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Salotto col birraio @ Birreria Baladin Milano ospita Bruno Carilli di Toccalmatto

Nuovo appuntamento della seconda stagione di In salotto con il birraio.

Ogni primo martedì del mese (tranne il primo appuntamento del 23 settembre, posticipato per farlo coincidere con la Milano Beer Week) ci si ritrova nella Birreria Baladin di via Solferino a degustare i prodotti di un birrificio artigianale scelto. A guidare la degustazione e raccontarci della sua esperienza è proprio il fondatore del birrificio selezionato.

Questo martedì ho avuto il piacere di conoscere Bruno Carilli, patrono del birrificio Toccalmatto fondato a Fidenza, in provincia di Parma, nel 2008. Dopo una lunga esperienza nel campo logistico dell’industria alimentare e birraria, Bruno decide di avventurarsi nella produzione di birra viva insieme ad altri tre amici. Sperimentazione è la parola chiave della storia di Toccalmatto. La prima fase di sviluppo del birrificio è infatti stata la saggiatura della terra fidentina tramite la piantatura di rizomi di diverse varietà di luppolo al fine di valutare la risposta del terreno e di selezionare quindi le varietà più adatte all’ambiente locale. Dal momento della fondazione ad oggi Toccalmatto ha prodotto circa 80 birre diverse e al momento ne ha in produzione 30 tra classiche (prodotte tutto l’anno), stagionali, speciali (birre in edizione limitata prodotte in base alla disponibilità della materia prima), maturate in legno e le one shot, birre prodotte una sola volta per un mese (tranne quelle che riscontrano un particolare successo!!!).

A presentare e intervistare Bruno è  il brillante Teo Musso, padre fondatore del birrificio Baladin. L’inizio della chiacchierata ha il profumo di osteria con un predominante retrogusto goliardico. Si parla di chi è fedele alla moglie da sempre, di chi di mogli ne ha avute tre, si ride e si gioca. L’atmosfera, per fortuna, rimane tale anche durante la degustazione, facendo sì che un argomento decisamente tecnico non risulti tedioso.

La prima delle tre birre ad essere servita è la Tabula Rasa (5,3%), una saison profumata e beverina ottenuta tramite l’antica tecnica inglese del dry hopping e l’utilizzo di luppoli americani. Il nome di questa birra, oltre ad essere stato ispirato da un album dei CSI (Tabula Rasa Elettrificata), è dovuto proprio alla caratteristica di questo prodotto in cui i lieviti utilizzano il 100% degli zuccheri presenti. Nel 2013 la Tabula Rasa ha vinto il primo premio della categoria saison nel Campionato Italiano delle Birre Artigianali.

La seconda signorina che raggiunge i palati curiosi dei molti partecipanti al salotto è la rinomata Zona Cesarini (6,6%), una interessantissima e gustosa Pacific India Pale Ale, regina indiscussa del birrificio (la più venduta). Anche in questo caso il nome va a descrivere la caratteristica della birra, in cui il 90% del luppolo viene utilizzato all’ultimo minuto. Secondo il mio modesto e inesperto parere, la più buona servita in questo incontro. Viene definita dallo stesso Bruno una birra killer, nel senso che quando viene introdotta in un pub riduce drasticamente il consumo delle altre birre in vendita.

L’ultima, ma non meno importante, è la B Space Invader (6,3%), completamente diversa da qualsiasi altra birra abbia mai assaggiato. Una Black India Pale Ale a cui questa classificazione va stretta e si prende la libertà di autodefinirsi in etichetta Intergalactic Black Cascadian Incredible Pale Ale. Il nome è un gioco di citazioni di frasi tratte da Blade Runner e dal leggendario videogioco arcade Space Invaders, al quale viene dedicata l’illustrazione dell’etichetta in cui un’astronave luppolo bombarda il mostro malto industriale. Anche in questo caso, comunque, il nome suggerisce la caratteristica di questa birra, a base di luppolo Galaxy. Il sapore a dir poco particolare di questo prodotto ha spinto Bruno a scrivere sull’etichetta birra da accompagnare a se stessa, quasi a sconsigliare un abbinamento gastronomico.

La serata continua tra domande del pubblico e parentesi polemiche sulla tendenza dei neofiti, soprattutto giovani, a banalizzare il dispendioso e complicato processo produttivo della birra viva. Da sottolineare a mio avviso la discussione sulle qualità della birra in lattina, il cui unico difetto sembrerebbe quello di essere associato per abitudine ad un prodotto cheap.

A fine serata scambio quattro chiacchiere con i simpatici protagonisti dell’evento e con il semprepresente Maurizio Maestrelli, penna calda dell’editoria e dell’informazione birraria, nonché organizzatore della Milano Beer Week, il quale mi regala un immenso piacere nel raccontarmi di come il suddetto evento abbia riscosso un enorme successo e dei buoni propositi per l’anno prossimo. La nostra chiacchierata si chiude scherzando sulla ormai finita moda della birra Corona, nata come birra dei muratori messicani che utilizzavano il limone sul collo della bottiglia solo per sterilizzarlo e pulirlo dalla polvere.

Estremamente soddisfatto di questa mia seconda partecipazione al Salotto con il birraio, sempre più convinto a non perderne neanche uno, vi lascio con la mia personale riflessione sul fatto che, al contrario di quanto succeda nella favola, al grido di al luppolo al luppolo la gente accorre sempre.

P.S.

Voglio ufficialmente ringraziare Valentina Brambilla per l’invito e per la cordiale disponibilità; voglio inoltre elogiare il servizio gastronomico della Birreria Baladin: non è mai stato così semplice ottenere un vegan burger fuori menù, GRAZIE DI CUORE.

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