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Notti cardio-europee

Quella appena trascorsa è stata una settimana europea sconsigliata ai deboli di cuore. Emozioni a non finire anche se non sempre piacevoli. Soprattutto per i tifosi di Napoli e Roma. Delirio a Barcellona dove gli dei del calcio hanno regalato una notte da leggenda

Come si fa a non amare uno sport come il calcio? C’è gente li fuori che non capisce cosa voglia dire un’emozione legata ad una passione irrefrenabile che condiziona le vite di ciascuno di noi regalandoci attimi indimenticabili e impressi alcune volte nella storia. Non è un caso che da qualcuno i calciatori vengano chiamati “i moderni eroi” perché, sebbene non vi siano più Omero a cantare le gesta di Achille ed Ettore, il mondo di oggi è completamente immerso nell’eroismo dei calciatori.

Non credeteci quando vi deridono dicendovi: “Sono solo degli stupidi che corrono appresso ad una palla”. Non credetegli quando si arrabbiano, pur legittimamente, quando vi viene posta la questione: “Ma è mai possibile che un calciatore guadagni più di un ricercatore solo perché sa tirare due calci ad un pallone?”. Probabilmente hanno ragione, si badi bene, ma chi vi pone la domanda non sa nulla di cosa voglia dire un’emozione. Potete provare a spiegarglielo mostrandogli delle opere d’arte, portandoli ad una mostra di Van Gogh, o davanti alla Gioconda, o alla pietà di Michelangelo, facendogli sentire la voce di Pavarotti o la sonata al chiaro di luna di Beethoven ma, nonostante gli sforzi di bellezza che tutta l’Arte suscita, resteranno ancora perplessi.

Anche perché il calcio, mi si consenta l’azzardo, smuove pareti dall’animo umano sicuramente meno auliche dell’Arte, ma parecchio più travolgenti e collettive. E allora fateli piazzare davanti al divano, pop corn in mano, bendateli, mettete a tutto volume il televisore e fategli sentire il boato del San Paolo di Napoli sulle note del ritornello della “musichetta” della Champions League prima del fischio d’inizio di Napoli-Real Madrid. Un urlo che ha frantumato sicuramente il Mach 1 e in meno di un attimo ha lambito tutti gli spettri delle emozioni possibili: paura per gli avversari, carica per la propria squadra, gioia di esserci, speranza per la rimonta contro i campioni d’Europa. Poi sbendateli, fategli vedere la partita e la gioia napoletana al gol di Mertens, il brivido sulla schiena al palo colpito da Ronaldo e l’urlo di felicità orgasmica spezzata da quella palla calciata sempre da Mertens che fino all’ultimo non gira e si stampa sul palo, quasi come un segno del destino. Fateli assistere al crollo del secondo tempo dove l’illusione si trasforma in amarezza per il duplice colpo di testa di Sergio Ramos e la beffa juventina dell’1-3 siglata da Morata, che zittisce con spavalda nostalgia i sogni napoletani e li trasforma in rabbia. Un’altalena di sentimenti che non è finita in catarsi, bensì in tragedia sportiva per il Napoli che comunque non esce ridimensionato dal confronto col Real Madrid.

Ai vostri detrattori dello spirito del calcio non basta? Pausa caffè e si ricomincia. Andiamoci soft stavolta. Fategli vedere lo stesso dramma sportivo, la stessa sequenza emozionale, ma lasciate uno spazio per il gran finale. Si perché alla Roma di Spalletti servirà proprio un gran finale per ribaltare un risultato che alla fine del primo tempo sembrava al sicuro. Vinceva 1-2 in trasferta la Roma salvo poi crollare fisicamente e concedere ai padroni di casa addirittura 3 gol in un tempo. L’ultimo di pregevole fattura ad una manciata di secondi dal fischio finale, siglato dall’uomo più temuto dei transalpini: Lacazette. Un destro che fredda il portiere della Roma Alisson all’incrocio dei pali e butta acqua sul fuoco della speranza di una possibile rimonta.

Anche qui un climax discendente che probabilmente ancora non avrà fatto capire molto l’importanza di non perdere ogni singolo minuto di ogni singola partita al vostro interlocutore disfattista. Fatelo alzare dal divano e ditegli solennemente solo questa frase: “nel calcio, come nella vita, nulla è perduto”. Ditelo soprattutto ai tifosi della Roma che nel giro di una settimana stanno vedendo sfumare davanti ai loro occhi i tre obiettivi della stagione. Concedetegli, se ne ha bisogno, una breve sosta in bagno poi rifatelo accomodare su quel divano. Mettete gli ultimi dieci minuti di Barcellona – Paris Saint Germain e fategli gustare il Gran Finale.

Secondo il film Big Fish di Tim Burton ogni uomo diventa le storie che racconta, vere o immaginate che siano. Beh signori, vi garantisco che anche il vostro amico imbelle calcisticamente, non solo si innamorerà di questo meraviglioso sport, ma andrà a dire in giro, solo se il suo cuore avrà resistito alla girandola di emozioni, di aver assistito anche lui alla leggenda, anzi di essere anche lui nella leggenda. Io non so cosa sia passato nella testa dei giocatori del Psg dopo l’eliminazione, se il sentimento più grande sia stato la grande delusione di non aver passato il turno o la profonda disperazione per essere passati alla storia come i troiani, da perdenti gabbati per eccellenza. Sì, perché l’8 Marzo 2017, comunque la si pensi, si è riscritta la storia: nessuno, N E S S U N O era mai riuscito a rimontare da uno svantaggio di 4 gol nella partita precedente, per di più segnando 3 gol negli ultimi 10 minuti.

Solo a Barcellona, patria di Gaudí e dell’arte poteva essere scritta questa pagina incredibile di storia. Il gol del 6-1 di Sergi Roberto allo scadere del recupero, ha scatenato una serie di reazioni a dir poco incredibili. E come ogni accadimento storico che si rispetti, tutto è contornato da leggenda. Stanno fioccando i miti su questa partita; dalla profezia di Luis Enrique che in conferenza stampa alla vigilia ha detto “Loro ce ne hanno fatti 4? Noi possiamo fargliene 6”, al commento di Piqué nel post gara dove esorta gli ospedali di Barcellona ad assumere più ostetriche nei prossimi 9 mesi perché “questa notte a Barcellona si farà tanto l’amore”. Fioccano notizie di gente che ha giocato il risultato esatto e ha sbancato al botteghino. Di gente che si è ritrovata allo stadio e che non doveva esserci. Ma ciò che non si riesce a quantificare è la carrellata di emozioni che un gol, uno “stupido” gol del 6-1 ha scatenato in tutti gli angoli della terra. Qui c’è un video di gazzetta.it che può aiutarvi a capire, se non vi fosse ancora bastato, quanto sia maledettamente bello il nostro sport.

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