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Preziosi, il Don Giovanni è ancora un mito?

Un Don Giovanni spietato, perfetto e attuale quello interpretato da Alessandro Preziosi. Lo spettacolo ha riscontrato notevole successo durante il lungo tour italiano

don giovanni

Dopo più di un anno di tour, è approdato al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno Don Giovanni, diretto e interpretato da Alessandro Preziosi, tradotto e adattato da Tommaso Mattei e con Nando Paone, Lucrezia Guidone, Barbara Giorndano, Roberto Manzi, Daniele Paoloni, Daniela Vitale e Matteo Guma.

Rappresentare il Don Giovanni di Molière implica affrontare il profilo di un personaggio complesso, spietatamente razionale e moderno, ironico e dissacrante, narcisista e sicuro di sé, fine conoscitore della società del proprio tempo e arguto indagatore dell’animo umano. Preziosi si è domandato se anche oggi questo personaggio può essere considerato un mito, un uomo la cui unica fede è la matematica, accompagnata da una calcolata riflessione, un animo che si affida alla ragione anticipando alcune idee che si diffonderanno nei decenni successivi.

La messa in scena è in costume dell’epoca, ma si avvale di una scenografia virtuale proiettata su un semplice fondale con alcune arcate che si trasforma, di volta in volta, in una strada, un’abitazione, un bosco, un mare o una tomba. Pochi oggetti rendono più movimentate e vivaci le scene.

Scritta nella seconda metà del ‘600, l’opera descrive le intricate meditazioni di un nobile libertino, le sue azioni delittuose e i suoi comportamenti ingannevoli e mistificanti che riflettono quelli della società del suo tempo. Don Giovanni però, invece di fingersi diverso e ingannare gli altri con una falsa condotta da persona onesta, decide di vivere e agire come gli permette il suo rango privilegiato, senza avere alcun senso di colpa né verso gli uomini e le donne disonorati né verso Dio e la sua volontà. Duelli e inseguimenti, matrimoni e tradimenti, la sua vita è un turbinio di piaceri e passioni, amorose e violente.

L’unica cosa in cui crede è la matematica: la razionalità e l’intelletto sono le uniche guide della sua condotta fino a quando sarà troppo tardi. Anticipa alcune delle caratteristiche dei successivi personaggi letterari esteti e decadenti che, al di là del bene e del male, mirano ad appagare i propri desideri, sfruttando ogni mezzo per raggiungere l’obiettivo. Come Dorian Gray riterrà che bellezza e ricchezza possano salvarlo dalla morte, così Don Giovanni pensa che la sua razionalità possa esonerarlo dal castigo e dalla punizione finale, sfidando anche Dio e la morte stessa nelle vesti di una statua di pietra parlante. Di fronte all’elemento soprannaturale non si scompone, ma lo affronta con coraggio, da uomo consapevole delle proprie azioni fino alla fine, immerso nei suoi brucianti sensi di colpa. Così come Faust cercherà la conoscenza e sarà disposto a tutto pur di ottenerla, Don Giovanni ha perseguito il piacere delle donne, dei delitti e della retorica fino al punto di non ritorno.

I personaggi si muovono all’inizio sulle note dei Pink Floyd e in seguito su quelle dell’omonima opera di Mozart, il ritmo della pièce è concitato nelle scene di inseguimenti e duelli, più pacato in quelle di riflessione. Gli attori riescono a dar vita ai personaggi in tutte le loro sfaccettature, in particolare Preziosi al protagonista, ammaliante e calcolatore, e Paone, nelle vesti del servo Sganarello che sostiene un’opinione diversa a seconda della situazione e delle persone con cui parla, come insegnano il suo ruolo e la società in cui vive.

È così che un uomo di spirito si adegua ai vizi del suo tempo”, infatti Don Giovanni è un individuo che non vuole essere ipocrita, non vuole mentire per allontanarsi dall’ennesima donna sedotta, ma preferisce abbandonarla cercando di non lasciare traccia. Ecco dunque la modernità del personaggio che smaschera la società del suo tempo e, per questo, non può che essere distrutto e annientato.

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