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“Cochlear Dei” – “Il cucchiaio di Dio”. Il Professor Lapini e l’immortalità eroica di Totti

Ormai ci siamo: il capitano della Roma sta per uscire dal campo di calcio per entrare nella leggenda dello sport. Tanti i tributi arrivati per omaggiare le gesta del campione giallorosso, ma l’ode in latino scritta dal professor Lapini, in arte Alvaro Rissa, è molto più di una celebrazione sportiva e di un’umana ammirazione. Ce lo ha spiegato direttamente lui in un’intervista che gentilmente ci ha concesso proprio in occasione dell’uscita del libro

Lo scorso Giovedì 25 Maggio 2017 ha segnato la storia di Francesco Totti. No, non c’entrano niente né il suo post criptico su Facebook con il quale annunciava il suo addio alla Roma (o al calcio?), né la cena di saluto offerta ai compagni di squadra al ristorante La Pergola. Si tratta di qualcosa di incredibilmente più grande. Da quel giorno, infatti, in libreria e su Internet nel sito ibs.it è possibile acquistare un libro di 80 pagine in cui si celebra l’ingresso di Totti nell’empireo degli eroi. Merito del Prof. Lapini, docente ordinario di Letteratura greca all’Università di Genova che con lo pseudonimo di Alvaro Rissa, poeta e personaggio del celebre film di Nanni Moretti “Ecce Bombo”, ha composto un’ode interamente in lingua latina che ripercorre le gesta della carriera sportiva del capitano giallorosso.

Proprio la lingua di Orazio e Catullo, le rigorosità metriche che impone, ma soprattutto la solennità con la quale “il semi-dio” Francesco Totti viene definito eroe aere perennior (più duraturo del bronzo) proiettano di diritto le gesta del capitano romanista nell’immortalità di Achille, Ulisse, Enea e di tutti i personaggi dell’epica del mondo classico. Ma cosa può legare il moderno all’antico e soprattutto cosa ha spinto uno dei più grandi grecisti italiani, toscano di nascita, a dedicare a Totti un poema in latino? Siamo riusciti a chiederlo direttamente a lui capendo, a fine intervista, come una passione per il calcio e per la Roma possa veicolare anche il messaggio importante di riscoperta delle lingue classiche sempre più colpevolmente marginalizzate da chi crede solo all’utile della cultura e non alla cultura utile, quella cioè finalizzata alla crescita della consapevolezza di ogni essere umano. Di seguito la chiacchierata alla quale il professore ha partecipato con cortesia e con la propria immancabile ironia esprimendo anche la sua particolare antipatia per la Juventus e l’amore per i colori giallorossi.

Professor Lapini, il suo libro “Cochlear Dei” – “Il cucchiaio di Dio” è un’ode dedicata al capitano della Roma Francesco Totti. Come è nata l’idea di scrivere nella lingua di Orazio e Catullo un’ode ad uno sportivo illustre della nostra epoca?

È nata dall’incontro di due grandi amori: quello per il calcio e quello per le lingue antiche. Totti mi ha dato gioie ineguagliabili: non potevo non ringraziarlo nell’anno dell’addio. In un primo tempo avevo pensato a un «Vangelo secondo Francesco», in greco. Ma poi ho optato per il latino, più appropriato al contesto.

Latino e greco: lei scrive in entrambe le lingue; ma quale preferisce?

Io sono professore di Letteratura Greca, ma la mia formazione è quella di filologo classico. Dentro di me non ho mai accettato la separazione fra le due lingue e fra le due letterature. L’alto grado di specializzazione negli studi impone di scegliere (e infatti ho scelto il greco), ma chi conosce il greco deve conoscere anche il latino. E viceversa.

Come vorrebbe che fosse definita la sua opera? Un semplice omaggio ad un campione, il ringraziamento di un tifoso eternamente riconoscente o l’inserimento delle gesta di un eroe moderno nell’immortalità conferitagli dalla lingua latina?

Tutte e tre le cose, più una quarta: il libricino è un’operazione letteraria complessa, che si può leggere su più livelli e che risponde a regole severe, di lessico, di stile, di metrica. Inoltre nel mio «Cochlear» c’è un’implicita ma forte presa di posizione contro le ciance sui «nuovi paradigmi» didattici, ovvero contro l’inconfessato ma evidente progetto di eliminare lo studio delle lingue antiche nei licei; progetto portato avanti dal ministero e anche, purtroppo, da un buon numero di miei colleghi sensibili alla voce del padrone.

Già nelle sue precedenti pubblicazioni aveva usato lo pseudonimo di Alvaro Rissa di morettiana memoria. Ci spiega la scelta di utilizzare uno pseudonimo e perché proprio il poeta di Ecce Bombo?

Ho usato uno pseudonimo allo scopo di separare il divertimento letterario dall’attività filologica. Ma il giochino è stato presto scoperto e quindi lo pseudonimo è diventato inutile. Però ci sono affezionato e continuo a servirmene. Ho scelto Alvaro Rissa perché la celebre scena di Ecce Bombo riassume i miei due interessi dominanti: la didattica (siamo in una scuola durante l’esame di maturità) e la ricerca (Alvaro Rissa si presenta come poeta ma anche come critico letterario).

