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Provando…ne dobbiamo parlare

Provando…ne dobbiamo parlare:  una commedia divertente e riflessiva che si interroga su argomenti come la vita, il matrimonio, la solitudine, la giovinezza e la libertà nella coppia

Ha debuttato in prima nazionale al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il 27 e il 28 gennaio, lo spettacolo Provando…ne dobbiamo parlare, scritto da Sergio Rubini – curatore anche della regia – Carla Cavalluzzi e Diego De Silva, interpretato da un cast d’eccezione: oltre che dallo stesso Rubini, da Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese e Maria Pia Calzone.

Provando...ne dobbiamo parlare

In sala le luci sono accese, il sipario è aperto e la scena rappresenta l’interno di un appartamento. Al centro, in primo piano, un salotto con divani, poltrone, tavolino con dei libri, sulla destra la cucina, dietro il bagno e la camera da letto. Il pubblico si sta ancora accomodando in platea, quando Rubini compare sul palco e inizia a chiedere di lasciare libero il corridoio centrale perché stanno per arrivare le attrici che, infatti, di lì a poco passano e ascoltano le indicazioni del regista. Un gioco metateatrale e la pièce è iniziata.

Una coppia (Rubini, Ragonese) si sta preparando per uscire, sono due scrittori che devono incontrarsi col proprio editore. Squilla il telefono, non rispondono, suonano alla porta e, costretti ad aprire, accolgono una loro amica (Calzone), corsa a sfogarsi per il tradimento del marito appena scoperto. Il marito (Bentivoglio) in questione, un importante chirurgo romano, irromperà in casa poco dopo per negare e giustificare l’accaduto.

Dopo la prima mezz’ora, in cui gli attori sembrano doversi ancora scaldare, la commedia si anima, prende vita e diverte: si riflette e si ride su luoghi comuni e su argomenti come la vita, il matrimonio, la solitudine, la giovinezza, la libertà nella coppia. Se nella prima parte dello spettacolo a bisticciare furenti l’uno contro l’altra sono i due medici a causa di tradimenti, costose ristrutturazioni e figli da mantenere, nella seconda sono invece i due scrittori, apparentemente sereni ed equilibrati, che esplodono in battute al vetriolo.

Lo spettatore viene posto davanti a diverse tipologie di individui, ognuno con i propri impegni, valori morali e problemi, ognuno con un punto di vista differente sulla realtà e sull’esistenza: se per una coppia il fondamento del rapporto è la sincerità, per l’altra la saggezza è riposta nel saper mentire. Le naturali contraddizioni umane, presenti in ogni pensiero, riflessione e valore, emergono in un confronto che diventa uno scontro, in un vorticoso e travolgente crescendo. La solidità delle coppie vacilla, i ruoli di accusatore e accusato si invertono e si mescolano, l’abilità oratoria o il tono alto e autoritario della voce dei personaggi non possono evitare l’emergere prepotente delle incoerenze umane.

Ottima prova per gli interpreti che in due ore di spettacolo riescono a mutare e a trasformarsi. A commentare di tanto in tanto l’azione è la voce di un pesce rosso che nuota in una boccia posizionata sopra un basso tavolino in primo piano.

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