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Calcio, parla il giornalista Michele Plastino: ”Una vita dedita allo sport, oggi intervisterei Papa Francesco”

E’ uno dei primi commentatori del calcio estero negli anni ’80 e formatore di giornalisti sportivi da Caressa a Pardo. Tifoso della Lazio, ma opinionista apprezzato anche nelle altre tifoserie. Una chiacchierata sul calcio di ieri, oggi e domani

Continuiamo a curiosare nel mondo del giornalismo sportivo nazionale dello Sciagurato Guido. Quest’oggi siamo riusciti a rivolgere qualche domanda a Michele Plastino, direttore di Teleroma 56 e Radio Sportiva, opinionista di Sky Sport, conduttore di Teleuniverso, ma soprattutto formatore negli anni di giornalisti sportivi tra i quali, per citarne alcuni, Fabio Caressa e Pierluigi Pardo. Un vero e proprio pioniere dell’informazione calcistica nelle Tv private: fu infatti uno dei primi a trasmettere e commentare il calcio estero negli anni ’80; inoltre, a Roma è un’autentica istituzione. La sua trasmissione “Goal di Notte” ha accompagnato e continua ad accompagnare ancora oggi generazioni di tifosi. L’autorevolezza della sua opinione è avvalorata dal fatto che, nonostante la sua dichiarata simpatia per la Lazio, è comunque stimato e apprezzato anche dai tifosi romanisti per il suo stile pacato e soprattutto obiettivo, caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri palinsesti dell’informazione sportiva romana. Numerosi gli argomenti affrontati in questa chiacchierata: la professione, i ricordi, il tifo e tanto altro…

Da molti anni svolge questo lavoro e ha formato molti giornalisti. Come è cambiata la sua professione rispetto agli inizi e come giudica lo stato attuale del giornalismo sportivo italiano?

“All’inizio della mia attività era tutto profondamente diverso. Venivamo dal mondo del monopolio radio e tv e l’avvento delle private ha aperto un nuovo territorio di lavoro e di idee. Fu una rivoluzione di libertà. Ora stiamo vivendo una nuova fase legata alla tecnologia e i social stanno trasformando il giornalismo in genere ed ancor più quello sportivo. Tutto molto più rapido e ne subisce danno il contenuto. In più in alcune piazze il giornalista si confonde col tifoso perdendo credibilità. Il commerciale ha preso il sopravvento a danno della cultura”.

 

Qual è il ricordo professionale a cui è più legato? E l’intervista più bella che ha realizzato?

“Sono due. Due trasmissioni di 24 ore consecutive. Una per l’imminente fallimento della Lazio nel tentativo di sollecitare le forze economiche al salvataggio. L’altra, alla vigilia del primo scudetto del Napoli: siamo stati in compagnia di una città che non dormiva. L’intervista one to one a cui sono legato per umanità fu forse quella a Tommasi quando era ancora giocatore, ma ho avuto la fortuna di intervistare anche Maradona, Falcao e Platini, e quest’ultima forse è stata la più divertente in assoluto. Senza contare le mille con Giordano, D’Amico e…Cragnotti”.

 

Se oggi potesse intervistare un personaggio, non per forza attuale, anche non legato al mondo dello sport, chi sceglierebbe e per quale motivo?

“Senza ombra di dubbio Papa Francesco, per trasmettere il suo amore”.

 

Non ha mai nascosto la sua fede laziale. In quale circostanza questa “confessione” le ha compromesso maggiormente il suo lavoro? Oggi consigliereste ad un giovane aspirante giornalista di dichiarare la propria squadra del cuore?

“Non mi ha mai compromesso, ma forse ha ritardato il percorso giornalistico. A un giovane consiglio sempre di mantenere obiettività di giudizio anche se ormai il giornalismo tifoso è diventata una nuova professione”.

 

Quando e come è nata la sua passione per la Lazio?

“E’ difficile ricordare l’inizio. L’Amore mi è stato trasmesso in famiglia, da mio padre e dura da sempre”.

 

E’ stato uno dei primi a coniugare il termine lazialità. Può spiegare a noi profani il significato profondo di questo termine?

“Lazialità è avere passione con sofferente eleganza. Valori di un tempo, ormai un po’ degenerati”.

 

Ha recentemente dichiarato di vivere con leggero distacco il mondo Lazio. Per quale motivo?

“Non ho mai avuto buoni rapporti con questa società proprio per mancanza di quei valori, né li ho con la tifoseria ultrà per vari motivi politici ed altro. La squadra e Inzaghi invece stanno facendo molto bene. E’ il resto che non sento più come mia Lazio”.

 

Dove può arrivare secondo lei la Lazio in questa stagione? Crede che la squadra sia stata vittima di erronee valutazioni arbitrali, VAR compreso?

“La squadra può dare grandi soddisfazioni: gioca bene e ha carattere. Ed è stata danneggiata più dagli arbitraggi che dalla Var”.

 

Molti tifosi credono che una Lazio al vertice dia fastidio a molti. Condivide questa ipotesi e, in caso affermativo, a chi potrebbe dar fastidio?

“Sinceramente no, non credo al complotto, non ne vedo il motivo”.

 

Se fosse presidente della Federcalcio, quali sarebbero le prime 3 mosse che farebbe per dare una scossa al calcio italiano e far ripartire la nazionale?

“Per pima cosa sceglierei un buon allenatore. Poi cercherei di convincere la lega per gli stage e per le amichevoli – anche se lì ci sono problemi di incastro. E poi vorrei che si ristrutturasse la coppa Italia all’inglese”.

 

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