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Bagno di notte

Bagno-di-notteGli piaceva da matti guardare il cielo di notte. Era diventato quasi un rito cercare e trovare la stella polare, che era l’ultima della coda dell’orsa minore, cercare Venere, difficilmente distinguibile dopo il tramonto e la costellazione del cigno che spesso si confondeva, specialmente se c’era uno spicchio di luna.

Non aveva mai posseduto un vero telescopio, tranne quello che gli aveva regalato suo padre quando aveva dieci anni. Non era potente, era più un giocattolo, ma aveva provato lo stesso a scrutare le stelle. Certo ora era diverso: a quattordici anni avrebbe voluto averne uno vero, professionale, ma costava un po’ troppo per chiederlo a sua madre. Forse se suo padre fosse stato ancora vivo… Ma no, sarebbe costato troppo lo stesso. Dopotutto era contento di guardare il cielo con i suoi occhi e gli piaceva tanto smarrirsi in quel mare di velluto nero. La cosa lo intrigava ancora di più se era estate e se si trovava al mare. Ricordò quando l’anno prima aveva ottenuto il permesso di fare il bagno di notte con i suoi amici (a dire la verità non era proprio notte ma solo sera, comunque era buio). Non c’era la luna e, dopo aver vinto la paura iniziale, si era lasciato andare a fare il “morto a galla” guardando le stelle. Dio! Era stato bellissimo! Ma dopo un po’ aveva dovuto lasciar perdere perché si era sentito come attrarre lassù, come se una di quelle stelle lo avesse chiamato e una invisibile mano lo avesse afferrato con l’intento di alzarlo su, verso l’infinito. Gli era mancato il respiro e aveva avuto paura.

Fu proprio in quella occasione che si era messo a parlare con Gianna. Avevano quasi la stessa età e l’aveva conosciuta in spiaggia. Era la sorella del suo amico Danilo. Fino a quando era rimasta insieme agli altri non l’aveva notata. Usciti dall’acqua però, cominciarono a parlare e scoprirono di aver provato la stessa emozione. Seduti in disparte, mentre Danilo, Stefano e gli altri facevano casino, si scambiarono le sensazioni provate, poi continuarono a parlare per quasi due ore, scoprendo di avere qualcosa che li univa. Quant’era bella mentre sorrideva e quanto gli piaceva quel suo modo di arricciare il naso quando lo sfotteva! Era stato allora che si era innamorato per la prima volta, ma  non aveva avuto il coraggio di farlo capire anche a lei. Per tante notti l’aveva sognata e una volta ci aveva perfino fatto l’amore, in sogno, anche se non era ancora certo di come si facesse e di cosa si provasse.

A tutto questo pensava Sandro mentre il treno lo portava al mare, a casa di sua zia. Pensava che avrebbe rivisto Gianna e che, stavolta, le avrebbe detto che l’amava, questa volta le avrebbe dato un bacio sulle labbra. Finalmente avrebbe trovato il coraggio di farlo, e lei… avrebbe sorriso!

Chissà se provava la stessa cosa per lui. Chissà se anche lei, durante l’inverno, l’aveva pensato ogni tanto. Ricordò di quando gli aveva preso la testa fra le mani e teneramente gli aveva detto:  “sai che sei dolcissimo?” E poi stringendogli il naso tra pollice ed indice aveva aggiunto: “nasottone dolcissimo!”

Mentre scendeva le scale dello stabilimento gli batteva il cuore, forte, tanto da aver paura di sentirsi male. Come si sarebbe comportata rivedendolo? Le avrebbe fatto piacere? Magari tanto piacere? Lui le avrebbe dato un bacino sulle guance (per ora) e le avrebbe chiesto come stava, come era andata la scuola, come si trovava con i nuovi compagni di liceo, di quanto sarebbe rimasta quell’estate, se avrebbero potuto fare di nuovo il bagno di notte, insieme, a guardare ancora le stelle, magari dall’altra parte, dove c’è meno luce e c’è meno gente, da soli e gli avrebbe anche chiesto come…

Si bloccò in fondo alle scale.

