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Fiorentina-Napoli, spot per il nostro calcio ma c’è da lavorare

Fiorentina-NapoliLe due squadre ieri sera hanno dato vita ad uno spettacolo meraviglioso. Un degno sequel della partita d’andata giocata al San Paolo, considerata da tutti la più bella partita della prima parte di campionato. Nonostante questo, però, la serie A è in calo rispetto agli altri campionati

È tutta una questione di competitività. Se non c’è competitività, è difficile raggiungere livelli alti. Come nell’economia così nel calcio, che rappresenta – lo ricordiamo – la quarta industria del nostro Paese, perciò se non sei competitivo difficilmente stai al passo con gli altri “mercati”. La serie A Italiana, negli anni ’80 e ’90 ha rappresentato il centro del calcio mondiale, non solo in termini tecnici, ma soprattutto economici. La competitività delle nostre squadre, testimoniata dall’alternanza dei vincitori nell’albo d’oro degli anni ’80 ha portato i migliori giocatori stranieri della storia del calcio eccetto Pelè che declinò un’offerta dell’Inter per amore della sua squadra storica, il Santos, e Cruijff, troppo rivoluzionario per essere inquadrato nel tatticismo italiano, a vestire le maglie delle nostre squadre e non solo delle più blasonate.

Negli anni i vari Zico, Maradona, Falcao, Ronaldo – quello vero – Batistuta, Platini, Socrates, Zidane, Rui Costa, Van Basten hanno reso la serie A italiana il palcoscenico ideale per godersi lo spettacolo del calcio. Le facoltà economiche dei presidenti, l’adeguatezza (all’epoca) degli stadi, la passione atavica e viscerale del tifo italiano e la supremazia tattica dei nostri allenatori, hanno contribuito a regalare ai contemporanei dell’epoca campionati straordinari, dall’esito incerto fino all’ultima giornata. Da tempo, però, il mondo calcistico non ruota più intorno a noi. Gli altri Paesi non sono stati a guardare e sfruttando le loro potenzialità economiche hanno iniziato a sottrarci coppe, calciatori e fette di pubblico mondiale. Il calcio italiano oggi è lo specchio della nostra società: ancorata a meccanismi decisionali troppo arcaici, poco aperta al rinnovamento, dove i capitali stranieri sono guardati con molto sospetto, e dove ancora non si riesce a fare quel passo decisivo (leggasi distribuzione più equa della ripartizione dei diritti televisivi e stadi di proprietà) che hanno permesso ai movimenti calcistici esteri di rendere più competitivo e appetibile il loro calcio. Se lasciamo da parte l’esempio virtuoso della società Juventus, i cui risultati si vedono in campionato e l’anno scorso anche in Europa, tutte le altre squadre del campionato faticano a stare al passo della modernità. Specchio di questa situazione sono sopratutto le prestazioni in campo europeo. Di 5 squadre qualificate dopo la fase a girone della Champions League e dell’Europa League, solo 1 è certa di aver passato il turno (la Roma e la Juventus devono ancora giocare ma per entrambe è durissima). E se le sconfitte di Napoli e Fiorentina sono avvenute con Villareal – quarta in Spagna – e Tottenham – seconda in Inghilterra -, capiamo che il nostro calcio ancora di strada ne deve fare.

Dobbiamo ancora accontentarci di un campionato reso competitivo dalla mediocrità delle squadre e dal ritardo della Juventus, dobbiamo ancora accontentarci di scampoli di bel gioco e dello spettacolo prodotto in due partite da due compagini che stanno andando oltre le loro aspettative e che stanno dimostrando di meritare le posizioni che hanno, ma quando ci sarà la svolta vera? Quando potremmo anche noi raccontare la favola simile a quella che sta vivendo il Leicester in Premier? Quando torneremo ad essere il fulcro del calcio, quel punto di arrivo tanto desiderato dai giocatori di tutto il mondo e non più soltanto una tappa in cui migliorarsi tatticamente? Non basta portare a far giocare la super coppa italiana a Pechino, a Dubai o sulla luna. Non basta neanche fare stadi nuovi visto che come sottolinea un interessantissimo articolo di Calcio e Finanza, l’Udinese ha difficoltà a fare il tutto esaurito nonostante il suo stadio abbia legato il nome ad un brand internazionale, sia tecnologicamente avanzato e costruito in tempo di record. Manca un vero coinvolgimento dei tifosi, manca il pathos, manca un po’ di adrenalina al campionato nostrano che si potrà ottenere solo ridistribuendo equamente le risorse dei diritti televisivi. Manca trasparenza nelle regole, manca anche un po’ di cultura sportiva estranea al concetto “devo vincere a tutti i costi altrimenti mi cacciano”. Fiorentina-Napoli ha rappresentato un ottimo spot, ma siamo ancora troppo lontani da quello che era la serie A. Basta vedere uno Sporting Gijon-Espanyol o un Everton-Stoke City dopo aver malamente digerito Chievo-Genoa per rendercene conto.

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