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Campionato di calcio: AAA Cercasi ferie per gli arbitri

Nell’ultima giornata di serie A parecchie sono state le sviste dei direttori di gara. Questo articolo non vuole alimentare le polemiche, ma riflettere sul calendario troppo impegnativo anche per la classe arbitrale

Questo weekend c’è stato un bellissimo sole nella provincia di Roma. Tante sono le coppie che ne hanno approfittato per una passeggiata al mare, o per fare la classica gita fuori porta nei castelli romani. Stavolta i tifosi di tutta Italia non hanno avuto scampo. Troppo poco interessanti le partite di domenica delle 15 e troppo difficile riuscire a trovare delle scuse credibili per evitare scampagnate di cui nessun tifoso, per il momento, ha voglia. E invece la sorpresa è arrivata. Mai dare troppo per scontato il campionato di calcio, che all’apparenza può essere già scritto nei verdetti da assegnare, ma dietro ogni punteggio alberga una storia a sé che, almeno per questa domenica, valeva la pena di essere vissuta.

Il cuore della nostra passione da tifosi è sempre quello di andare “oltre al risultato”. Uno slogan che riecheggia da nord a sud in tutti gli stadi d’Italia e che deve necessariamente guidare la nostra analisi sulle partite andate in scena domenica. A dispetto di chi vive di freddi numeri, infatti, c’è molto da raccontare anche per un banalissimo Sassuolo-Milan (0-1) all’apparenza fortemente noioso ed innocuo. Vaglielo a spiegare ai “gitaroli” della domenica il rigore sbagliato da Berardi (concesso in maniera molto dubbia), e il rigore calciato da Carlos Bacca (anch’esso molto generoso) al di fuori da ogni tipo di casistica regolamentare. C’è sempre da stare all’erta quando si tratta di Serie A anche perché in questa giornata, all’apparenza molto lineare, gli autentici protagonisti sono stati gli arbitri colpiti all’improvviso da una forte sindrome da stress di gare.

Ma per procedere con questa analisi, occorre subito fare delle premesse. Non interessa in questa sede cavalcare l’onda delle polemiche arbitrali. È sterile e poco fruttuosa anche se è bene segnalare, semmai qualcuno non se ne fosse accorto, quanto il ruolo dell’arbitro sia parte integrante dello spettacolo di una partita di calcio. Nel bene e nel male. I giudizi degli arbitri si accettano, con fatica a volte, ma si accettano. Anche loro, però, sono esseri umani e hanno bisogno di una vacanza. Non si spiega altrimenti la mancata espulsione di Hysaj nel corso della partita di sabato sera tra Napoli e Atalanta. Questa svista è passata in secondo piano perché i bergamaschi hanno portato a casa i tre punti dal San Paolo in 10 contro 11, ma cosa sarebbe successo se il Napoli avesse pareggiato? Lo sliding doors stavolta ha premiato gli atalantini, e per questo non se ne è parlato più di tanto.

Più vivaci, come accennato poc’anzi, le proteste del Sassuolo. Del resto per far perdere la pazienza al tecnico dei nero-verdi Eusebio Di Francesco ce ne vuole. Ma è chiaro che la sua domenica non è stata piacevole quanto una scampagnata. Un rigore sbagliato dai suoi, due netti non dati, palle gol sciupate e sconfitta per un rigore calciato con un doppio tocco – cosa contraria a qualsiasi regolamento – sono sicuro che avrebbero fatto perdere la pazienza anche al più calmo dei “bonzi”.

Altro campo altra svista, stavolta a farne le spese è stata l’Udinese a Roma contro la Lazio. Sconfitta sempre per 1-0 con un rigore inesistente concesso ai biancocelesti per un fallo di mano del tutto involontario. È già la seconda volta che accade alla Lazio anche se tutto l’ambiente sembra non accorgersene, date le energie profuse nel commentare episodi favorevoli alla Roma e al suo stadio.

Proprio la Roma ha fatto andare su tutte le furie i tifosi dell’Inter nel posticipo da Oscar – così lo hanno intitolato le testate giornalistiche nazionali. Non solo ai tifosi interisti è andata di traverso la cena per la sconfitta in casa, ma si sentono di recriminare per alcuni episodi che secondo loro hanno indirizzato la partita. Di sicuro, a ragione per il mancato rigore non assegnato ad Eder sul fallo di Strootman. A torto quando pensano che i gol della Roma siano stati viziati da falli precedenti. Spalletti non ci sta e davanti alle telecamere esterna tutto il suo disappunto: una scena sicuramente divertente. Ma le grasse risate sono per la giocata da dilettante di Perisic che al primo tempo compie un gesto sciagurato auto-alzandosi la palla sulla testa e passandola così al proprio portiere. Cartellino giallo e calcio di punizione a due in area. Da morire dal ridere. Anche lui avrebbe bisogno di una vacanza o quantomeno di studiare il regolamento.

Era da tempo, e questo è bene sottolinearlo, che non venivano assegnati calci di punizione a due in area. A memoria non ne ricordo una negli ultimi 10 anni. Sarebbe interessante indagare le cause che hanno portato alla mancata assegnazione di tale provvedimento disciplinare. Di sicuro anche questo ha rappresentato un’ulteriore novità dell’ultima giornata.

Per concludere la nostra rassegna non poteva mancare la chicca estera: anche a Manolo Gabbiadini, attaccante italiano del Southampton è stato annullato un gol regolare nella finale di coppa di lega inglese contro il Manchester United. Provvedimento, neanche a dirsi, assolutamente sbagliato da parte dell’arbitro che ha permesso ad Ibra di chiudere la pratica e di entrare, lui sì, nella storia di questa partita indirizzando la coppa a Manchester. Per l’attaccante italiano rimane comunque la grande prestazione condita da due gol, ma “zeru tituli”.

È utile ribadirlo: non ci interessano le polemiche. Quanto successo questa domenica, però, deve indurre ad aprire una riflessione seria sul calendario. Molte partite ravvicinate non aiutano né i giocatori, né la classe arbitrale e chi ci perde è di sicuro lo spettacolo. È vero che come i giocatori hanno la possibilità di fare turnover, anche per gli arbitri esiste qualcosa di simile. Ma ciò non toglie che la classe arbitrale comunque soffre paradossalmente più pressioni dei numeri 10 ed è sottoposta sempre a numerose critiche.

Una possibile soluzione? Porre l’accento sugli arbitri. Non servono le giornate di confronto società-arbitri, servono arbitri! Serve capire il ruolo dell’arbitro, la fatica che c’è dietro e servirebbe aprire corsi d’arbitro anche e soprattutto a giocatori e ad allenatori. Iniziare dal basso, ma anche dalla comunicazione per far comprendere la delicatezza del ruolo e il prestigio che lo circonda. Ciò non solo creerebbe una nuova classe arbitrale, più preparata, ma aiuterebbe a mettersi nei panni dell’arbitro stesso smorzando le polemiche. Anche perché, tutti vogliono essere numeri 10, ma gioverebbe ricordare che senza arbitro, nessuna partita può avere inizio.

Fonte foto: repubblica.it

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