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Dopo la sosta tutti scontenti: volano solo Juve e Roma

La ripresa del campionato fa affondare alcune big. Il Napoli regala lo scudetto alla Juve, il Milan e l’inter escono umiliate contro Atalanta e Torino. Crolla il castello di carta della Lazio, sconfitta pesantemente nel derby

Napoli

Digerite le festività pasquali e le lunghe trasferte per le nazionali, le compagini del campionato nostrano hanno ripreso a darsi battaglia. Come accade spesso nel campionato italiano, in primavera le squadre che lottano per la salvezza si ricordano che manca poco alla fine e risvegliano i loro bollenti spiriti aggressivi per tentare fino all’ultimo di levarsi dalla zona calda. La “rinascita” primaverile e Pasquale, spesso gioca brutti scherzi alle big. Guardare per credere la partita di Udine, tra Udinese e Napoli. Un Napoli irriconoscibile, nervoso fin troppo, ha subito i colpi di una squadra che fino a quel momento, nonostante il cambio in panchina e una buona rosa, non certo da salvezza, ha rischiato di essere risucchiata nella zona calda della classifica. E contro chi ti sfodera la prestazione dell’anno? Contro i partenopei, a cui si possono dare tutte le attenuanti del mondo: la panchina corta, i numerosi giocatori impegnati con le nazionali, finanche i voli transoceanici di Higuain e gli spaventi del tutto comprensibili del belga Mertens, ma una squadra che vuole vincere il titolo non può rilassarsi soprattutto in campi del genere. Higuain ha sfogato tutta la sua frustrazione contro l’arbitro non facendo sicuramente una bella figura e dando un brutto esempio. È comprensibile che si possa “tappare la vena” quando lo scudetto sta sfuggendo di mano, ma bisognerebbe fare un mea culpa prima di scaricare le responsabilità sugli altri. Anche perché molto probabilmente la stangata del giudice sportivo sarà pesante e il bomber del Napoli, capocannoniere del campionato potrebbe lasciare la sua squadra “orfana” di lui per 4 delle 7 partite rimaste. E con la Roma che incalza non è il massimo.

I giallorossi, infatti, annientano la Lazio nel derby e si portano a meno 4 dal Napoli con lo scontro diretto da giocare in casa. Un derby romano sottotono non solo per il primo caldo primaverile che comunque non ha di troppo influenzato il ritmo della gara, ma soprattutto per l’assenza delle curve e dei consueti sfottò. In campo, però, non c’è stata partita. Salvo 20 minuti di blackout che stavano per compromettere il risultato, la Roma è risultata di gran lunga superiore ad una Lazio arrendevole e spaesata e con una difesa sinceramente impresentabile in qualsiasi campo di serie A. Purtroppo le scelte scellerate della società in sede di mercato, gli infortuni di De Vrij e Basta, e qualche divisione di troppo all’interno dello spogliatoio, hanno fatto dissipare nell’arco di un anno quanto di buono era stato fatto nella scorsa stagione. Il derby è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A Formello l’aria è diventata irrespirabile, il presidente Lotito, costretto ad abbandonare un ristorante da un’uscita posteriore, registra l’ennesimo tonfo della sua gestione, condita da un disamore triste dei tifosi, pronto a trasformarsi in rabbia. Chi paga è sempre l’allenatore e infatti Pioli, che pure le sue responsabilità le ha, è stato sostituito dal lanciatissimo Simone Inzaghi che ha 7 partite per provare a risollevare un ambiente a pezzi e giocarsi la conferma per la prossima annata.

Non sorridono neanche le due milanesi, che forse hanno peccato un po’ di presunzione: troppo legate alla loro storia tanto da crearsi aspettative che poi deludono. Di sicuro devono interrogarsi parecchio perché a dispetto delle campagne acquisti Low cost degli anni precedenti, in estate le due società hanno rivoluzionato le squadre non senza qualche difficoltà (vedi l’Inter che è sempre sotto l’occhio vigile della UEFA). Il Milan ha puntato sui giovani e su Carlos Bacca che finora è l’unico che sembra salvarsi. Purtroppo quando si costruisce sulla sabbia, il rischio di crollo è inevitabile. Bisogna prenderne atto – e queste società sono le prime che devono farlo – che il passato è passato. Per mettersi alla pari con la concorrenza non basta investire e dire: siamo il Milan e l’Inter e puntiamo allo scudetto, perché attualmente, il campo dimostra che 4 squadre sono superiori a loro. Una delle quali, la Fiorentina, falcidiata da polemiche interne ed esterne, come quella tra il patron Della Valle e l’ex allenatore dei Viola Vincenzo Montella, tiene botta e può addirittura riaprire il campionato visto che affronterà tra una paio di settimane la Juventus. Onestamente, però, mi sembra alquanto difficile che lo scudetto possa prendere strade diverse da Torino sponda bianconera. È vero che il campionato ci ha regalato finali thrilling fino all’ultimo minuto, uno dei quali ha coinvolto anche la stessa vecchia Signora, fermata ad un passo dal traguardo nel pantano di Perugia da un gol di Calori, ma è altrettanto ineccepibile che:

1) si trattava di un calcio diverso, una serie A dove si poteva davvero scivolare;

2) i bianconeri in quel finale di stagione arrivarono svuotati di energie e poco concentrati, questa Juve non lascia spazio a niente e a nessuno. La palla è rotonda e nessuno vieta al Napoli di sognare e di sperarci ancora, anche se senza Higuain a meno 6 è davvero dura.

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