Articolo

Totti e Spalletti: a perderci è la Roma

È diventato ormai un caso nazionale il litigio tra il capitano giallorosso e il mister della Roma Luciano Spalletti. E non poteva essere altrimenti visto che le parole del numero 10 romanista sono andate in onda sul Tg per eccellenza nell’ora in cui l’italiano medio consuma il suo pasto con il sottofondo delle notizie. I “missili”, come li ha definiti Spalletti, lanciati dal capitano hanno colpito l’armonia giallorossa prima e dopo la gara con il Palermo. Si ricomporrà la frattura?

totti

A Roma due cose sono sacre e indiscutibili fino a questo momento: il Papa e Francesco Totti. Chiunque provi a minarne la serenità o a dubitare delle loro gesta, è inviso a tutto il popolo romano. Non si può discutere la grandezza di Francesco Totti. Come si è spesso detto in questi anni, Totti è solo prestato alla Roma, ma è patrimonio dell’umanità. È il miglior cannoniere italiano in attività, il secondo di tutti i tempi; è il giocatore più “anziano” ad aver segnato in Champions League, è il simbolo di una squadra e di una città, perché non solo ne ha frantumato i record, collocandosi in tutte le classifiche di rendimento della Roma come il numero 1, ma è anche il più amato della storia giallorossa. L’esportatore del Made in Rome in giro per il mondo.

Negli Stati Uniti, in Australia, la Roma è conosciuta grazie a Totti. Ma per i romani e per i romanisti che della capitale sono la maggioranza assoluta, Totti è semplicemente Francesco. Il Francesco che ti risponde con una battuta quando prende il caffè al bar sotto casa, il Francesco che gioca a pallone sulla spiaggia con i tuoi figli al mare, che ti chiede se c’è posto perché vorrebbe farsi una partitina a beach volley, il Francesco che se hai veramente bisogno, ti aiuta senza farti sapere nulla e senza voler pubblicità. Per i romani e romanisti Francesco Totti è l’elogio della semplicità, è uno di loro, è il capitano che gioca per loro e con loro: è legato da un filo invisibile chiamato amore e passione per Roma e per la Roma.

Per questo Totti non è mai stato messo in discussione. Così come il mondo e la nazionale hanno apprezzato Totti, anche i romani amano e hanno amato Francesco: la sintesi perfetta di genio calcistico e cuore da tifoso, da persona semplice cha ha un dono, quello di “parlare con i piedi” (il fantastico linguaggio del gol e dell’amore per la Roma). Proprio queste sue doti ne hanno minato a volte le qualità di leader dentro e fuori lo spogliatoio della squadra. Chiunque abbia solcato lo spogliatoio di Trigoria, constatando le qualità umane e tecniche, lo ha esaltato come leader silenzioso, mai fuori le righe; ma silenzioso appunto. Poche volte ha detto la sua quando la Roma è uscita da clamorose sconfitte, poche volte ha parlato della sua curva, della sua gente, poche volte ha risolto questione interne allo spogliatoio, incitando la squadra a rialzarsi quando con Garcia le cose non andavano bene.

Insomma, il mondo degli sportivi e degli amanti del calcio si aspettava sicuramente un Totti fuori dal campo diverso, più leader, più uomo squadra, più capace di appendere al muro qualche compagno che non remava nella direzione della Roma, ma non ha fatto i conti con Francesco, il capitano tifoso, gambe da campo, anima e cuore da persona normale. L’intervista al TG1 e la squalifica che ne è derivata sono il frutto di questo animus. Il Francesco calciatore, non va di pari passo col Totti leader. Del resto parafrasando un articolo del prof. Saraceni, è dura accorgersi di non essere un cyborg. Nessun romanista se n’è accorto quando ha vinto la scarpa d’oro con due placche e 18 viti nella caviglia sinistra; nessun romanista se ne è accorto quando a 34 anni si è pienamente ripreso da un infortunio al crociato del ginocchio che avrebbe atterrato anche un ragazzino di 23. Eppure c’è una cosa che non si può sottovalutare e meno che mai battere. Il tempo.

È umano sentirsi escluso quando a 39 anni hai voglia di infilare palloni ancora alle spalle dei portieri, ma poi entri mezz’ora contro il Carpi e ti stiri il gluteo. È umano volersi sentire al centro del progetto tattico e di gioco, è umano e da calciatore reclamare più spazio senza stare seduto a prendere freddo in panchina. È umano essere preoccupato perché a giugno ti scade il contratto e nonostante tu sia la storia della Roma, nessuno è ancora venuto a proporti quello che ti aspetti: giocare ancora. È umano lasciarsi andare in un’intervista al TG1 che esprima tutto questo dolore. È da Francesco, non da Totti. Un capitano deve pensare anche agli equilibri di gruppo e della squadra, un capitano dovrebbe incoraggiare il tecnico e i suoi compagni che in campionato hanno vinto 5 partite di fila. Un leader dovrebbe anteporre la Roma, la sua squadra all’umana voglia di essere protagonisti. Un capitano, un leader, un Totti.

Ma non Francesco, il romanista umano, quello come noi che non pensa all’eco delle sue parole, proprio come noi, che a volte ci arrabbiamo buttiamo all’aria tutto salvo poi pentircene quando l’abbiamo fatta più grossa di quello che volevamo esprimere. L’ha fatta grossa, Francesco, ha lanciato due “missili” pesanti contro l’allenatore, che per mantenere solidi gli equilibri di gruppo lo ha dovuto escludere dalla partita col Palermo. Ha fatto scoppiare un caso nazionale Francesco, perché se parli al TG1, poi sono autorizzati ad intervenire tutti. Anche lo Sciagurato Guido. Sta male Francesco, ne sono sicuro, così come sta male Spalletti. Nessuno vuol privarsi di un talento come Totti, facendo anche i conti con la sua umanità, che è proprio ciò che lo fa amare. Non serve a nessuno una spaccatura netta tra allenatore e giocatore e speriamo che per il calcio tutto si ricomponga. Chi ci perde è la Roma. Nessuno si ricorderà di una squadra che ha schiantato 5-0 il Palermo. Nessuno si ricorderà del gol magnifico di Salah e del colpo di testa micidiale di Dzeko. Si ricorderanno tutti dello sfogo di Francesco. Il nostro augurio è che si siano già avverate le parole di un lucido Keita che alla fine del primo tempo ha detto: “stanno male sia il mister che Francesco. Speriamo di vincere la partita e di festeggiare insieme”. Francesco, umano, troppo umano, non deve dimenticarsi che Totti è il capitano della Roma. Andrebbe perdonato da tutti noi amanti del calcio, perché con il suo genio dal “core mezzo giallo e mezzo rosso” ha esaltato il nostro sport.

blog comments powered by Disqus