Fotoreportage

WHITE HILLS @ Bloom, 25 aprile 2015, Mezzago

White Hills – La band newyorkese fa tappa al Bloom di Mezzago. Live report di un concerto imperdibile

È la prima volta che riesco a raggiungere la “lontana” Mezzago. Il programma del Bloom è sempre molto allettante ma, non essendo motorizzato, non avevo ancora avuto la spinta giusta per trovare il modo di andarci. Quale occasione migliore se non un concerto imperdibile: i WHITE HILLS.

La band newyorkese nasce nel 2005 dall’incontro di Dave W. (chitarra, sintetizzatori, voce) e Ego Sensation (basso, voce). Da allora il duo ha partorito un’infinità di dischi in studio, live e diverse collaborazioni. La sperimentazione e la fusione dei generi più disparati non raggiunge mai uno stallo e ogni album ha un suo sapore unico. Nel 2012 vengono contattati da Jim Jarmusch per suonare Under Skin Or By Name nel suo ultimo lavoro Only Lovers Left Alive, uscito nelle sale a fine 2013. Il regista era in cerca di un gruppo di forte impatto visivo (da copione): non poteva fare una scelta migliore. Le sonorità oscure dei White Hills si mischiano perfettamente con l’atmosfera tetra del film.

Arrivati a Mezzago io e il mio amico Beppe (che ringrazio per avermi scarrozzato e che ringrazia per averlo costretto semicontrovoglia ad andare ad un concerto di un gruppo a lui sconosciuto, di cui ora non può fare a meno) ci dirigiamo dritti nel locale e la scena è la solita degli eventi così distanti dalla città. Davanti al palco una manciata di persone.

Raggiungiamo la “prima fila” proprio nel momento in cui salgono i White Hills per fare un brevissimo soundcheck e accendere due bastoncini d’incenso. Appena scompaiono dietro le quinte parte un sottofondo di suoni elettronici e il buio si impossessa della sala. Mi volto e miracolosamente il Bloom è pieno.

WHITE HILLS

L’atmosfera del concerto è magica. I prolungati deliri psichedelici cullano la mente fino a farle raggiungere il nirvana, ed è proprio all’apice di questo stato di beatitudine che si viene risvegliati bruscamente da un bombardamento di distorsioni e ritmiche da distacco della testa dal corpo. Sul palco i due si contorcono al variare delle lunghezze d’onda e il batterista non perde un colpo, nonostante non si fermi mai. Due ore, senza sosta, di puro piacere. Verso la fine del live Dave ringrazia il pubblico, affermando senza apparente paraculaggine che l’Italia è uno dei paesi in cui vengono accolti con più calore. Fosse per me, li inviterei a suonare a casa mia tutti i giorni, anche se probabilmente non gioverebbe alla mia già labile salute mentale.

Lo so che lo dico praticamente ogni volta, ma credo che sia stato uno dei concerti più belli a cui io abbia mai assistito. Sono ancora alle prese con il distacco della mandibola a causa della paralisi in espressione stuporosa. Se c’è qualche medico in lettura lo prego di contattarmi d’urgenza.