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Serie A: le sorprese vengono dal basso

La prima domenica di aprile del campionato ha portato delle interessanti novità e soprattutto delle storie incredibili, come quella di Mamadou Coulibaly che sembra scritta da uno sceneggiatore per un film di successo. C’è ancora la speranza di divertirsi da qui sino alla fine

Sembrano passate ere geologiche da quando su queste colonne commentavamo la monotonia di un campionato già scritto. In effetti, già prima della sosta di Natale tutti i verdetti che contavano erano virtualmente assegnati, dai posti per la Champions, scudetto compreso fino alla lotta salvezza, in questa stagione praticamente inesistente. Eppure c’è stato un quarto d’ora di una schizofrenica domenica di aprile in cui non solo il meteo ha fatto i capricci, ma anche il campionato. Le tre squadre ultime e straultime in classifica, stavano vincendo contemporaneamente e, forse a loro insaputa, stavano dando aspettative ai loro tifosi di riaprire qualche chance per la salvezza.

Solo il Crotone è giunto al termine della missione: salvezza nel mirino. I calabresi sono stati gli unici a conquistare i tre punti a Verona con una prova di coraggio e di orgoglio, ma anche con la pazza esultanza del loro bomber Falcinelli, ch dopo il gol vittoria è rovinosamente caduto sui cartelloni pubblicitari facendosi male a tal punto da non poter proseguire la partita.

Un eccesso di gioia rimasto in gola ai tifosi di Palermo e Pescara. I siciliani sono stati travolti, anche se dobbiamo dire immeritatamente, nel secondo tempo da un Cagliari svegliato dallo schiaffo del rosanero Gonzalez. Alla fine il derby isolano è andato alla Sardegna, in Sicilia rimane ancora molto da lavorare per il neo presidente Baccaglini.

Miracolo a metà, invece, per la terza squadra invischiata nella lotta salvezza: il Pescara di Zeman. Complice un autogol abbastanza clamoroso del Milan con annessa papera del gioiellino Donnarumma, i pescaresi non sono riusciti a tenere il vantaggio anche se, contrariamente a quanto ci hanno abituato le squadre di Zeman, ci hanno provato a tutti i costi. Il miracolo dei tre punti è riuscito solo a metà. In realtà sul campo dell’Adriatico di Pescara è andato in scena qualcosa che neanche uno sceneggiatore di Hollywood avrebbe saputo inventare.

Ha fatto la sua seconda apparizione in campionato, da titolare, contro la sua squadra del cuore, un certo Mamadou Coulibaly. Vi starete sicuramente chiedendo chi è. Non è nessuno. Anzi non è stato nessuno. Perché quando dal Senegal prendi un pullman fino in Marocco, non hai i soldi per il barcone che ti porta in Spagna, dormi in porto e lì per compassione ti fanno salire lo stesso a bordo. Non sei nessuno. Non lo sei ancor di più in mezzo al mare, mosso dalla speranza di arrivare sulla terra ferma perché se fosse successo qualcosa alla barca, tu non sai nuotare. Poi dalla Spagna viaggi in Europa in cerca di una sistemazione, passando da una zia in Francia. Riparti subito in treno e per sbaglio scendi alla stazione di Roseto degli Abruzzi. Non hai niente e per questo in Europa non sei nessuno.

Dormi fuori dal campo sportivo perché ti può riparare solo il cielo. Poi i carabinieri ti portano in una casa famiglia lì vicino, dove inizi ad essere qualcuno. Ti apprezzano per quello che sai fare. E tu sai giocare a calcio. Sei talmente bravo che ti fanno provare ad entrare nel Sassuolo o nel Cesena, ma loro non credono che questo nessuno abbia delle abilità particolari per giocare a calcio. Ti nota il Pescara, lì vicino dove nessuno sta per diventare qualcuno. Allora ti spalancano gli allenamenti con la squadra di Serie A, ti aspettano, ti sgrezzano calcisticamente e lì ti fanno giocare. Conosci i compagni e soprattutto una figura nera in mezzo al campo che fischia l’inizio della gara, la fine e se ti comporti male durante: è l’arbitro e il qualcun Mamadou non ne aveva mai visto uno.

Dopo due partite in primavera e un’apparizione in serie A sei pronto per il palcoscenico che conta: c’è il Milan, il tuo Milan e tu scendi in campo da titolare. Il nessuno è ormai qualcuno, per il suo agente è già Pogba, ma lui, ci scommettiamo, vuole essere solo Mamadou Coulibaly visto che ha lottato tanto per essere riconosciuto come se stesso e non come un nessuno qualsiasi che prende un barcone senza saper nuotare. Miracoli del calcio che si intrecciano con la vita e con la storia del mondo. È bellissimo e sarà ancora più bello continuare a vederlo giocare. Per una domenica lasciamo spazio a chi ha sofferto, ci scuserà Higuain, tristemente colpito dai fischi di Napoli, ci scuseranno la Lazio, la Roma, quel diamante allo stato grezzo che è l’Atalanta, ma questa era la storia più bella che la prima domenica di aprile ci potesse raccontare.

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