne ho approfittato…».

«Ha fatto benissimo, non si preoccupi, non c’è problema».

Con gesti lenti e misurati l’uomo sistemò le sue poche cose, si adagiò sulla sdraio quasi di fronte a Cristina, ma all’ombra, e riprese col dire: «Mi chiamo Ari, è il diminutivo di Aristotele», affermò  sorridendo lievemente.

Quando si tolse gli occhiali da sole Cristina rimase affascinata da due occhi castani che mandavano lampi verde mare, molto particolari e molto belli.

«È un nome importante!» – riprese lei.

«Sì, già e anche difficile da portare». Poi guardò la donna in viso senza dire niente e  Cristina capì che stava apprezzando quel che vedeva.

«È molto tempo che viene qui?» – Chiese lui con voce pacata.

«Veramente è il primo anno. Sa, è difficile spostarsi lontano coi bambini e allora…»

«Sono bellissimi i suoi bambini!»

Cristina avrebbe voluto chiedergli se ne aveva anche lui o se aveva nipotini, ma qualcosa nel tono della sua voce la convinse che era meglio non farlo.

“Ma… è tutta sola qui?» –  tornò a chiedere lui dopo un po’.

“No, cioè sì, in questo momento sì. Mio marito è dovuto scappare via per lavoro. È medico e lavora in ospedale e c’è stata un’emergenza per i turni e… ma non voglio annoiarla»

«Non è che abbia molto da fare al momento, se non godermi la tranquillità del giorno di ferragosto!»

Lo disse ironicamente poiché al contrario c’era già una gran confusione e alcuni ragazzi avevano cominciato a preparare i soliti gavettoni come da tradizione.

«Già, è assurdo che certa gente si possa divertire così, vero?»

«Sono d’accordo, ma, in fondo, sono anche da ammirare perché almeno loro ci provano e, a volte, ci riescono»

«A fare cosa?»

«A vivere, a vivere mia cara…Come posso chiamarla?»

«Cristina!  Mi scusi non mi sono presentata, mi chiamo Cristina»

«Bel nome! Avevo una compagna di scuola che si chiamava così, ma non era bella come lei, era molto intelligente e simpatica però»

Cristina non poté fare a meno di notare che il tono con cui Ari le aveva fatto quel complimento era assolutamente normale, non come il solito maschio che si rivolge a una bella donna; in fondo forse poteva essere suo padre e poi si capiva che non era in cerca di avventure d’ombrellone.

«E  lei è molto che viene qui?»

«Oh, sì. Da quando sono nato. Ma ti prego diamoci del tu e chiamiamoci per nome, vuoi?»

«Mamma, mamma!» – disse tutta eccitata Sara arrivando sporca di sabbia fino al mento – «possiamo fare il bagno?». Contemporaneamente Filippo si svegliò e immediato arrivò il lamento del risveglio. Cristina capì che le tregua era finita.

«Hai visto quanto è mosso il mare?» – rispose a Sara mentre prendeva in braccio Filippo.

«E dai mamma, ora ho digerito, no?»

«Sì, certo, ma ci sono onde alte e tu non sai nuotare un granché bene, non hai paura?»
«No, anzi! Mi diverto tanto con i cavalloni. E poi devo fare la pipì».

Susanna arrivò a dare man forte alla sorella e subito dopo attaccarono insieme la lagna in coro: «E dai mamma!»

«E va bene, va bene!» – rispose spazientita Cristina – «ma non entrate in acqua se non ci sono io a guardarvi e quando vi chiamo uscite subito e non vi allontanate troppo altrimenti…»

«Perché non vai anche tu?»

Cristina si voltò a guardare Ari sorpresa: «Non posso, devo tenere Filippo, come faccio a…»

«Te lo tengo io se vuoi, qui, nel passeggino»

Cristina guardò intensamente l’uomo e rimase perplessa.

«Dai mammaaaa!»

«Piantatela tutt’e due, altrimenti niente bagno, capito?» –  minacciò alzando la voce. Tornò a guardare Ari che aspettava la sua risposta con un sorriso dolcissimo in volto.

