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Chi è Il Grande Capo? Ecco l’ep di esordio

Fuori dai recinti delle etichette, abituano alla libertà: Elio, Giacomo, Stefano e Ilaria sono Il Grande Capo. Ecco l’ep, tra rock, cantautorato e pop

“Rabbia romantica, lucidità corrosiva, malinconia ironica”. Non fai in tempo a chiedere chi sono, cosa suonano, dove vogliono arrivare, che subito ti lanciano in faccia parole forti, decise, importanti. Si presentano così i ragazzi de Il Grande Capo, giovane gruppo musicale che nasce nel basso Lazio, tra Formia e Scauri: giocando con gli opposti, creando paradossi e ossimori, come solo gli artisti e i geni osano fare. E come tali, non hanno paura del peso delle parole, della “ferocia dei sentimenti”. Come tali, come tutti, hanno “bisogno d’amore”.

Loro sono Elio D’Alessandro alla voce e alla chitarra, Giacomo Forte alle tastiere, Stefano Mancini alla batteria, Ilaria Tortoriello al basso. Prima di tutto amici di lunga data, legati dalla passione per la musica e per il teatro, dal 2013 hanno deciso di prendersi sul serio, anche se professano l’ironia e affrontano la vita con coraggio e leggerezza.
Tratti che emergono già al primo ascolto dell’ep, che uscirà per tutti il 26 giugno. La contaminazione di generi e la confusione disciplinata conducono l’ascoltatore nel breve percorso dei cinque pezzi (già viene voglia di augurargli un sentiero più lungo). Rock, pop anni ’70, cantautorato. Mischiano, ma non disturbano, anzi. Sono fuori dai recinti delle etichette, abituano alla libertà. Uniscono le diverse esigenze in una performance debitrice dell’arte teatrale, lo sa bene chi già ha avuto la possibilità di vederli esibirsi dal vivo a Roma e dintorni,  Non un caso, data l’esperienza professionista del frontman Elio, diplomato alla Scuola del Teatro Stabile di Torino. Un’attenzione che si riscontra anche nei suoi testi, curati per colpire come frecce, armi leggere. Mai disincantati e distratti dalle fatiche quotidiane, anzi fisici e reali, soprattutto quando attingono alla dimensione intima, che è vero centro del mondo, anche se spesso lo dimentichiamo.

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Dopo l’ascolto in anteprima delle loro canzoni, siamo riusciti ad intervistarli.
A loro lasciamo volentieri le ultime parole.

Da quanto suonate insieme, quando e dove è nato il progetto de Il Grande Capo?

ILARIA:  Le colonne portanti di questo progetto, oltre alla scrittura e alla caparbietà di Elio, sono senza alcun dubbio gli anni di conoscenza e il rispetto che ci accompagnano, la voglia di stare insieme e di ridere. E noi amiamo riderci su, prendendoci in giro continuamente. Il Grande Capo fisicamente è in piedi da quasi due anni, si trasforma continuamente e cerca una sua identità che poco a poco prende forma.

Perché questo nome, chi è il Grande Capo?

ELIO:  Il Grande Capo è un’idea. È un misto di tante figure. È sia il Grande Capo indiano, Toro Seduto per intenderci. Un uomo di grande forza e di grande semplicità. È anche il Grande Capo di Lars Von Trier, film che consiglio a tutti. È una figura che aleggia su di noi, è un totem. È l’anima del mondo che ride. E a questo Capo noi ci ispiriamo, dedicandogli pensieri scevri di pregiudizi, false credenze. Gli dedichiamo pensieri forti. Coraggiosi e semplici.

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Le canzoni hanno ritmi diversi, ma tutte accomunate da uno stile rock e un’attenzione al cantautorato. Cosa ascoltate, quali sono le vostre influenze musicali?

GIACOMO:  Non abbiamo punti di riferimento ben definiti. Ascoltiamo molto cantautorato italiano, di tutte le generazioni, ma anche musica elettronica, rock e musica classica. Tutto ciò può rappresentare un’influenza voluta come può non rappresentarlo affatto. Spesso decidiamo di dare un’impronta precisa al pezzo, e allora andiamo a studiare la musica che ci piace, ma molte volte il materiale che abbiamo assimilato durante i nostri ascolti affiora inaspettatamente e riusciamo a distinguerlo solo a conti fatti, quando il pezzo è già stato composto o arrangiato.

