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Il mondo del cosplay: intervista a Tiziana De Amicis

Il mondo dei Cosplay raccontato da Tiziana De Amicis in un’intervista esclusiva a cura di Selene Gagliardi

Recentemente inserito tra i lemmi del vocabolario Treccani, fa la sua comparsa anche negli ormai altrettanto rinomati Zanichelli, Devoto-Oli e Garzanti. La versione italiana di Wikipedia, inoltre, accorda alla spiegazione del fenomeno una pagina non breve, seppur in disaccordo col Treccani nell’origine del nome (derivato dal giapponese, secondo l’enciclopedia virtuale; di matrice inglese (costume-play = recitare/giocare in costume) a detta della più antica e autorevole fonte nostrana). Prima di aver conquistato i dizionari e le enciclopedie, ad ogni modo, l’arte del cosplay ha conquistato i cuori di molte persone in varie parti del mondo, specialmente dei più giovani, disposti a presentarsi alle varie fiere del fumetto sparse per il globo indossando i panni dei loro beniamini: una sorta di carnevale reiterato e senza limiti di età.

Quale miglior modo per addentrarci nel proteiforme e colorato mondo dei cosplay se non intervistare una cosplayer professionista, che da anni produce e indossa costumi e viene stimata ed ammirata da molti per la sua creatività? La bravissima Tiziana De Amicis, che non da molto ha aperto una galleria virtuale di tutti i suoi lavori (https://www.facebook.com/TizzyCosplay), si è fatta apprezzare per le sue interpretazioni di JarethThe Goblin King, di Moriarty, di Lucius Malfoy, di Willy Wonka, di Jack Frost, del Cappellaio Matto e di molti, molti altri personaggi. Non resta che ascoltare che cosa ha da dirci, per sognare anche noi di poter diventare, anche solo per un giorno, uno dei nostri miti…

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Iniziamo parlando dei tuoi recenti riconoscimenti come “top cosplayer”: lo scorso dicembre sei stata contattata dalla Warner Bros. per promuovere il film Lo Hobbit 3 presso la stazione Termini, indossando i panni di Thranduil. È stato un successo, hai posato per fare migliaia di foto con i tanti che te lo hanno chiesto. Come si diventa una cosplayer “professionista”? Ci sono addirittura dei margini di guadagno che possono trasformare tale passione in un lavoro?

Partiamo dalla fine: sì, alcuni cosplayer hanno fatto del loro hobby un lavoro. Si parla di persone dal talento fuori dal comune, altamente specializzate nella sartoria o nella creazione di armi-armature-accessori, che guadagnano dalla vendita di loro libri-tutorial, di costumi a loro commissionati o vengono invitati, sotto parcella, a grandi fiere internazionali come ospiti o giudici. Ma non è assolutamente il mio caso! Il mio ingaggio per la Warner è stato possibile grazie a La Quarta Era, il maggior gruppo cosplay di personaggi Tolkeniani in Italia, del quale sono fierissima di far parte. È stata un’esperienza magnifica, ma nonostante questo non possiedo i requisiti necessari per diventare una cosplayer “professionista”, purtroppo.

A che età hai iniziato a fare cosplay? Come hai conosciuto questo mondo? È stato un avvicinamento naturale data la tua passione cinematografica?

Ho iniziato dieci anni fa, a circa 15-16 anni. Mi hanno portata ad una fiera del fumetto ed è stato amore a prima vista! Da quel momento non ho più smesso di frequentare le fiere, naturalmente in cosplay. È stato un avvicinamento sicuramente naturale, non solo per la mia passione per il cinema ma anche per quella per il travestimento e, soprattutto, per il teatro, che ho sempre praticato: fare cosplay è una forma di interpretazione di un personaggio.

 

Come hai imparato a cucire i vestiti?

Non ho ancora imparato! O meglio, non ho vere competenze sartoriali. Mia nonna era una sarta vera e mi ha trasmesso la passione; mia madre, anche lei da sempre appassionata di cucito, mi faceva i costumi di carnevale da piccola. Con gli anni mi è venuto spontaneo seguirla e ora creiamo i cosplay insieme; nessuna delle due ha competenze sartoriali vere e proprie, quindi con due cervelli e quattro mani cerchiamo di creare qualcosa da capi già pronti, modificandoli radicalmente o traendone cartamodelli. Nulla di tecnico, ma tanta fantasia e spirito di adattamento. Senza mia madre, comunque, non avrei realizzato tutti questi costumi. Certo, dovrei fare un vero corso prima o poi!

 

Non molto tempo fa hai aperto una pagina Facebook che raccoglie le foto di tutti i tuoi cosplay e in cui comunichi con i tuoi fan anche in inglese. Quale dei cosplay che hai fatto ritieni che sia il migliore? A quale sei più attaccata?

Sono attaccata a tutti come se fossero figli miei, ma con Sweeney Todd ho forse un legame particolare. È stato uno dei più semplici come realizzazione, ma uno di quelli che ho amato di più interpretare e che non mi stanco mai di riportare in fiera. Non so quale sia il mio cosplay migliore, posso dire qual è stato il più complesso da realizzare finora: sicuramente Tremotino [uno dei personaggi di spicco della serie Once upon a time – C’era una volta, n.d.A.], che però recentemente si sta contendendo il primato con Thranduil [de Lo Hobbit, n.d.A.].

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Foto by Luciano Ponticelli

Le fiere del fumetto, luogo privilegiato dai cosplayer di tutte le età e genere, sono sempre più affollate; il cosplay sta prendendo piede. Secondo te perché sempre più ragazzi si avvicinano a questa passione?

Ultimamente sembra essere scoppiata una vera moda. Le “veterane” come me, solitamente, non accolgono di buon grado questa affluenza, rimpiangendo i tempi in cui si poteva girare per la fiera senza questo caos e i cosplayer erano minori ma di maggiore qualità. In ogni caso, penso che per la maggior parte dei giovani sia un sano modo per fuggire temporaneamente dalla noia quotidiana e sentirsi qualcun altro, passando un pomeriggio diverso.

Il mondo del cosplay è legato quasi esclusivamente a quello del cinema e dei fumetti. Conosci o ti è mai capitato di vedere cosplayer ispirati anche ai prodotti delle altre arti (come, ad esempio, la letteratura o il teatro)?

Assolutamente, mi è capitato con la letteratura e con le arti figurative. Non sono rarissimi i cosplay di quadri famosi con tanto di cornice, come la ragazza con l’orecchino di perla o la Gioconda o l’urlo di Munch, tanto per fare esempi che ho visto in fiera. Ma c’è anche chi fa cosplay di Dante e Virgilio o di personaggi realmente esistiti nel mondo dell’arte in generale.

Quale sarà il tuo prossimo cosplay? E ce n’è uno che vorresti fare ma non ti senti ancora pronta per provarci?

Ho intenzione di realizzare il sogno di una vita: impersonerò il Fantasma dell’Opera, nella sua versione più elegante, tutta in rosso, dal film tratto dall’opera teatrale. Sarà il mio prossimo progetto impegnativo assieme ad un’altra versione di Thranduil. Non mi sento pronta per creare vestiti che richiedano vere capacità tecnico-sartoriali, come abiti principeschi o regali in generale. E anche con le armature potrei avere qualche problema nel prossimo futuro!

 

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