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Calabria-Sony solo andata: il viaggio di Eman, con i piedi per terra e la testa fra le nuvole

Una strada lunga e non semplice quella di Eman, cantautore calabrese, che dopo anni di studio e gavetta si trova alle prese con un successo per certi versi inaspettato. Oggi si racconta al pubblico di Pauranka

Eman

La Sony lo ha scelto e il 19 febbraio scorso è uscito Amen, album dalle molteplici sfumature sonore e testuali. Il trionfo riscosso è incorniciato da un tour in giro per l’Italia ricco di date in continuo aggiornamento. Dal pop al cantautorato elettronico, Eman esplora mondi musicali spesso opposti tra loro: dal raggae al dark passando per l’elettro-rock, alla fine il risultato della ricetta è autentico.

Da compaesana e fan, che ha visto crescere questo talento musicale, concerto dopo concerto, nella provincia catanzarese, sono oggi orgogliosa e felice di scambiare con lui due chiacchiere.

eman live

Emanuele Aceto, in arte Eman, classe ’83, catanzarese doc. Cantautore talentuoso che, dopo anni di lunga “gavetta”, oggi deve invece (e per fortuna, aggiungo) fare i conti con un grandissimo successo. Vuoi illustrarci in dettaglio il tuo percorso musicale sin dagli albori?

«Parlare di un grandissimo successo forse è eccessivo, la strada da fare è ancora lunga e non possiamo sapere dove ci porterà; sicuramente dopo anni di salita si può dire che iniziamo a vedere una strada per certi versi più comoda ma non per questo più semplice. Più crescono le aspettative sul tuo conto, più deve necessariamente aumentare il tuo impegno. Ho iniziato dai piccoli gruppetti che si formano da adolescenti, sempre prediligendo l’esecuzione di brani miei. Da giovanissimo ho imparato a suonare la chitarra da autodidatta e questo mi ha aiutato molto nello sviluppo della tecnica di stesura di una canzone. Con gli anni, ho cercato uno stile nella scrittura, qualcosa che fosse al passo con i miei tempi, che non fosse troppo di nicchia, ma allo stesso tempo rifuggendo dalla banalità. L’incontro con il reggae e le sue varianti mi ha aiutato ad unire l’amore per la melodia alle rime serrate; da qui la nascita di Eman con tutto quello che ne è conseguito: la fondazione di un soundsystem con il mio amico Mandi, i vinili, i giradischi, i 45 giri con la strumentale sul lato B e le mie prime improvvisazioni su quelle strumentali. Conobbi Tano, uno dei miei primi producer e poi SKG, giovassimo e talentuoso producer anche lui; la gente iniziò ad apprezzare e la cosa crebbe. Poi i palchi, le serate dai piccolissimi paesi con un pubblico non superiore alle dieci persone, fino ad oggi. Per quanto non possa sembrare, sono stato breve».

“Vegnu da terra duva si criscia a pane e suppressata” (Dammi da bere): ci parli del tuo rapporto con la Calabria?

«Quando nasci in una regione come la Calabria o lo ami a dismisura o impari ad odiarla. Io la amo. Senza riserve e senza nasconderlo. La bellezza dei luoghi è sotto gli occhi di tutti e sarebbe riduttivo e politicamente corretto soffermarci su questo; io adoro le sue brutture perché mi rendono “affamato” di giustizia sociale, di equità, di una politica sana e non corrotta, che raramente è stata presente. Mi rende lucido, attento e incazzato: perché sento il bisogno di resistere ad un imbarbarimento iniziato tempo fa e di cui i giovani non portano colpe, ma si ritrovano a ricominciare sistematicamente da zero. D’altro canto, credo che il giorno in cui svanirà la fiducia negli uomini sarà l’ultimo giorno di quello che oggi conosciamo come mondo, quindi nutro tanta fiducia nel futuro: l’aria pulita e le poche opportunità che hanno affinato il cervello dei miei conterranei, nel tempo ed in ogni ambito lavorativo, hanno concesso loro di dimostrare di valere e di voler fare».

Se ci spostiamo verso le tue influenze musicali o artistiche in genere, chi troviamo sul podio?

«Se ci ragiono troppo non ne usciamo più, quindi di getto: 1)Led Zeppelin/Rolling Stones 2) Toots and Maytals 3) De Andrè. Ma non è un podio, non potrebbe esserlo».

