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Italia, cuore anima coraggio

Strepitoso debutto della Nazionale a Lione contro il Belgio. Battuta la squadra numero 2 del ranking Fifa e candidata alla vittoria dell’europeo. Ma gli azzurri, con un atteggiamento ad immagine e somiglianza del loro tecnico, hanno saputo ribaltare ogni pronostico e portare a casa 3 punti fondamentali

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Siamo partiti con la fatica di chi riesce a farsi scivolare addosso tutto. Gli europei di Francia, in fondo, sono iniziati quando ci sono almeno una dozzina di cose più importanti da seguire e le tragedie che purtroppo ci raccontano i mass media hanno rallentato il nostro spirito di partecipazione alla competizione continentale, come era giusto che fosse. Ma la Nazionale è sempre la Nazionale e riesce a catalizzare l’attenzione anche di chi non sa distinguere un fuorigioco da un calcio di punizione. Siamo fieri della nostra Nazionale anche di fronte alle figuracce più recenti: abbiamo sempre trovato il modo di vederci qualcosa di buono, emozionante, trascinante, nelle critiche soprattutto. Ma questa Nazionale, fino a ieri, non riuscivamo proprio a sentirla nostra. Nessun nome altisonante, scelte del tecnico discutibili, e anche nei peggiori bar dello sport, di tutto si parlava tranne che dell’Italia. Proprio per questo ciò che è accaduto ieri sera a Lione ha dell’incredibile e può cambiare il nostro approccio alle prossime partite. Una squadra di uomini ha battuto 11 figurine. Si, non è la prima volta nel calcio e non sarà neanche l’ultima, però il modo in cui tutto questo è avvenuto, ci ha inorgoglito e finalmente anche noi ci sentiamo più coinvolti più partecipi del destino della Nazionale.

Lo spettacolo che è andato in scena ieri a Lione, è riassumibile in 5 verbi; 5 verbi che non hanno solo la funzione di descrivere l’andamento della partita, ma che mi sembrano essere la chiave di lettura di una squadra, di un gruppo, che si è preparato ad affrontare tutta la competizione in questo modo.

Correre: e come può trasformarsi un pronostico negativo in una vittoria se non con la corsa, col sudore e col sacrificio? All’80esimo Parolo e Giaccherini non ne avevano più. Lo si vedeva; cercavano di far scorrere i secondi con degli artifizi tecnici più che con la lucidità della forma. Avevano dato tutto, ma ancora non era finito nulla. Gli esterni, Candreva e Darmian, forse quest’ultimo apparso meno brillante degli altri, hanno coperto benissimo e cercato di proporsi in ogni azione. Per non parlare del folletto Immobile; a dispetto del suo nome è riuscito proprio quando la brillantezza degli altri veniva meno per lo scorrere del tempo, a far salire la squadra, a proporre contropiedi e a rifinire l’azione per il secondo gol di Pellè. Senza corsa, e il mister lo sa perché è da Maggio che li fa correre tutti i giorni, non si va lontano.

Soffrire: nel secondo tempo, diciamoci la verità, un po’ ce la siamo fatta tutti addosso. Quel tiro di Lukaku che, lemme lemme, sfiorava il palo alto, sicuramente ci ha fatto perdere tanti chili per la prova costume; per non parlare delle svirgolate di Origi nei minuti finali. Le poche sbavature difensive del solido muro italiano, i belgi, non sono stati bravi a sfruttarle. Sarebbe stata la partita perfetta se non avessimo subito nulla. Ma forse non sarebbe stata una vittoria più piacevole perché soffrire e vincere, vale doppio. La squadra ha dimostrato di saper sopportare la pressione e di reagire bene e non disunirsi anche quando gli avversari spingono al massimo.

Partecipare: Mai visto uno spirito di gruppo come quello di ieri. Sembrava essere una frase fatta quella che da 10 giorni tutti i calciatori ci propinano ad ogni intervista: “Questa squadra è un gran gruppo, sono tutti bravi ragazzi”. Sembrava quella classica frase per sbolognare l’intervistatore e far vedere che tutto va bene. Ma che ci credessero così tanto a quello che dicevano non me lo sarei mai aspettato! Una partecipazione incredibile dimostrata non solo negli abbracci dopo i gol, ma anche nei momenti di sofferenza. Dai giocatori della difesa a quelli seduti in panchina, TUTTI hanno dimostrato di tenerci davvero. Particolare menzione, a dimostrazione di questo, va fatta per i subentranti: De Sciglio, Immobile, e Thiago Motta, non hanno impiegato molto per entrare in partita, anzi! Si sono calati subito nella parte e hanno dato il loro contributo fondamentale dimostrando di non subire lo sbalzo di concentrazione dalla panchina al campo. Questo è un altro sintomo di unione; la partecipazione a livello fisico e mentale del gruppo è un altro grande merito del tecnico.

Osare: tutti i giornali e i commentatori sportivi ieri davano un’Italia vecchio stile, catenaccio e contropiede, insomma, il solito italian style per arginare la furia dei diavoli rossi. Invece, salvo l’inevitabile calo del secondo tempo, gli azzurri non hanno avuto paura, hanno giocato come sapevano, come da settimane mister Conte gli fa provare, e riprovare e provare ancora. Nessuna paura di imporre il nostro gioco e il gol di Giaccherini è il risultato di uno schema riuscito alla perfezione. Abbiamo osato, abbiamo pressato, senza badare troppo all’italian style, ma al Conte style e abbiamo vinto. Del resto, come diceva Seneca: “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili”. Si parlava di scorribande di Hazard, di giocate di De Bruyne e di incursioni di Carrasco. È apparso agli occhi di tutti, invece, un timido Belgio, soprattutto nel primo tempo, e un’Italia tenace.

Sognare: noi italiani abbiamo imparato a sognare, insieme ai Negrita, “quando eravamo bambini, che non eravamo neanche metà”. Il sogno non è un qualcosa di irraggiungibile, come ha ripetuto anche mister Conte “sognare ci porta lontano”, l’importante è sognare ragionando. Parafrasando le parole di un sontuoso Bonucci “questa squadra ha dimostrato di avere le palle”, forse stavolta può davvero significare che i nostri ragazzi non si perderanno in voli pindarici fini a se stessi. Che non si sentiranno già agli ottavi come due anni fa in Brasile dopo la prima vittoria, uscendo in quel modo abominevole. Forse il sogno ragionato, può essere da stimolo a capire i propri limiti e a superarli combattendo. Mi sembra questo lo spirito con cui i nostri ragazzi sognano; un nuovo modo, una nuova mentalità, perché passare da sogno (realizzabile) a desiderio (irrealizzabile) è un attimo; ma se si è maturi, con i piedi saldi a terra e disposti a lavorare, da sogno si può passare anche ad obiettivo. Forza ragazzi, è solo l’inizio.

fonte immagine: tg24.sky.it

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