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Cinquanta sfumature di Baggio

Roberto Baggio ha compiuto 50 anni. Non possiamo non celebrarlo. Tranquilli, nulla di volgare. È impossibile trovare scheletri nell’armadio a un campione, forse l’unico in Italia, che ha il giudizio unanime di tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori. Sempre schietto, sincero e dalla parte dei tifosi e dai ragazzi che sono cresciuti con il suo mito

baggioNon poteva scegliere modo migliore per festeggiare il proprio compleanno. Lì, dove la sensibilità della sua anima sfiora l’armonia universale, in scienza e coscienza, ha preferito trascorrere il suo giorno di festa tra i terremotati di Amatrice. Ancora una volta, Roberto Baggio con il suo esempio è riuscito a veicolare un messaggio di speranza ai più giovani. I giovani sono sempre stati il suo core business, tradotto alla romana, il suo business de’ core.

Riconosciuto come icona assoluta del calcio anni ’90, ha fatto crescere nel suo mito tanti ragazzi di quella generazione, oggi riuniti nel culto della nostalgia. Non a caso, una pagina Facebook notissima, celebra il Natale della Nostalgia il giorno del compleanno del campione vicentino. Un amore trasversale, che unisce tutti, quello per Roberto Baggio. Solo agli inizi della sua carriera, il suo passaggio dalla Fiorentina alla Juventus ha accentuato la rivalità tra le due squadre. Fischiato, anche a tratti odiato, dalla città di Firenze che lo aveva svezzato e portato a calcare per la prima volta i grandi palcoscenici della serie A. Celebre il suo gol al San Paolo contro il Napoli, l’anno dopo si è fatto perdonare e ha in parte lenito il dolore della città viola.

Presentandosi da avversario non è riuscito a tirare il rigore contro la sua ex squadra e all’uscita dal campo, con la maglia bianconera, ha raccolto una sciarpa della Fiorentina lanciata dalle tribune, accarezzandola dolcemente tra le mani, portandola via con sé. Cos’altro vuoi dire ad un campione sempre dalla parte dei tifosi, la parte vera del calcio? Celebri le sue discussioni con gli allenatori, alcune delle quali potevano segnargli la carriera. Da Sacchi, ad Ulivieri, da Lippi a Trapattoni, sino a Carlo Ancelotti, che pose il “veto” su input di Enrico Chiesa, al suo trasferimento al Parma dei Tanzi. Eppure, sempre, nel momento di profondo buio, la luce interiore, aiutata anche dall’avvicinamento allo spiritualismo buddista, gli hanno permesso di rialzarsi e comunque di lasciare il segno.

Il mondiale di Sacchi ce lo ricordiamo tutti e non sarà di certo quel rigore sbagliato calciato in condizioni precarie ad offuscarne la memoria. Nonostante gli screzi con Ulivieri a Bologna, poi, quella felsinea è stata la parentesi calcistica in cui ha segnato più gol trascinando la squadra all’intertoto e meritandosi i mondiali di Francia. Con Lippi, prima alla Juve e poi all’Inter, di litigi ce ne sono stati molti. Addirittura sono volate minacce di querela ma, nonostante tutto, con i nerazzurri ha timbrato una doppietta storica nello spareggio Champions contro il Parma nel 2000 che gli ha consentito di ottenere la qualificazione ai preliminari.

Poi una nuova vita, stretto sotto l’ala protettiva e burbera di Carletto Mazzone, il sanguigno, il verace trasteverino che a Brescia gli ha restituito la gioia di giocare al calcio. E anche qui il divin codino lo ha ripagato alla grande, portando la squadra nuovamente all’intertoto perso in finale per un maledetto pareggio in casa contro il Paris Saint Germain.

Nonostante 7 e dico 7 interventi al ginocchio, niente lo ha potuto fermare. La passione del gioco è stata sempre più forte ed è quanto mai attuale la frase che Paolo Maldini sussurrò all’orecchio del campione il giorno della sua ultima partita, un Milan-Brescia di fine campionato. Tutta la scala del calcio in piedi ad applaudirlo, ma era un applauso che faceva eco in tutta Italia. Tutti i tifosi italiani erano presenti in quella standing ovation.

Baggio sta per uscire dal campo, lo rincorre Maldini che lo abbraccia e pronuncia le seguenti parole: “Grazie Roberto. Da oggi in poi il calcio italiano non sarà più lo stesso”. Due leggende che si abbracciano ed una profezia che puntualmente si è rivelata corretta. È dal 2004-2005, la prima stagione senza Baggio, che finisce l’epoca della serie A bella, dei campioni trasversali e inizia quella degli scandali e di una rigenerazione lenta, faticosa verso il posto che compete al campionato nostrano. Tutta la bellezza di quegli anni è stata incarnata nel protagonista assoluto della nostalgia: Roberto Baggio. Del resto, come dice Cremonini, bolognese DOC, “Ah da quando Baggio non gioca più…..non è più Domenica”. TANTI AUGURI DIVIN CODINO.

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