«Credo che se anche non ci conosciamo che da pochi minuti tu possa fidarti di me» – le disse lui –  «inoltre dal mare mi puoi controllare».

Aveva ragione e poi veramente Cristina sentì di potersi fidare di quell’uomo.

«Ma non vorrei metterti in difficoltà, a volte fa i capricci…»

«Staremo benissimo Filippo ed io, vero?» – E accarezzò con estrema tenerezza il capo al bambino, il quale a sua volta gli sorrise contento.

«Ok allora. Ti lascio l’acqua perché fra poco ne chiederà e per qualunque cosa fammi  un cenno col braccio ed io arriverò al galoppo, d’accordo?»

«Vai tranquilla e fai un buon bagno con le tue figlie, Filippo ed io abbiamo un sacco di cose da raccontarci».

Ancora una volta Cristina non poté fare a meno di notare la dolcezza che emanava da quell’uomo ma anche una tristezza profonda che nascondeva in quel suo sguardo pieno di tenerezza.

Così, dopo aver deposto il bambino di nuovo nel passeggino e dopo aver sorriso all’uomo si diresse al mare con le figlie. Naturalmente il bagno non durò moltissimo e Cristina teneva costantemente sotto controllo l’ombrellone, ma da lontano quei due sembravano proprio intendersi bene, sembravano nonno e nipote. Ari parlava con Filippo, come se gli stesse raccontando qualcosa, non una semplice favola, ma un aneddoto di vita vissuta, come se il bambino, di un anno e mezzo appena, fosse stato in grado di capire. E Filippo lo ascoltava attento, quasi rapito, e ogni tanto rideva e batteva le mani.  Incredibile!

Quando tornarono all’ombrellone Ari e Filippo stavano ridendo insieme e si tenevano le mani. L’uomo alzò gli occhi verso di lei che stava cominciando ad asciugarsi i capelli con l’asciugamano, ma subito dopo abbassò  lo sguardo, in evidente imbarazzo.

«Sì, devo piacergli» – pensò Cristina – ma allo stesso tempo notò ancora una volta la discrezione e la correttezza dell’uomo. Per trarlo d’impaccio lei disse: «Ci sai fare coi bambini, è?»

Per tutta risposta Ari sorrise debolmente ed abbassò lo sguardo. «Sì, credo di sì». Rispose quasi sottovoce dopo qualche secondo. Cristina percepì un forte disagio interiore nell’uomo e ne rimase molto colpita. Avrebbe voluto sapere di più sul suo conto,  magari tentare di aiutarlo, ma temeva di essere invadente e poi in qualche modo era certa che lui non avrebbe mai risposto alle sue domande.

«Mamma ho fame!» – disse lagnosa Susanna e Cristina si rese conto che era arrivato il momento di saziare le belve, come spesso diceva lei.

«Possiamo mangiare in spiaggia mamma?» – aggiunse Sara tutta eccitata all’idea.

Dopo aver guardato l’orologio e valutata la situazione Cristina decise di andare a mangiare qualcosa al self-service dello stabilimento, così avrebbe trovato anche qualcosa di pronto per sé, inoltre faceva troppo caldo per tornare a casa.

«Va bene!» – concluse dopo un po’.

«Evviva!» – dissero le sue figlie in coro – «…iiiva!» Approvò Filippo sorridente.

«Ti lasciamo solo per qualche minuto, ti ritroviamo più tardi?»

«Forse» – rispose laconico Ari.

E dopo aver raccolto  tutto quanto e dopo aver sistemato con maestria le mille cose dei figli, Cristina si  rivolse ancora una volta all’uomo.

«A più tardi allora!»

L’uomo non rispose al saluto, ma dopo qualche secondo disse: «I tuoi figli sono adorabili e tu sei una gran bella persona, Cristina. Di’ a tuo marito che è veramente un uomo fortunato, ma credo proprio che lo sappia già».

«Beh…ti ringrazio!» – rispose un po’ a disagio Cristina.

«Anche tu sei fortunata e forse non valuti bene quel che hai dentro e intorno a te. Ti prego riflettici, considerate entrambi che il presente in cui state vivendo è semplicemente bellissimo, come la vostra vita!»

