Articolo

Come può uno scoglio arginare il mare

Il Leicester city è campione d’Inghilterra. Contro tutto e contro tutti gli underdogs per eccellenza hanno vinto il campionato più prestigioso del mondo. Claudio Ranieri, vince il suo primo campionato di massima divisione. È il terzo italiano a vincere la Premier dopo Ancelotti e Mancini. Finalmente anche lui può essere considerato un vincente. Non è un premio alla carriera, ma il coronamento di una già splendida vita professionale

IMG_1637

Avete presente quando vi dicono che il concorso a cui ambite tanto è insuperabile perché tanto passano i soliti figli di… o quelli che hanno agganci nelle più alte sfere del drago? Avete presente quando vi bocciano ad un esame solo perché non avete risposto come l’assistente e il professore desideravano e il collega che a lezione portava il caffè passa con un 30 senza sapere metà del programma? Avete presente quando ti richiedono di stare in ufficio fino alle 8 senza pagarti straordinari, o senza pagarti proprio, a fare il lavoro tuo e quello del tuo capo in attesa di una promozione che non arriva mai perché pochi mesi dopo sei stato scavalcato dal figlio del parente di tizio? Avete presente quando la più bella del liceo vi guarda schifatia perché girate con un 50ino invece dell’Audi che il bullo di turno frega al papà? Ecco tutte le volte che siete stati scavalcati, tutte le volte che lo saremo, perché lo saremo, in Italia soprattutto, pensate a ieri: 2 Maggio 2016. Nel mondo in cui ti dicono che devi essere perfetto, che devi avere i soldi, che devi vestirti e comportarti in un certo modo altrimenti non sei nessuno e non vai da nessuna parte, conta ancora la purezza del desiderio. Sì, perché la vittoria del Leicester è tutto questo. Mi offendo con chi mi dice che il calcio è solo uno sport e non ne comprende l’intrinseco romanticismo. Ci sarebbero studi, ricerche da fare, su tutto ciò che muove la passione del calcio. I ragazzi di Ranieri ci hanno messo il cuore andando contro tutti gli ostacoli.

Avevano mille motivi per non farcela. L’anno scorso hanno mantenuto la categoria per miracolo, poi uno scandalo in Thailandia ha coinvolto mezza squadra e costretto l’allenatore a dimettersi. Così hanno rifondato tutto, chiamando Claudio Ranieri al quale era stata chiesta una programmazione lenta, step by step, salvezza tranquilla quest’anno e poi nel giro di 3 anni Europa e quant’altro. Ma la purezza del desiderio ha fatto la differenza. Si sono ritrovati in alto, e non si sono lasciati sfuggire la loro occasione. Mahrez, scartato dalle più grandi squadre perché troppo gracilino, è diventato il giocatore dell’anno della Premier League (votato dagli stessi calciatori, non da allenatori o giornalisti), Jamie Vardy, uno che 4 anni fa faceva l’operaio e giocava nei dilettanti, ha battuto il record di partite consecutive in cui è andato a segno. Secondo i bookmakers c’erano delle cose più probabili di vedere il Leicester campione come il mostro di Lochness che si rivelasse e Kim Kardashian presidente degli Stati Uniti. E invece dei ragazzi con un ingaggio normale, con una vita normale, ma con un desiderio incredibile di affermarsi e di vincere, hanno battuto i rubli russi del Chelsea, gli sconfinati conti correnti del patron del Manchester City e i colossi americani che investono del Manchester United. La semplicità di una pizza dopo una partita a reti inviolate, la semplicità di dire: we are like brothers ha fatto la differenza. A quanto pare, l’Inghilterra, patria di nascita del football sa ancora insegnarci che non bastano i soldi, le apparenze a farti avere successo. La speranza, la purezza del desiderio invece dell’obiettivo spasmodico contano ancora qualcosa.

Gran merito dell’impresa, però va a Claudio Ranieri. Il più classico degli esempi di come il messaggio evangelico del “nemo profeta in patria” sia reale e meravigliosamente attuale. Nessuno credeva più a Claudio Ranieri, diciamoci la verità. Dopo il flop sulla panchina della Grecia ce lo saremmo immaginato ancor più modesto, tra le squadre minori, col suo atteggiamento da gentleman, ma nulla più. Anche stavolta i bookmakers si sono sbagliati. Avevano previsto che proprio Claudio il testaccino fosse il primo allenatore della Premier ad essere sollevato dall’incarico. E invece l’ha vinta. Lui che è stato chiamato “minestraro” nel periodo buio della Roma dopo che l’anno prima l’aveva portata ad una partita dal titolo. Lui che ha subito con eleganza esoneri molto spesso immeritati, come quello alla Juve a due giornate dalla fine o all’Inter in piena crisi post-triplete. Lui che è stato etichettato come uno che a 60 anni ha vinto poco e che a quell’età non poteva cambiare mentalità da Josè Mourinho, uno che con i dollari di Moratti, di Perez e di Abramovich ha vinto sì, ma con che squadre! Claudio ha preferito rimanere con i piedi per terra, ha preferito rimanere se stesso sicuro che il suo momento sarebbe arrivato. Ranieri aveva già vinto i suoi trofei. Dal bar sotto casa ai Parioli fino al nord dell’Inghilterra passando per Valencia il commento è unanime: è una persona per bene. La semplicità, il sorriso, la chiacchiera con tutti, gli hanno fatto vincere dei titoli ancora più preziosi delle coppe: la stima e l’affetto della gente. Ma la sua purezza di desiderio, mai cambiata (solo in questo aveva ragione Mourinho) che lo ha portato ad attraversare “le discese ardite e le risalite” lo ha condotto a godersi adesso il meritato trofeo che lo proietta, finalmente, nell’Olimpo dei vincenti. “Con un grande salto…” che neanche il più bravo sceneggiatore avrebbe potuto immaginare, il pragmatico Ranieri, uomo razionale, pragmatico ma dal grande desiderio, ha vinto. Con eleganza, con stile, con educazione, chiedendo sempre alla vita permesso: “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…”. Ha voluto Claudio. Grazie per la testimonianza che essere per bene, senza scavalcare mai nessuno, aspettando con pazienza e lasciandosi condurre con sano realismo dalla cristallinità dei nostri desideri, qualunque essi siano, conta ancora qualcosa.

blog comments powered by Disqus