Dalla rivisitazione di Giorno e notte alla già tanto ascoltata e apprezzata Insane, da Come Aceto a Polvere e Ossa. Amen, uscito lo scorso 19 febbraio, è un disco che definirei sentito e profondo sia dal punto di vista musicale che testuale. Ce ne parli?

«Quando firmi con una Major, questa tende a prendere ciò che di buono hai fatto nel passato, ne fa un prodotto rinnovato e quindi ti presenta ad un pubblico più vasto. Io stavo già scrivendo il nuovo album e questa proposta mi ha un po’ destabilizzato: abbiamo però deciso di dare un senso al prodotto finale, scremando i pezzi vecchi, aggiungendo qualche nuovo brano, lavorando su alcune sonorità. Ed ecco “Amen”, disco che segue un filo logico: dalla scaletta alle tematiche, l’intento è quello di accompagnare l’ascoltatore in una serie di emozioni e stati d’animo. Per quanto riguarda i testi, sono contento che colpiscano, cerco sempre di scrivere qualcosa di sensato».

Un’etichetta importante come la Sony ti ha scelto, ma mi pare di capire che anche se la band ha acquisito pezzi nuovi, ci sono punti di riferimento con i quali hai iniziato a collaborare che continuano ad essere al tuo fianco…

«Accanto a me ho dei professionisti invidiabili e degli amici fantastici. Le due cose coincidono e questo fa di me un uomo fortunato e molto ricco, di riflesso. Sono stato attento a non farmi prendere dagli eventi in contropiede: conosco bene le insidie della vita, che spesso mi hanno presentato un conto più salato di quello che mi aspettassi; ho imparato che ciò che ha realmente valore, non si può comprare con i soldi».

Insomma, album pubblicato, un calendario di date in giro per l’Italia costantemente in aggiornamento e un gran successo di pubblico e ascolti. Hai avuto tempo per realizzare il tutto? Come ti senti?

«Come ti ho detto, sono stato attento e giudizioso: tutto potrebbe finire domani, per quanto ne so. Ho realizzato che la gente vuole qualcosa di diverso e che se sei vero non servono trucchi, ecco».

Ci racconti qualche aneddoto divertente capitato durante la registrazione dell’album o durante il tour?

«Durante una data ci è stato proposto di soggiornare in casa di un tale che aveva adibito a “B&B” un “buco”, dove viveva con moglie e figlia neonata. Ho cercato di spiegare che non mi sembrava il caso per questioni proprio logistiche: è vero, non siamo i Black Sabbath ma neanche un gruppo di chierichetti in ritiro spirituale, dato che, oltre allo spazio esiguo, ci erano state fornite regole adatte ad un convento. Abbiamo abbandonato la proposta senza salutare, utilizzando la vecchia scusa di andare a comprare le sigarette. Una delle cose divertenti da raccontare è la reticenza dei miei manager a farmi registrare fuori dalla Calabria: sono convinti che a casa registri meglio».

Ricordi il complimento più imbarazzante e la stroncatura più pesante che ti sono stati rivolti?

«Il complimento: ricordare Kekko dei Modà. La stroncatura: assomigliare a Kekko dei Modà».

Avevi un altro sogno nel cassetto? Nel senso: se non avessi intrapreso la carriera musicale, cos’altro avresti fatto? Chi saresti ora?

«Ho sempre sognato di scrivere. Non riesco ad immaginarmi in un altro modo. Ho abbandonato gli studi di ingegneria perché avevo paura di diventare un professionista mediocre. Spiego meglio: temevo che non sarei stato all’altezza e che gli studi scientifici avrebbero potuto inaridire la mia ispirazione e la mia scrittura. Ritengo che non si possa giudicare un pesce da come si arrampica su un albero; penso semplicemente che ognuno abbia delle qualità da sviluppare e che debba perseguire ardentemente i propri sogni».

Ora che abbiamo sviscerato il tuo passato e presente, hai voglia di anticiparci qualche progetto futuro? Finito il tour, inizierai a lavorare su un nuovo album?

«L’album è già in scrittura da un po’ e, a dire il vero, ha già una struttura ben delineata. Purtroppo per me, ho bisogno di “vivere” per poter scrivere e quindi ho rimandato a tempi più “tranquilli” la chiusura; però è stato ed è un periodo intenso e denso: ho già parecchio a cui ispirarmi».

Domanda di rito: come ti immagini fra 10 anni?

«Più saggio».

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