«Certo…Naturale. Certo!» – Ripetè Cristina seriamente preoccupata dall’ultima affermazione dell’uomo.

Ari aveva pronunciato le ultime parole con molta partecipazione. Ma poi aveva sorriso e i suoi occhi si erano illuminati salutando Sara, Susanna e Filippo, che era tutto contento di avergli tirato i baffi.

«Su, andiamo; e lasciamo un po’ in pace il signor Ari».

«Ciao signor Ari,” fecero eco le bambine,  «Ciaooaaii!». Aggiunse Filippo.

Un sorriso pieno di dolcezza illuminò il viso dell’uomo e sicuramente gli occhi si velarono di lacrime perché infilò svelto gli occhiali da sole mentre salutava con la mano senza rispondere a voce.

Una volta sulla passerella, prima di avviarsi al self-service, Cristina si girò in tempo per vedere Ari entrare in acqua. Lo vide avanzare lentamente tra le onde e quindi fermarsi come a riflettere. Poi, inaspettatamente, lo vide tuffarsi tra i cavalloni spumeggianti e prendere a nuotare con vigore e stile perfetto.

«Però!» – esclamò sorpresa tra i denti – «chi l’avrebbe mai immaginato che nuotasse così bene!»

«Mamma ho sete!»

«Sì, sì andiamo».

Quando ritornarono in spiaggia Cristina si accorse di un capannello di gente che sostava in riva al mare. Ebbe un presentimento e una morsa allo stomaco. Corse mollando perfino i bambini e dicendo a Sara:  «Restate qui, torno subito!»

Ari era steso a terra, prono, pallidissimo, con le braccia allargate e gli occhi semiaperti. Il bagnino era agitatissimo e ripeteva sconsolato: «Non sono riuscito ad arrivare in tempo. Non c’è più niente da fare».

«Avrà mangiato qualcosa!» – diceva qualcuno.

«Magari anche bevuto un po’!» – aggiungeva qualcun altro.

«Forse si è solo sentito male in acqua, o sarà stato preso da un crampo. Però che incoscienza alla sua età con un mare così…magari neanche sapeva nuotare bene».

Arrivò l’ambulanza e lo portarono via coperto da una specie di lenzuolo.

«Mauro? Ciao sono io, Cristina»

«Oh, amore. Come mai mi chiami? Lo avrei fatto io più tardi come ti avevo promesso. Ora non ho molto tempo e…», Cristina singhiozzò.

«Ma che c’è? Che succede?»

«Niente, niente non ti preoccupare. Non è successo niente, stiamo tutti bene»

«E allora perché stai piangendo? Dimmi la verità!»

«No è che stamattina è affogato un uomo, il nostro vicino di ombrellone. Si chiamava Ari ed era proprio un brav’uomo…» – e tirò su col naso – «Domani ti racconterò meglio»

«Capisco» – rispose il marito comprensivo – «Mi hai chiamato perché ti sei spaventata un po’, vero?»

«No.  Ti ho chiamato per dirti… Che ti amo!»

«Certo cucciola, anch’io!» – rispose Mauro un po’ perplesso – «hai fatto bene a chiamarmi, ma ora calmati altrimenti i bambini si impauriscono. So che sei una cucciola  forte ed io sono molto fortunato a…»

«No, sono io che sono fortunata!» – lo interruppe Cristina.

«Beh allora lo siamo tutt’e due, va bene?» – rispose con dolcezza Mauro – «Sono quasi le undici; i bambini sono a letto?»

«Sì. Domani arrivi tardi?»

Dopo qualche secondo di silenzio il marito rispose: «No, vedrò di chiedere al collega di arrivare un po’ prima e ti vengo a svegliare presto, che ne dici? Magari con i cornetti caldi e facciamo colazione insieme, ok?»

«Voglio solo che tu venga presto. Ho bisogno di abbracciarti. Te l’ho detto…ti amo!»

«Ora va’ a dormire e quando ti sveglierai mi troverai accanto a te, va bene? Anch’io ti amo piccola e domani mi racconterai tutto. Buonanotte amore!».

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