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“Serial killer per signora”, il musical mancato

Cosa succede se si mescolano dei bravi cantanti, una trama debole e numerose canzoni molto simili tra loro? “Serial killer per signora” è il musical che non convince nonostante il talento degli interpreti

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È andato il scena il 18 e 19 aprile, al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il musical di Douglas J. Coehen Serial killer per signora, tradotto e adattato da Gianni Fenzi e Gianluca Guidi. Gli interpreti sono lo stesso Guidi, che firma anche la regia, Giampiero Ingrassia, Alice Mistroni e Teresa Federico.

Cosa succede se si mescolano dei bravi cantanti, una trama debole e numerose canzoni molto simili tra loro? Purtroppo il risultato è uno spettacolo soporifero. La trama è presto detta: da una parte un attore alla ricerca della fama, desiderio che lo porta da subito a strangolare delle donne sole, dopo averle avvicinate grazie a degli abili travestimenti, dall’altra un commissario che gli dà la caccia e che viene contattato più volte dal serial killer, fino allo scontro finale. La madre e una ragazza cara al commissario sono le altre protagoniste della vicenda.

 

Nonostante la bravura degli interpreti, la scenografia praticabile con pedane rotanti e molti oggetti ad arricchire l’ambientazione, i costumi d’epoca e i molteplici giochi di luce, il musical non convince e lascia la sensazione di occasione mancata.

 

I diversi riferimenti al meta teatro, alla recitazione, all’essere disposti a tutto pur di comparire sulla prime pagine dei giornali e alla difficoltà di emergere nel mondo dello spettacolo sono solo pretesti che non riescono a dare corpo alla vicenda, così come il rapporto tra il killer e il commissario rimane statico e superficiale, senza mai spingersi oltre il semplice dialogo più o meno concitato. Realizzare un musical con soli quattro attori era una grande sfida poiché senza scene corali, controscene e balletti è molto difficoltoso mantenere un ritmo sostenuto per più di due ore.

 

L’opera è una commedia, infatti in vari punti strappa una risata, ma i dialoghi sono deboli e la regia conferisce staticità e immobilità alle scene, tranne alcune in cui i quattro attori cantano e si muovono contemporaneamente sul palco così da vivacizzare la situazione.

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