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Giovanni Impastato: “Cosa sarebbe stato di me senza il sacrificio di Peppino?”

Per la provincia di Catanzaro tre giorni in compagnia di Giovanni Impastato in memoria del fratello Peppino

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Ho avuto l’opportunità di conoscere Giovanni Impastato la scorsa settimana in occasione di incontri ed eventi fortemente voluti e organizzati da Giovanna Vecchio, presidente de L’A.R.C.A. Libera Associazione Culturale, che ha dichiarato:

Da organizzatrice dell’evento, ho coordinato i lavori cercando di controllare la mia emozione e il mio entusiasmo per il clima di generale condivisione e di dinamica interazione che si è creato. L’iniziativa che ho proposto nell’ambito dell’avviso Microazioni partecipate 2014, per la Libera Associazione Culturale L’ARCA di Montepaone, si realizza in partnership con il Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro, il patrocinio gratuito del Comune di Montepaone, il patrocinio ed in parte il sostegno dei Gruppi di Azione Locale Gal Serre Calabresi Alta Locride e Gal Valle Crocchio. Con i video Onda Pazza, trasmessa da Radio Aut, che fa da colonna sonora iniziale, e Lunga è la notte, 1 – La famiglia, si dà il via al confronto/dibattito di studenti, associazioni, cittadini, rappresentanti delle Istituzioni e dell’editoria con Giovanni Impastato. Il filmato Lunga è la notte, 1 – La famiglia, aiuta ad inquadrare, in una sorta di analisi socio-antropologica, il contesto temporale, geopolitico, sociale in cui la storia di Peppino Impastato si è andata sviluppando. A seguire, la proiezione dei videocontributi di Rizzo e Bonaccorso, fanno da apripista alla presentazione del graphic novel: Peppino Impastato.Un giullare contro la mafia, di cui sono gli autori.
In chiusura parte il cortometraggio Munnizza, vero capolavoro di innovazione in tale genere e Il discorso radio da I cento passi. Atmosfera di intensa riflessione. L’iniziativa, a cui ho assegnato quale incipit: Nel ricordo di Peppino Impastato – elogio all’impegno, al coraggio al sacrificio dell’uomo per la legalità e la verità, si è rivelata esperienza positiva e stimolante, ed ha avuto respiro extraterritoriale articolandosi in successivi incontri a Borgia, Girifalco, Catanzaro.
Un’esperienza che ci consegna una delicata responsabilità: continuare, sulla strada tracciata da Peppino Impastato, nell’impegno di sensibilizzazione, risveglio, formazione delle coscienze contro ogni forma di illegalità, opportunismo, rassegnazione”*

*F.to Giovanna Vecchio
Responsabile area comunicazione, iniziative, eventi L’A.R.C.A. Libera Associazione Culturale – Montepaone(CZ)

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Cos’era la mafia ai tempi in cui lei e Peppino eravate giovani e cos’è la mafia oggi?

– Si tratta di due mafie completamente diverse. Un tempo veniva dall’esperienza di mafia agricola ed è proprio negli anni in cui io e Peppino eravamo giovani, e abbiamo vissuto nella tenuta dello zio Cesare Mansella, che iniziava ad essere una mafia urbana. Era una mafia diversa rispetto a quella di oggi perché la cultura e i mezzi erano diversi. Molto circoscritta, legata al territorio, non globalizzata com’è ora, con questo grande volume di affari. Un tempo si trattava di una mafia forte che dettava leggi basate sul suo codice d’onore, che è criminale. Oggi è cambiato tutto. Dal 1960 al 2014 ci sono state diverse trasformazioni: mafia urbana, poi imprenditrice, poi dei colletti bianchi. Il nuovo identikit del mafioso non è più riconoscibile in personaggi come Totò Riina o Provenzano, ma in imprenditori, commercianti, avvocati, medici. Sono loro i nuovi componenti della cupola mafiosa. Prima c’era un intreccio fra loro e le persone che avevano la quinta elementare. Oggi questo intreccio non esiste più. Alcune inchieste svoltesi a Palermo portano a pensare a cose del genere, le quali però devono ancora essere verificate appieno.

Ci descrive Peppino con tre aggettivi?

– Tre aggettivi sono pochi, però lo posso descrivere come una persona sensibile, molto coraggiosa e nello stesso tempo spregiudicata (in senso positivo). Dietro a questi aggettivi ci sono diverse sfumature, c’è una storia, un percorso.

Che rapporto avevate?

– Avevamo un rapporto difficilissimo, conflittuale perché eravamo due tipi completamente diversi anche dal punto di vista fisico. Il rapporto complesso era dovuto principalmente al fatto che Peppino era molto più sensibile di me, molto più coraggioso e spregiudicato, come ho detto poco fa. Lui non si tirava mai indietro, ma la difficoltà principale era dovuta alla differenza di età: era più grande di me di cinque anni, che oggi non sembrerebbero molti, ma all’epoca lo erano. Appartenevamo a due generazioni diverse e lo stacco generazionale si faceva molto sentire. Nel film “I Cento passi”, questo rapporto conflittuale è stato reso in modo molto realistico.

impastato 2Su cosa ha fatto perno per affrontare al meglio la scomparsa di suo padre e poi di suo fratello?

– Ho fatto perno sull’umiltà e sulla razionalità, che sono stati insegnamenti fondamentali di mia madre. Insieme ci siamo fatti forza e abbiamo cercato di non provare quei sentimenti di odio e di vendetta nei confronti degli assassini. Queste parole sono state cancellate dal nostro vocabolario. Siamo andati avanti e arrivati dove siamo ora grazie a questo modo di pensare e di agire.