Restò inchiodato lì, con le ciabatte in mano e con i piedi che bruciavano nella sabbia bollente senza sentire dolore. Cioè: il dolore lo sentiva e forte, ma non ai piedi. Tutto si fermò per lui, anche il suo cuore sembrò fermarsi. Gianna era vicino al piccolo bar dello stabilimento, abbracciata ad un ragazzo più grande che la stringeva sorridendo e le dava un bacio sulla guancia. Erano allegri. Lei gettò la testa indietro e rise di gusto a una sua battuta, poi si abbracciarono di nuovo. Sandro non aveva mai provato tutto questo, non aveva mai, proprio mai desiderato tanto come in quel momento di morire. Rimase immobile con i piedi in fiamme e chissà che vesciche gli  sarebbero venute se sua zia non fosse arrivata alle sue spalle e gli avesse detto: “ Sandro! Che succede? Ti sei incantato? Dai che fa caldo qui!”

Senza riuscire a dire una sola parola cominciò a ritornare sui suoi passi e a salire le scale.

“Dove vai ora?” Gli chiese la zia sorpresa.

“A casa.” Rispose lui con voce atona.

“Come a casa? Se siamo appena arrivati. Volevi tanto scendere che mi hai messo in croce da quando ti sei svegliato!”

“Devo andare in bagno!” E senza aspettare ancora ricominciò a salire le scale.

La zia stava per aggiungere che poteva andare alla toilette dello stabilimento ma non lo fece e rimase interdetta a guardarlo salire. Era appena giunto in cima alle scale che si sentì chiamare: “Ehi, ciao Sandro!” Gianna arrivava di corsa agitando il braccio in segno di saluto. Era tutta sorridente e contenta. “Ma dove vai?” Gli chiese ancora vedendo la zia che stava ancora sotto la scalinata ad aspettare. “Te ne vai via?” era dispiaciuta ora. Sandro non capiva, ma scese lentamente di nuovo le scale fino ad arrivarle davanti.

La guardò serio. Lei, per tutta risposta, sorridente gli fece un buffetto sulla guancia, e gli prese il naso con le dita: “Il mio nasottone, come stai?” Sandro non fece un gesto e rimase lì inchiodato. Dopo qualche secondo si avvicinò il ragazzo che stava con Gianna. “Ti presento Alfredo, mio fratello. È arrivato stamattina e starà un po’ con noi.

“Ciao!” Lo salutò quello.

Si sentì un idiota. E avvertì che il calore stava tornando dentro di sé, che il mondo era di nuovo pieno di colori e che era felice di essere vivo. Sentì anche un forte dolore alle piante dei piedi, ma lì per lì non realizzò poi tanto.

“Allora? Ma che cavolo ti piglia, oh? Stai male?” Gli disse lei seria e preoccupata.

“No!” Rispose finalmente lui “No, sto benissimo!” E l’abbracciò dandole un bacino sulle labbra che lasciò Gianna un po’ interdetta ma felice.

“Ah!” Disse piano senza accorgersene la zia che aveva assistito alla scena “e diceva che doveva andare in bagno!” Scosse il capo e se ne andò sotto l’ombrellone.

Gianna intuì cosa doveva aver provato Sandro e, prendendolo per mano, lo tirò forte facendolo correre fino al mare. “Ti devo dire un sacco di cose!” Gli disse una volta che furono con i piedi nell’acqua, “ma non qui, non davanti a tutti!”

“Anch’io!” Riuscì a dire lui ancora incredulo.

Poi Gianna lo guardò con infinita dolcezza e scosse la testa sorridente. “Questa sera facciamo il bagno?” Gli sussurrò all’orecchio.

Da mesi si era preparato tutte le parole da dire, ma in quel momento aveva il vuoto mentale. Riusciva solo a guardarla e le fece una carezza. Dopo un tempo che gli sembrò lunghissimo riuscì a dire semplicemente: “Sì!”

 

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