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Massimo Volume @Estragon, 14 dicembre 2013, Bologna

14 dicembre: prima data bolognese dalla presentazione del nuovo disco Aspettando i barbari per i Massimo Volume, pietra miliare del rock alternativo italiano. Dopo tre anni di attesa dall’uscita di Cattive abitudini (2010) il gruppo ci regala un prodotto prezioso, arricchito da sonorità elettroniche ed effetti ben misurati, diretto dai testi amari e affilati di Emidio Clementi, scrittore e frontman del gruppo. Un disco dissezionante, che si presenta aprendoti la cassa toracica con una lama di bisturi, ti svuota piano piano e poi ti lascia cadavere su un gelido tavolo di marmo.

L’Estragon è quasi al completo. La maggior parte del pubblico è dentro dalle 21 e i timpani sono già stati riscaldati da Amaury Cambuzat, che suona una scelta dei migliori pezzi degli Ulan Bator in versione acustica, e dagli Ofeliadorme. Io purtroppo arrivo giusto in tempo per le due note di chitarra finali di questi ultimi e mi faccio strada nella folla verso il sottopalco dell’Estragon, dal quale posso godermi le prime tre canzoni.

Il gruppo non si fa attendere troppo, si presenta sul palco e senza troppi complimenti inizia a suonare. Nell’angolo buio a sinistra, ad occhi chiusi e mente apertissima, Egle Sommacal amoreggia con le sue chitarre come se non esistesse un pubblico. All’estremo opposto del palco la bestia da palcoscenico Stefano Pilia, componente adrenalinica del gruppo, che non riesce a stare fermo neanche nelle pause tra un pezzo e l’altro. Al centro, illuminato da un raggio di luce, Emidio Clementi, che inizia il concerto elegante e composto, ma si riscalda subito e stupisce il pubblico con grinta e urla che aveva abbandonato da un po’ di tempo. Eccezionale. A sorreggere da dietro le metriche precise e lodevoli di Vittoria Burattini, superbatterista.

La prima parte del concerto viene principalmente dedicata all’esecuzione degli ultimi due dischi. Con Cattive abitudini la band ci aveva già deliziato con dei concerti stupendi, ma Aspettando i barbari suona davvero bene e tutti gli elementi del disco, anche le più sottili sfumature d’effetto, vengono riprodotti fedelmente. Dopo una prima breve pausa veniamo catapultati nel passato e il gruppo ci diletta con le sonorità rugginose del repertorio pre-2000: Fuoco fatuo, Il primo dio, Senza un posto dove dormire e persino una versione riadattata di Altri nomi dall’album Club privé che, personalmente, ho raramente avuto l’occasione di ascoltare dal vivo. Dopo il lungo bis e un’altra corta pausa, i Massimo Volume ci regalano altri tre pezzi, concludendo il concerto con la bellissima Ororo tratta dal loro primo disco, Stanze (1993), che dà l’occasione a Pilia di finire le sue ultime energie con un saltellamento ininterrotto. Finito il live Clementi scende dal palco e va a stringere le mani della prima fila, ancora in adrenalina.

Un concerto magico che, nonostante la crudità della musica e dei testi, ti lascia un sorriso stampato sulla faccia. Voto 10+!

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