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Italia–Spagna, partita a scacchi

Le due nazionali si affronteranno nuovamente in una fase finale dell’europeo. Gli ultimi precedenti non ci sorridono, ma il bilancio delle sfide totali ci vede in perfetta parità. Intanto i due CT non scoperchiano le carte e perdono entrambi l’ultima partita del girone

IMG_1847È di nuovo Italia–Spagna. Dopo la roboante “roncolata” che abbiamo subito negli scorsi europei in finale, dopo che da campioni del mondo a euro 2008 ci buttarono fuori ai calci di rigore, eccoli di nuovo sul nostro cammino. Tocca fare ancora i conti con le furie rosse. Eppure abbiamo fatto di tutto per evitarli, ma sembra proprio che loro abbiano cercato a tutti i costi di giocare contro di noi. Martedì sera neanche il più accanito allibratore avrebbe puntato un penny sulla vittoria della Croazia, che pure è una delle squadre più forti e, ormai, dato il tabellone favorevole, un’autorevole candidata alla vittoria finale. Era partito tutto liscio: Spagna in vantaggio dopo pochissimi minuti con una solita giocata magistrale, reminiscenza di quel Tiki Taka veloce e rapito che a cavallo del 2008 e del 2012, ha portato davanti al Re Juan Carlos ben 3 titoli: un doppio europeo e nel mezzo una coppa del mondo, la prima giocata in terra africana. Sembravano sciolti, disinvolti con quel possesso di palla ammaliante che ti circonda e sembra innocuo come un Boa constrictor fino a quando, troppo tardi, ti accorgi che ti stritola e trova subito la strada e la forza per cibarsi della sua preda. Era iniziata così, ma poi sappiamo tutti come è andata a finire. Le amnesie difensive, il rigore sbagliato dal capitano Sergio Ramos, e il talento dei croati aiutati dal portiere spagnolo De Gea hanno fatto il resto. 2-1 croati e lunedì alle 18 al Saint-Denis di Parigi, ennesimo atto tra noi e loro.

Sembra l’inizio di una tragedia, anche se così non è. Non partiamo mai battuti noi italiani e se c’è una cosa di cui possiamo stare davvero tranquilli, è l’atteggiamento che metteranno i nostri ragazzi in campo. Sicuramente faranno di tutto per superare gli spagnoli, provando a limare i loro evidenti limiti tecnici, con la “garra”, la grinta che contraddistingue il CT e di riflesso i ragazzi. Certo, è ancora una speranza, perché se giochiamo come abbiamo fatto ieri con l’Irlanda possiamo già chiamarci fuori dalla battaglia. Le seconde scelte di Conte e la mancanza di motivazione tipica italiana quando si tratta di affrontare nazionali più scarse dela nostra, non sono state un buon mix vincente. Le orribili prestazioni di Sturaro e Thiago Motta, le uscite imbarazzanti di Sirigu chiamato ancora una volta a non far rimpiangere Buffon (fallendo ancora una volta il tentativo) hanno permesso agli irlandesi di strappare una vittoria che nella vigilia della Brexit ha anche un significato geopolitico importante (anche se l’Eire non c’entra nulla). Tutte le nazioni unite dalla corona dell’UK sono passate agli ottavi di finale. Galles, Ulster e Inghilterra fanno capire che forse a stare in Europa, almeno nel calcio, c’è ancora gusto.

Servirà un’altra Nazionale. Sono certo che lo spirito giusto non mancherà e sono certo che anche nelle scelte mister Conte sarà più oculato. Non mi spiego come il miglior talento italiano del momento come Lorenzo Insigne possa fare panchina e giocare un quarto d’ora (tra l’altro prendendo un palo). Non mi spiego come El Shaarawy possa stare in panchina a scapito di un Bernardeschi ancora troppo acerbo per i palcoscenici europei e uno Sturaro che non ha niente di meglio e dico niente, di Jorginho che è rimasto a casa. Capisco la funzionalità del modulo, ma il talento serve e quel poco che abbiamo dobbiamo utilizzarlo. È presto comunque per dare sfogo alle critiche, anche se con la nazionale, non possiamo esimerci dal farle. Non mi è piaciuta per niente la partita di ieri sera e l’alibi del campo non regge.

Siamo finiti in un tabellone di ferro, chiamati ad una doppia impresa per arrivare in semi-finale. Dobbiamo avere fiducia perché la Spagna di oggi possiamo batterla, con la concentrazione giusta, l’approccio giusto, e la buona dose di intelligenza tattica che ci assiste, sono convinto che stavolta l’esito non sarà così scontato. Gli spagnoli contano molte divisioni al loro interno. “La tregua” tra madridisti e barcelonisti sembra sia un lontano ricordo con il ritiro di Puyol e Xavi e l’intelligenza di Casillas messa, per ovvie ragioni di età ai margini della squadra. Pedro, negli ultimi giorni si è lasciato andare a degli sfoghi poco consoni ad un professionista, tra l’altro smentiti dall’allenatore e poi riconfermati dal giocatore del Chelsea. Poi Piqué, dichiaratosi orgogliosamente catalano e molto attivo per la causa indipendentista della Catalogna, quando indossa la maglia della Roja viene sempre inondato di fischi dai suoi stessi tifosi. Insomma, tra i litiganti sazi di vittorie, ma sempre forti, possiamo inserirci noi.

Non credo che quella di ieri fosse la vera Italia di mister Conte, imbottita di riserve, mi auguro che la Spagna, che non ha risparmiato alcun titolare, possa essere la stessa vista contro la Croazia. Anche se dei Boa constrictor non ci si deve mai fidare.

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