Lei ha continuato a vivere sempre a Cìnisi?

– Sì, ho continuato a vivere a Cinisi perché le battaglie dovevano essere mandate avanti lì, sul luogo dove si nasce e si vive. Ho continuato con grande difficoltà a vivere in quella realtà, perché la figura di Peppino non è ancora accettata, perché prevale ancora un po’ la cultura mafiosa; nonostante fossimo stati isolati, io e la mia famiglia abbiamo continuato a vivere nel nostro Paese, tra la nostra gente. Ma di fronte a quelle persone che non ce la fanno e che vogliono andare via, non ho nulla contro, perché ognuno fa le sue scelte.

Quanto ha temuto per la sua vita e quella di sua madre?

– Ho temuto tantissimo non solo per la vita mia e di mia madre, ma anche per quella di mia moglie e dei miei figli. Spesse volte prendono il sopravvento i sensi di colpa, soprattutto quando non sono a casa. Si sa che la mafia non dimentica. Ad esempio, quando pensavo che fosse una partita chiusa, tre anni fa ho subito un attentato proprio presso il mio esercizio commerciale. Ecco allora che la paura si amplifica, ma bisogna tirare fuori quella buona dose di coraggio che ognuno di noi possiede.

Ci racconta qualche aneddoto su sua madre, Felicia?

– Mia madre era una donna  profonda ed ironica al contempo. Pensi che è riuscita a far piangere una giornalista durante un’intervistata: era stata così toccante, così diretta che la giornalista, nell’ascoltare le sue dichiarazioni non è riuscita a trattenere le lacrime. Al contrario, durante un’altra intervista, un’altra giornalista ha dovuto interromperla perché non ce la faceva a smettere di ridere, per una frase che mia madre aveva detto in siciliano. Questi due eventi mi hanno molto colpito perché mettono in evidenza il suo carattere allegro e allo stesso tempo emotivo.

impastato 5Quanto del coraggio che ha avuto e che ha lo deve a Peppino?

– Quasi tutto. Se Peppino non fosse morto sarebbe stato meglio, ma il suo sacrificio mi ha spinto a crescere, ad andare avanti, ad essere attivo. Perché se non fosse stato per lui non sono sicuro che sarei stato qui con lei a fare questa intervista .

L’Italia sembra essere sempre più allo sbaraglio: la politica non dà forti riscontri, i giovani non trovano lavoro, vivono in uno stato di forte precarietà, soprattutto qui al Sud. In questa situazione difficile, quale messaggio di speranza sente di dare ai giovani?

– Sento di dire ai giovani che non devono perdere la fiducia, la speranza. Non bisogna rassegnarsi, ma andare avanti. Tutto quello che lei ha detto è vero, però tutto dipende soprattutto dalle scelte politiche che noi facciamo. Dipende dal nostro coinvolgimento. Sono convinto che sia arrivato il momento di tirare fuori in questo Paese dei confitti sociali. Bisogna arrivare allo scontro politico. Non fisico, ovviamente. Penso ai movimenti cattolici, a quelli antimafia, ai “No Tav”, “no Muos”. Alcuni possono non condividere le idee di questi movimenti, ma sono gli unici che tirano fuori quei conflitti sociali cui accennavo prima. Mettono in discussione il potere costituito. Non si rassegnano. Ad es. i sindacati, oramai da molti anni, hanno garantito alcune fasce sociali, ma non hanno più organizzato i disoccupati, né i precari, né i senza-tetto, ecc. Ora pensano allo sciopero generale, ma è troppo tardi.

Stato-legalità (democratica): questo binomio potrà mai davvero funzionare?

– Beh, questo dipende da noi. Se andiamo nelle scuole a barare e a dire cose che non sono affatto vere i ragazzi crescono con questo tipo di formazione. Io credo che la cosa possa funzionare se sviluppiamo una certa coscienza critica nei confronti della mafia, facendo capire che la disubbidienza civile è utile,  importante e che ci aiuta a cambiare le cose; solo in questo modo penso che il binomio possa essere vincente.

impastato 3Come sarebbe stata la vita di Peppino e Giovanni se non aveste scoperto il fenomeno mafioso direttamente in famiglia?

– Beh, sicuramente ci saremmo arrivati, ma con notevole ritardo. L’avremmo scoperto, grazie soprattutto alla sensibilità e all’intelligenza di Peppino. Però le cose sono andate diversamente e la morte dello zio Cesare Mansella ci ha “precocemente” mostrato quello che è la mafia.

Ha mai desiderato un’altra vita?

– No.  Onestamente non ho mai desiderato un’altra vita, ma confesso che spesse volte mi chiedo cosa sarebbe stato di me senza il sacrificio di Peppino. Forse sarei stato  una persona come tutte le altre, dietro il banco del mio lavoro (perché ho un’attività commerciale), magari con qualche migliaio di euro in più, perché ho trascurato un po’ il lavoro. Mia moglie sarebbe stata a casa più tranquilla. Però non cambierei la mia vita con quella di nessun altro. Devo ringraziare Peppino perché il suo sacrificio mi ha dato la possibilità di vivere pure delle gioie. L’impegno antimafia non è stato solo tristezza o dolore. In tutti questi anni ho avuto la possibilità di partecipare a incontri importanti, di conoscere persone meravigliose: giornalisti, politici. Ho conosciuto Don Ciotti, ho stretto amicizia con Roberto Saviano. Ho incontrato diversi presidenti della Repubblica insieme a Libera. Ho vissuto delle soddisfazioni incredibili.

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