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Cave monstrum

imageAlfredo entrò nello scompartimento. Per arrivare al suo posto vicino al finestrino scavalcò le gambe allungate di un tizio che leggeva il giornale e i piedi di una ragazza, che con le cuffie sentiva musica a volume troppo alto. Di fronte a lui sedeva un vecchio sacerdote, magro, tutto occhiali e capelli bianchi.

Alzò il borsone per metterlo sul portapacchi e, così facendo, lasciò cadere il libro sui piedi del sacerdote.

Il vecchio si chinò,  lo prese e glielo porse.

“Grazie” disse Alfredo “e mi scusi.”

“Di niente” rispose il vecchio con voce esile e tremolante.

Sedette al suo posto, con il libro che gli era rimasto tra le mani e guardò fuori dal finestrino.

“È un bel libro?” Gli chiese il prete all’improvviso.

“Come? Ah sì, è di Paul Lendall, un famoso scrittore di fantascienza.”

In quel momento entrò il controllore per i biglietti.

Alfredo posò il libro sul tavolinetto per prendere il suo.

“Posso?” Chiese il sacerdote.

“Ma certo!” Rispose lui.

Sulla copertina una ragazza fuggiva via terrorizzata in una strada piena di cadaveri.

“Questa figura è piuttosto inquietante!” Disse il sacerdote restituendogli il libro.

“Sì è vero. Beh, la storia parla di alcuni alieni che, in fuga dal loro pianeta quasi distrutto, invadono la terra per prendere il posto degli  umani.”

“Ah! E in che modo?”

“Assumendo le loro sembianze. Un po’ come nel famoso romanzo di Jack Finney, l’invasione degli ultracorpi. Lo conosce?”

“No, no mi dispiace, ma non amo la fantascienza.”

“Ah beh, capisco.” Rispose Alfredo. “ Il suo di libro è interessante?” Alludendo a quello che aveva accanto a sé sul sedile.

”È senz’altro un bellissimo libro ragazzo mio. l vangelo”

“Ma certo! Da qui non l’avevo riconosciuto.”

“Lo ha letto?”

“No, a dire il vero no. Avrei sempre voluto ma…”

“Naturalmente! Ma mi racconti ancora cosa fanno questi alieni.”

“Sono terribilmente cattivi padre. Si insinuano nella mente delle persone e le obbligano a fare quello che vogliono, anche ad uccidere o a suicidarsi.”

“Accidenti!”

“Già. E quando hanno fame, se non hanno di meglio, le aggrediscono e le sbranano.”

“Ma non potrebbero semplicemente chiedere ospitalità agli umani?”

Alfredo sorrise. “Ma no, no. Hanno bisogno di annientarli”

“Ma ci sarebbe posto per tutti qui, non c’è bisogno di tanta ferocia”

Il treno intanto, lentamente e sferragliando, stava per fermarsi alla stazione.

“Beh padre, forse non è proprio così. Se pensiamo agli immigrati che vengono qui da noi e che in tanti vorrebbero cacciar via? E non sono feroci come questi alieni.”

“Già, dice bene. E’ veramente poco cristiano ma è così.”

Intanto il ragazzo si accorse che era rimasto solo nello scompartimento. Sia la ragazza con l’Ipodche l’uomo col giornale dovevano essere scesi alla stazione.

Erano soli ora. Il prete e lui.

Alfredo cominciò a sentire la testa pesante.

“E come va a finire, se posso chiedere?”

“Cosa? Ah, beh, non lo so padre. Devo ancora leggere la fine.”

“Pensa che gli alieni ce la faranno?”

“Non lo so. Certo sono abili, molto forti e, come ha detto lei, sono feroci.”

Alfredo sentiva le palpebre chiudersi e un invincibile torpore impadronirsi di lui.

“Già, sono veramente cattivi!”

“Sì padre, lo sono. Ma gli esseri umani non sono certo da meno quando hanno fame.”

“Parole sante! E come sono fatti questi alieni?”

“Sono più grossi di noi, hanno occhi grandi e tondi, scuri e profondi. La pelle è rugosa come quella delle iguane a cui assomigliano. Il viso è allungato con le orecchie che si ritirano all’indietro. E poi i denti! Quelli sì che sono terribili. Come quelli dello squalo sono disposti in tre file, ma sono lunghi almeno cinque centimetri e aguzzi come quelli dei piranha.”

“Addirittura!” Esclamò una voce divenuta profonda e gutturale. “Dei veri mostri allora!”

Alfredo spalancò gli occhi e vide che la pelle delle mani del prete si andava facendo rugosa e verdastra.

“Ma sei sicuro di non aver letto la fine?”

“No, no, non l’ho letta” Rispose lui ritirandosi sul sedile.

Ora la testa del vecchio si ingrandiva, gli occhi si allargavano e anche la bocca. Le orecchie si affilavano e le unghie delle mani si andavano trasformando in artigli.

“E’ un vero peccato sai?”

La voce  era molto bassa ora, troppo bassa, da far vibrare i vetri.

Alfredo sentì l’urina cominciare a colargli tra le gambe.

“Vuoi sapere come va a finire?”

“Che cosa? No…No io…” Farfugliò Alfredo, ormai incapace di muoversi.

“Ora te lo faccio vedere!”

Ma l’ultima cosa che vide furono i denti. Li aveva descritti proprio bene!

 

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