Il ballo dei disoccupati fa pensare alla tradizione della canzone politica. Come vi rapportate con l’attualità? Come vedete il mondo della crisi oggi?

STEFANO:  In realtà parla più da vicino del rapporto che i figli hanno con le madri. L’attualità e il futuro ci sono, ma è tutto visto di riflesso.  Con l’attualità ci rapportiamo piuttosto bene, abbiamo le nostre idiosincrasie, le nostre ansie e le nostre perplessità, ma cerchiamo di vivere con grande leggerezza, rapportandoci sempre con serenità ai problemi che ci circondano.

Il mare è troppo grande ha invece un testo autobiografico. A cosa fa riferimento la canzone?

ELIO:  Il mare è troppo grande è forse il più bello che ho scritto. A livello di testo. È senza dubbio una canzone d’amore, ed è ispirata a fatti avvenuti realmente. Ma quello che più mi ha colpito mentre la scrivevo, è che riuscivo a sintetizzare in poche parole l’idea dell’amore perfetto. Quello che io desideravo. Un amore mai completo, sfuggente, dinamico, maturo. Oltre a questo mi ha stupito come le parole sono uscite fuori: di getto, senza blocchi o revisioni. Come qualcosa che avevo dentro, pronta per essere cantata.

Sia in Quando me ne fotto che in Viale Africa emerge uno spirito liberatorio, quasi non curante delle difficoltà quotidiane pur di ricercare la linfa vitale, anche in un solo momento di piacere. Sbaglio? C’è qualcosa che, secondo voi, rende più pesante la vita di noi giovani?

ILARIA:  Quando me ne fotto e Viale Africa descrivono in modo diverso il disagio di una giovinezza che rincorre una libertà difficile da gestire, la libertà costa sacrificio e pazienza. Ad un giovane che cerca la propria indipendenza la libertà è negata, negata dal lavoro e dalle responsabilità dalla voglia continua di perdersi in qualsiasi modo e in qualsiasi posto. Quando me ne fotto è quasi un grido liberatorio. Viale Africa è un inno alla giovinezza e alle maschere che indossiamo continuamente.

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Venite dalla provincia del sud pontino, credete che questo vi abbia influenzato nella produzione artistica?

STEFANO:  Viviamo a Roma e abbiamo vissuto in varie parti d’Italia, ma senz’altro la provincia è presente nel nostro vissuto. Ci caratterizza, ci influenza ed inevitabilmente possono resistere delle sfumature, degli echi espliciti nella nostra produzione, anzi spesso rappresentano il fuoco che anima le nostre storie.

Avete già girato un video, della canzone “Domenico Savio”. Avete in programma di farne altri?

ELIO:  Noi collaboriamo e siamo parte integrante del gruppo creativo Full of Beans, che oltre a essere un gruppo di amici veri, è una fucina di idee, che sfociano in tutti i rami dell’arte: dal cinema al fumetto, dalla musica al teatro. Grazie a Full of Beans, in particolare ad Edoardo Palma ed Emanuele Gaetano Forte (che ne firma la regia) abbiamo realizzato un videoclip divertentissimo e molto apprezzato. Più di quanto credessimo.

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Dove volete arrivare? Qual è la vostra ambizione?

ELIO:  Vorremmo suonare in giro il più possibile. Farci ascoltare. Conoscere altre cose che sono in giro in questo momento e lasciarci contaminare. Suonare su un palco è forse il dono più bello che l’uomo abbia donato a sé stesso.  Quello a cui vogliamo arrivare è farlo. Sempre. Con entusiasmo e creatività volta al miglioramento costante. Il Grande Capo è un’idea che porta un segno positivo. Vorremmo divertirci a lanciare quell’idea. Perché forse ormai solo con la musica un’idea può raggiungere un numero davvero vasto di persone. Con la speranza di essere sempre in noi stessi, consapevoli che quello che suoniamo, che diciamo, sia sempre quello vogliamo dire o suonare. Senza filtri o censure.

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Ep: Il Grande Capo
Tracklist
1 – Il  ballo dei disoccupati
2 – Domenico Savio
3 – Il mare è troppo grande
4 – Quando me ne fotto
5 – Viale Africa
Registrato presso Sudestudio (LE)
Foto di copertina e Artwork realizzato da Ilaria Tortoriello e Emanuele Gaetano Forte.Canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC1VgjhFlAMxKWKYBF8VNn_A
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