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You better watch out: “AAA cercasi Babbo Natale disperatamente” is coming to town!

sito_babbo natale6871Ventuno differenti autori per ventuno graziosissime storie natalizie. Ventuno differenti penne per ventuno singolari e originalissimi stili, che caratterizzano e impreziosiscono ogni racconto, stagliandolo – ma al contempo armonizzandolo – nel corpus complessivo del volume. Ventuno mondi narrativi per un unico progetto, quello a cui l’editore Fabio Croce ha voluto dare il brillante e veritiero titolo di AAA cercasi Babbo Natale disperatamente, presentato per la prima volta lo scorso 14 dicembre presso il romano Centro Culturale Elsa Morante.

Dei narratori che hanno accettato la sfida lanciata (tramite un vero e proprio bando) dall’editore, circa la metà proviene da un’importante palestra letteraria: la scuola di scrittura creativa “Tocco degli angeli”, alle dipendenze di Lucia Gilli, ella stessa autrice della sceneggiatura L’enigma delle anime gemelle. L’altra metà, per converso, ha preso parte alle più disparate esperienze umane, esistenziali e culturali. Un’unica passione, nondimeno, accumuna tutti: quella per la scrittura e per il narrare. Passione che, a ben, vedere, è propria dell’uomo sin dalla notte dei tempi. Perché raccontare, per gli uomini, è lasciare una tangibile traccia del proprio passaggio sulla terra; perché raccontare è conquistarsi l’eternità.

È mai possibile che, in questi racconti, l’infaticabile ometto canuto che i più chiamano Babbo Natale, invece di discendere goffamente giù dal camino per seminare regali, si prenda il lusso di trasportare nel tempo chi ne faccia richiesta, per ricondurlo alla vista dei cari defunti? E si è mai visto un Santa Claus che, deposta la sua baldanzosa veste, fa ingresso nella casa di festanti bambini sfoggiando solamente un bel paio di mutande? E chi mai prima d’ora era venuto a conoscenza di una intensissima liaison amorosa tra l’attempato nonnino e la non avvenente collega Befana? Se bramate di scoprire tutte le innumerevoli scorribande e declinazioni del Babbo più amato al mondo, non vi resta che leggere al più presto il proteiforme AAA cercasi Babbo Natale disperatamente.

«Può darsi che la maggior parte degli autori ha preferito scomporre il mito di Babbo Natale per domandarsi che cosa ci sia dietro» annota acutamente Ludovico Fulci, il curatore del volume collettaneo. Tentando di scostare il velo di Maya che panneggia il volto serafico di Babbo Natale, la “carica dei 21” ha riportato alla luce – o illuminato per la prima volta – quei reconditi messaggi, le inespresse speranze, le più indicibili simbologie con cui la tradizione popolare ha rivestito la sua figura. Occorre pertanto addentrarci nella più attenta lettura di alcuni tra i racconti dell’antologia – per mancanza di spazio, ahimè, non si potrà procedere ad una disamina di tutti gli scritti –, affinché anche noi possiamo scoprire, alla fine, cosa si cela dietro l’ormai classico abito rosso e la compagnia delle renne.

Alcune tra le pagine più interessanti e ricche di spunti del libro provengono dalla sapiente ed elegiaca penna di Franco Piol, autore teatrale e poeta che ci ha concesso una lunga intervista qualche tempo fa. In N.N. Ninna Nanna Piol sa inserire, nel corpo di una fiabesca atmosfera infantile, una storia dai presupposti tutt’altro che idilliaci: una giovane donna, abbandonata dall’amante quando era ancora incinta, è costretta a crescere il frutto del suo amore senza avere un uomo accanto; mentre il bambino diventa grande coccolato da madre, nonna e zia, arriva alla consapevolezza di non avere una figura maschile cui ispirarsi: la madre cercherà in tutti i modi di rimediare, trovando un nuovo padre per il piccolo Giannino, e proprio la notte di Natale riuscirà nell’impresa. Un racconto, questo di Franco Piol, dall’inconfondibile aurea poetica, dall’inconfondibile levità di atmosfera. Benché la tematica non sia delle più spensierate, l’autore è in grado di farci vivere quest’episodio sottraendogli il greve peso dell’abbandono. Al contempo, vengono adombrati degli spunti riflessivi molto importanti, unendo pertanto l’utile e il dilettevole in un’unica prova narrativa: la difficoltà di crescere dei figli campeggia su tutto, così com’è evidente il grande attaccamento ai propri affetti, unica ancora di salvezza dalle impetuose avversità della vita; se il lieto fine fa la sua comparsa, non è per negare la tragicità insita nelle storie di molte persone, ma per sottolineare che alla fine, malgrado tutto, vale sempre la pena di provare ad avere una vita migliore.

