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Più Locatelli meno Balotelli

La settima giornata di campionato ci ha regalato molte emozioni. La partita più bella è andata in scena a San Siro e ha visto protagonista un giovane umile e dalle belle speranze. Altri giovani italiani sono scesi in campo a Bergamo. Musica dolce per le orecchie di Mister Ventura

Fortunatamente c’è ancora chi si commuove e si emoziona. Nell’epoca in cui i sentimenti sembrano offuscati dal moto perpetuo della vita; nell’epoca in cui la competizione sembra aver travolto tutto senza lasciar spazio alla genuinità delle emozioni, una lacrima riesce a far notizia. E’ come un quadrifoglio che nasce nell’asfalto ed è giusto trattarla con il dovuto rispetto, la dovuta cura, ma soprattutto è giusto tesserne le lodi visto che è sorta in un contesto arido e cementato come sono diventati ormai i campi da calcio. Eppure c’è chi ancora sa stupirsi, chi per un gol sotto l’incrocio riesce perfino ad emozionarsi! E’ accaduto a Locatelli, giovane centrocampista del Milan. Un tiro secco, dal limite dell’area. 3-3, il gol del pareggio in casa contro il Sassuolo. A fine partita, non è riuscito a trattenere le lacrime durante la prima doverosa intervista a bordo campo. Troppo forte l’emozione, la gioia, il senso di pienezza e di puro entusiasmo che solo chi ha lottato tanto per un obiettivo e lo raggiunge può capire.

E’ la spontaneità del calcio. E’ il motivo per cui i calciatori guadagnano tanto: l’emozione che provano e che riescono a dare. Come quelle dei pittori, forse più grandi e non ce ne vogliano gli amanti dell’arte, ma la gioia del calcio è un sentimento collettivo. E nell’era dei bilanci e del fair play finanziario è raro è più che una notizia. Forse c’è una speranza nel calcio italiano! Forse questa nuova generazione che va dal 1994 al 1999 può davvero rappresentare quel ricambio tanto auspicato dai soloni del nostro sport, e mai completamente attuato. Ma la rinascita non può essere solo tecnica. C’è qualcosa di diverso in questi ragazzi. C’è una voglia di crescere in fretta, la genuinità delle emozioni, la gioia di giocare al calcio. Tutto quello che è mancato alla generazione precedente 1990-1993.

Salvo qualche rara eccezione, i talenti del nostro calcio sono emersi più che per le loro giocate, per le bravate fuori dal campo, vedi Balotelli ad esempio. Maestro di ragazzate, super Mario ha dovuto fare i conti con una fama arrivata troppo presto e che non è stato in grado di gestire. La sua fatica nell’esultare ai suoi gol è solo lo specchio di quanto può essere dannoso caricare di responsabilità e dedicare prime pagine a chi sul campo ancora non ha dimostrato niente e si sente arrivato. Si ma dove? Di Balotelli si ricorda poco e la sua ennesima rinascita sta provando ad effettuarla a Nizza dove è capocannoniere ma dove per esultare ad un gol nell’ultimo turno ha preferito togliersi la maglia e fari espellere piuttosto che commuoversi per aver raggiunto un’importante vittoria. Come supermario sono vittime dello stesso showbiz i vari El Shaarawy, Insigne molto più appariscenti le loro acconciature delle prodezze sul campo. Per non parlare di Santon e De Sciglio, ribattezzati “i nuovi Facchetti e Tassotti” e impantanati tra guai fisici e personalità da crescere. Senza infine dimenticare i vari Paloschi, Bernardeschi e i portieri Bardi e Leali che da anni avrebbero dovuto sostituire Buffon e invece ogni stagione si ritrovano alternativamente tra le fila delle prime squadre di serie B e le ultime di serie A. Insomma, diciamoci la verità. Come sistema calcio, abbiamo perso 4 anni. Non c’è nulla di male si può sempre rimediare e questi ragazzi che con molto coraggio stanno cercando di imporsi possono essere il nostro futuro.

Finalmente le squadre di mezza classifica come l’Atalanta hanno affidato la maggior parte dei ruoli chiave a giovani italiani di talento. Nella vittoria di domenica contro il Napoli c’è la firma di Petagna, under 21 italiano, e da segnalare le grandissime prestazioni di Conti, Gagliardini e Caldara, esordienti nl massimo campionato. E se anche il Milan di Montella con Locatelli e Calabria, per non parlare del perno della difesa Romagnoli, ha deciso di cambiare rotta e puntare sui giovani italiani, dobbiamo essere veramente contenti. C’è solo da avere pazienza e aspettare che questi fiori sboccino. A Torino, sponda granata, lo hanno capito e stanno già facendo grandi cose. A Sassuolo il vivaio della Roma si sta imponendo a grandi livelli e con Berardi in attacco tutto è possibile. Ci vuole tempo. Ma le emozioni che hanno dentro questi ragazzi dell’Under 20 e 21, la voglia e la fame, uniti ai giusti comportamenti, possono regalarci un buon futuro. Mass Media permettendo ovviamente.

Il moto impaziente di vedere giovani italiani sta facendo sollevare anche le proteste dei tifosi dell’Udinese. Nel match perso contro la Lazio in casa, che ha portato all’esonero il mister Iachini, i tifosi hanno cantato un coro inequivocabile “Basta stranieri, adesso basta stranieri”. No, non è razzismo o eccessivo amor patrio. E’ il sintomo di un ambiente saturo di vedere giocatori alle volte imbarazzanti provenire dall’estero, giovani che faticano ad inserirsi nel calcio italiano. C’è da dire che il modello scouting dell’Udinese ha portato alla ribalta numerosi talenti da tutte le parti del mondo con notevoli guadagni per i Pozzo. Ma da qualche anno a questa parte, il mercato straniero ha offerto molte bufale e poco talento. Meglio le lacrime genuine dei giocatori italiani, a questo punto no?! 10, 100, 1000 Locatelli.IMG_2440

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