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“Odissea un racconto mediterraneo”: Gioele Dix commenta il capolavoro di Omero

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Gioele Dix

La rassegna marchigiana di teatro classico TAU-Teatri Antichi Uniti, partita a fine giugno da Macerata con Moni Ovadia, passata per Falerone con Tullio Solenghi e per Ancona con Ascanio Celestini, è approdata con Stefania Sandrelli al Teatro Romano di Ascoli Piceno, dove si è conclusa il 9 agosto ospitando Giole Dix, con l’ultima parte di Odissea un racconto mediterraneo. L’idea è stata quella di restituire il testo omerico alla sua dimensione originale di oralità, scegliendo alcuni canti del poema per essere letti e commentati da interpreti e in città differenti.

Un tavolo, una lampada, un riflettore e il libro. Nella suggestiva location all’aperto, Giole Dix, dopo aver introdotto brevemente la rassegna itinerante, ha condotto il pubblico alla scoperta di alcuni canti dell’Odissea, quelli riguardanti Telemaco, giovane figlio di Odisseo. Il fascino delle parole omeriche si intreccia all’affabulazione istrionica di un commento vivace e dettagliato. L’abilità dell’attore e l’attenta analisi rendono il testo attuale, più comprensibile e irresistibilmente comico.

La traduzione scelta è in prosa, più simile al parlato, così da avvicinare maggiormente il pubblico all’originale funzione orale dei poemi epici. Inizia la lettura e Dix si sofferma via via sulla struttura dei canti, sui contenuti, sulle diverse situazioni e sulle sfumature delle parole, spiegando il testo nei minimi particolari, aprendo approfondite e spassose digressioni o brevi parentesi esilaranti.

Il rapporto tra un figlio e un padre che non si sono mai visti né conosciuti. Il ragazzo, cresciuto all’ombra di un genitore assente, parte alla ricerca di notizie del padre, figura circondata da un’aura di gloria ed eroicità, costruendo quindi la sua identità di uomo.

Poco più di un’ora e mezza di spettacolo, tra lettura e spiegazione, in cui umorismo e comicità si mescolano di sequenza in sequenza: dal consiglio degli dèi alla descrizione dei dettagli del sacrificio di una giumenta fino all’ostentata ospitalità del re di Sparta, Menelao. Grazie a ottimi tempi comici e a riflessioni immediate ed efficaci sul testo, l’interprete riesce a coinvolgere il pubblico, a offrire spunti di critica e pensiero, a far ridere senza allontanarsi mai troppo dall’opera.

 

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