Per un uomo che si traveste da Babbo Natale, assumendo su di sé le proprie funzioni, c’è anche un Babbo Natale che, dall’alto della sua alterità, scende al livello umano, antropomorfizzandosi. In Esiste un uomo normale? Lettera di Epiphania a Klaus, il racconto di Irene Calvo Crespo, ad esempio, l’omino paffuto che Dante definirebbe «bianco per antico pelo» altri non è che un ricercatore universitario, intento a studiare i misteri della razza umana (evidentemente tanto assurda da meritare una dissertazione scientifica). La vera protagonista, ad ogni modo, è la sua compagna di convegno, la Befana, che, da seria adepta della conoscenza qual è, decide di provare sul campo i (molti) vizi  e le (poche) virtù umane. La prospettiva straniante scelta dall’autrice permette di vedere noi stessi scoprendoci da un altro punto di vista, scorgendo cose che non siamo abituati a considerare. L’operazione di Irene Calvo Crespo, pertanto, è del tutto originale, e ha il pregio di unire audacia e tradizione: la forma narrativa prediletta dall’autrice, difatti, è la classica letterina di Natale al Babbo più famoso di sempre, ma stavolta contiene ben altro che la lista dei doni desiderati.

Alla struttura epistolare si abbandona anche il racconto di Tasman Dale, I sogni nascono all’alba. Stavolta, però, il destinatario della lettera è un’altra delle istituzioni umane, un’altra autorità celeste: papa Francesco. Nella lettera, speditagli da un suo omonimo, si dipana un durissimo attacco alla Chiesa, come secolare luogo di corruzione, di potere e di non aderenza ai principii espressi a voce. Il racconto è fulmineo quanto rancoroso, degno delle più esacerbate satire politiche. Cosa c’entra in tutto ciò Babbo Natale? C’entra, perché pare essere altrettanto infuriato dell’io narrativo, altrettanto disgustato da ciò che nel mondo va per il verso sbagliato. Forse, proprio per questo, pare essere l’unica via d’uscita da un presente inaccettabile.

Una storia che, nonostante tutto, torna a farci sperare in un futuro migliore, invece, la scrive Carmen Ceppa Palumbo, con Terra Promessa: «Ibrahim aveva solo 15 anni ed era esausto. Aveva attraversato un bel tratto di deserto su un camion scassato carico di un centinaio di disperati come lui. Tutti erano alla ricerca di lavoro e prospettive di vita migliori in un paese d’Europa. Nel luogo da cui provenivano avevano sperimentato solo guerra, carestie, siccità e miseria». Nonostante tutto, dicevo, un fondo di speranza emerge dal buio: il giovane protagonista, dopo aver “pregato” Babbo Natale per far sì che potesse raggiungere sano e salvo la riva, riesce ad approdare a Lampedusa, aiutato da un marinaio che, complice la barba bianca, sembra essere proprio il “papà” tanto invocato. La solidarietà, quindi, può ancora avere spazio in un mondo votato all’idolatria di sé.

L’uomo, allora, è spesso crudele ed egoista, insensibile al dolore altrui – esattamente come il ragazzo che ha abbandonato la protagonista del racconto di Piol –, ma sa anche perdonare ed essere magnanimo, sa commuoversi umanamente – è il caso di Lamberto nel medesimo racconto. «A che punto della vita si perde l’altruismo, la generosità e l’allegria nella razza umana?» si domanda il Babbo Natale-scienziato di Irene Calvo Crespo. «Chi può dirlo?» paiono rispondere all’unisono i ventuno autori di questa sorprendente antologia. Un dato, ad ogni modo, è certo. Come decretava Nietzsche, il mondo qui descritto – vero specchio di quello reale –, così come la figura del tanto bramato Père Noël, hanno una sola, innegabile caratteristica: umano, troppo umano è colui che li forgia e tratteggia; umano, troppo umano è l’uomo; umano, troppo umano, è Babbo Natale.

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