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Romeo e Giulio: l’amore non è mai uno scandalo

Debutta oggi, al Teatro Abarico di Roma, Romeo e Giulio: uno spettacolo coraggioso, scomodo, fortemente attuale. A portarlo sulle scene è il gruppo bologninicosta

«Nessun uomo è libero finché anche un solo uomo sarà in catene.»

Ernesto Che Guevara

12644818_10207348207097735_6191138532460468100_nForse sarebbe stato più opportuno iniziare questo “invito alla visione” citando l’opera che funge da ispirazione per Romeo e Giulio, quell’indimenticabile tragedia shakesperiana che ha raccontato al mondo intero il dramma, e al contempo la potenza, del sentimento per antonomasia: l’amore. Ma l’amore nasce libero e la libertà è un diritto; ecco perché ho scelto, invece, la frase di Che Guevara: pensare all’uomo senza catene, purtroppo, è ancora un atto rivoluzionario che pare esulare dalla realtà. Fortunatamente l’arte, per sua natura, è rivoluzionaria, provocatoria, mai accomodata o accomodante. È un lampo che squarcia la notte del conformismo, è il grido stridulo che risveglia le coscienze addormentate.

Il teatro, da questo punto di vista, ha un effetto taumaturgico: può salvare dopo aver trascinato all’inferno. È, credo, la visione artistica più dolorosa, proprio perché ci trasporta nelle storie senza filtri e senza distanze, turbandoci con la sua eloquente fisicità. Con il teatro il gruppo bologninicosta lancia il suo guanto di sfida alla società contemporanea, tanto moderna eppure così profondamente arcaica e bigotta; decide di farlo con uno spettacolo intenso e audace che dialoga fittamente con gli eventi politici e sociali più attuali, il Family Day, la discussione in Senato del DDL Cirinnà, le polemiche sulle unioni civili e via dicendo.

«Romeo e Giulio è un terreno ostile in cui convivono intemperanza politica e ostinazione teatrale. È un’architettura indecente, un ordigno sonoro compatto e irreversibile, che procede per scansioni ritmiche e partiture vocali, strappi, cadute, aggressioni, fino all’autodistruzione. Una tragedia che nega sé stessa nell’atto di compiersi. Una drammaturgia piena dei fantasmi moderni, feroci. Uno scandaloso viaggio teatrale che indaga il bisogno di amare ed essere amati. Nel bel mezzo della catastrofe sociale in atto, Romeo e Giulio esegue una meticolosa e insostenibile autopsia del conflitto identitario, sessuale, di appartenenza civile. Elaborato su dati sociologici, politicamente agguerrito, teatralmente composto e deforme, Romeo e Giulio è un vero e proprio piano di disturbo della quiete artistica e della buona coscienza nazionale.»

Un atto unico – diviso in dodici quadri – ricco di pathos, emozioni carnali e sensibilità che necessitano di essere riconosciute. La pièce, in scena al Teatro Abarico di Roma il 29, 30 e 31 gennaio,  vede come protagonisti Mauro de Maio nei panni di Romeo e Andrea Zatti in quelli di Giulio. A loro si affiancano Riccardo Averaimo, Sofia Bolognini (anche testo e regia), Aurora di Gioia, Gabriele Olivi, Gianluca Paolisso e Nicole Petruzza. Un gruppo di attori legati, oltre che dalla passione per la recitazione, dalla necessità di prendere posizione contro ogni sorta di discriminazione, perché l’unica cosa imbarazzante è la piccolezza di chi si arroga il diritto di giudicare.

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«O Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?», probabilmente perché non si può scegliere chi essere, si può solo decidere di essere sé stessi fino in fondo. È questo l’amore, l’unica, la prima libertà che ognuno dovrebbe non concedere, ma garantire: eliminando gli steccati, le divisioni tra tutti i “noi” e i “loro”, la forma mentis che vede nell’opposizione l’unica forma plausibile di esistenza. Come se esistere significasse davvero marcare un territorio, sentirsi ricchi nelle privazioni altrui e portare avanti uno sterile quanto barbaro meccanismo di autodifesa nei confronti di un nemico immaginario. Poco importa che venga messa alla gogna la diversità in ambito sessuale: è la diversità a non essere accettata. Invece di essere accolta come una ricchezza viene marchiata con una lettera scarlatta, alimentando il qualunquismo di chi deve essere, sempre e comunque, contro.

È un po’ la storia di chi si indigna contro chi ricorda l’Olocausto perché, piuttosto, sarebbe meglio pensare alla Palestina; e questi prima erano stati tacciati d’indifferenza da chi si era sentito Charlie, e Parigi, a loro volta accusati, invece, dai razzisti che hanno finto di avere slanci di commozione di fronte alla foto di Aylan, salvo poi volere, puntualmente, chiudere le frontiere. E non dimentichiamo i difensori della famiglia tradizionale, quelli che magari in chiesa non ci vanno mai e tradiscono pure mogli e mariti. Riconoscere un male di certo non ne sminuisce un altro, semmai la vista del dolore può educarci al rispetto e alla responsabilità. Basterebbe prenderne consapevolezza. Altrimenti questa Fiera dell’Est potrebbe prolungarsi all’infinito, ma il punto rimarrebbe comunque uno: il nostro tempo, quello delle scelte, delle possibilità e del progresso, si è paradossalmente tramutato in un nuovo assolutismo. Per questo, ora più che mai, c’è bisogno di coraggio. Di voci forti ma gentili. Di arte in grado di (in)segnare, come Romeo e Giulio.

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Foto di Alessandra Cimino

bologninicosta è una produzione che si occupa di arti perfomative. È un progetto di ricerca sociale e artistica. Sociale perché si interessa di questioni civili utilizzando gli strumenti offerti dalla sociologia: indagine sul campo, raccolta dati, interviste. È uno studio attivo sul territorio, che attraverso l’esperienza diretta con le realtà suburbane amplifica e trasmette la voce delle minoranze.
Artistica perché, attraverso l’attivismo creativo, va alla ricerca di nuovi linguaggi. Spettacoli teatrali, live performances, istallazioni audiovisive: bologninicosta è un tentativo di contaminazione e sfondamento tra pratiche diverse di comunicazione col pubblico, passando dalla teatro-danza alla sperimentazione sonora con l’utilizzo di sintetizzatori e drum-machines. bologninicosta è un processo, un’officina creativa in cui vocazione civile e onestà artistica vanno di pari passo, nel tentativo sempre aperto di ridisegnare un’ipotesi di spettacolarità più autentica e meno grossolana, una forma di fruizione più consapevole e precisa, veramente umana.

Romeo e GiulioRomeo e Giulio

Testo e regia di Sofia Bolognini

29, 30 e 31 gennaio

Teatro Abarico (Via dei Sabelli 116 – C, Roma)

Ore 21.00, domenica ore 18.00

Prenotazioni: 3495061330 – info@bologninicosta.com
www.bologninicosta.com

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