Lei non ha mai nascosto la sua fede sportiva giallorossa, pur essendo originario di Firenze. Come è nata la sua passione per la Roma?

È nata negli anni Ottanta, quando la Magica (quella di Pruzzo, Conti e Falcao) era l’unica squadra che potesse dare filo da torcere alla Juventus.

Domenica ci sarà il grande abbraccio dell’Olimpico a Francesco Totti che lei ha definito “il più grande calciatore degli ultimi 100 anni”. Qual è la partita o il gesto tecnico di Totti che ricorderà con più affetto?

Ovviamente il cucchiaio, uno di quei gesti tecnici che non si esauriscono nella bellezza, ma che anche sintetizzano una moltitudine di valori non solo sportivi: la sfida, il coraggio, il prevalere del bello sull’utile. Ma i gesti migliori di Totti sono quelli fuori dal campo: la sua generosità, il suo impegno sociale. E senza mai tirarsela, senza mai ostentare.

Se dovesse paragonare il capitano giallorosso ad un autore classico, greco o latino, a chi lo paragonerebbe?

Un autore solo non basta. Penserei ai tre massimi oratori greci, all’eleganza di Lisia, alla simmetria di Isocrate, al vigore di Demostene.

Come prenderebbe un’eventuale prosecuzione della carriera di Totti lontano dalla capitale, magari oltre oceano? E come giudicherebbe questa scelta?

Mi deluderebbe. Nello sport, e nella vita, bisogna avere la forza di troncare di netto. Pelé non ebbe questa forza. La ebbe invece (mi duole dirlo) Platini.

In precedenti interviste si è professato anti-juventino. Sarebbe disposto a cambiare la foto di Magath presente nel suo portafoglio con una di Cristiano Ronaldo in caso di vittoria delle merengues nella finale di Cardiff? O forse sarebbe più facile trarre ispirazione per una nuova opera? Battute a parte, da cosa deriva la sua antipatia per i bianconeri?

Il mio portafoglio è così sgombro e leggero da poter ospitare sia Magath che Cristiano Ronaldo. Il Real perderà, ma se dovesse vincere partirò immediatamente per Santiago di Compostella. A piedi. Quanto alla Juventus, è una squadra che rappresenta ciò che più detesto al mondo: la prepotenza, l’accaparramento, la voracità, il cinismo, i trattamenti particolari, gli aiutini misteriosi.

Non possiamo non chiederle un suo parere sulla stagione della Roma. La considera, come la maggior parte dei tifosi, un “all’apparir del vero, tu (speranza di portare a casa un titolo) misera cadesti” di leopardiana memoria oppure si ritiene soddisfatto?

Credo che la Roma non potesse fare di più. Vincere il campionato è impossibile e lo sarà ancora per anni, dato che la Juventus deve arrivare a dieci di fila come indennizzo per la lesa maestà dei cinque dell’Inter.

Come valuta la gestione dell’ultimo anno di Totti da parte di società, allenatore e giocatore stesso? Da chi si aspettava maggiore chiarezza e rispetto nei confronti dei tifosi e della storia della Roma?

Dostoevskij ha scritto che, se Cristo fosse fuori della verità, preferirebbe Cristo alla verità. Io sto con Totti a prescindere.

La vicenda Totti ha un po’ oscurato le prestazioni della squadra e diviso talvolta in maniera netta un ambiente pesante come quello del tifo giallorosso spesso trascinato dalle più disparate opinioni di radio, TV e giornali locali che aumentano pressioni ed aspettative. Cosa pensa della comunicazione romana? E’ secondo lei un limite per la crescita della mentalità della squadra?

Quando si ha alle spalle una lunga storia di scudetti scippati si diventa impazienti, si pendola fra gli estremi della rabbia e dell’entusiasmo: se i giocatori vincono due partite a fila, sono campioni, se ne perdono due a fila, dei brocchi. Se superassimo questa mentalità cominceremmo immediatamente a vincere.

Potrà secondo lei esistere un nuovo Francesco Totti come calciatore e simbolo di e della Roma?

Cristo è sceso sulla terra una volta sola.

Ringraziamo sentitamente il professor Lapini per la competenza e la disponibilità con la quale ha arricchito la rubrica “Lo Sciagurato Guido” di Pauranka.it. E’ stato veramente un piacere poter interloquire con una personalità dal grande spessore umano e professionale capace di coniugare abilmente la propria vocazione allo studio e all’insegnamento delle materie classiche con una passione per l’estetica del calcio. Un autentico cultore della bellezza a 360 gradi, in grado di esprimere con termini antichi emozioni moderne. Il libro “Cochlear Dei” arricchirà sicuramente le biblioteche di quanti amano la bellezza in tutte le sue declinazioni, calcio e Totti compresa. Come anticipato il volume potrà essere acquistato online sul sito www.ibs.it o in libreria.

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