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Il malato immaginario al Ventidio Basso di Ascoli

È andata in scena, il 20 e il 21 dicembre al teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, la celebre commedia di Molière Il malato immaginario, proposta dal Teatro Franco Parenti con la regia di Andrée Ruth Shammah

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Nei panni dell’anziano protagonista Argan l’impeccabile Gioele Dix che ha interpretato abilmente il ruolo del burbero, benestante e lamentoso ipocondriaco. A prendersi cura del malato, attraverso moine, rimproveri e battibecchi, è la serva Tonina, l’agile Anna Della Rosa leggermente sotto tono all’inizio, ma ha recuperato decisamente in seguito, che non subisce i rimproveri del padrone, ma sceglie i momenti opportuni per reagire e far valere le sue ragioni. Insieme a loro, ad interpretare gli altri personaggi: Marco Balbi, Valentina Bartolo, Francesco Brandi, Piero Domenicaccio, Linda Gennari, Pietro Micci, Alessandro Quattro, Francesco Sferrazza Papa.

Una poltrona rossa al centro di una stanza quadrata, delimitata da una quinta nera trasparente, in modo da mostrare anche gli spostamenti che avvengono nel corridoio laterale che circonda i tre lati delle pareti. La scenografia è essenziale e funzionale alle vicende che accadono attorno, appunto, alla poltrona e al sedicente malato che la occupa, sedendo a volte con decisione e altre con lacrimevole delicatezza.

Lo spettacolo è in due atti, di cui il primo più movimentato rispetto al secondo, per un totale di due ore e un quarto. La vicenda è nota: un anziano benestante è convinto di essere malato e segue accuratamente le cure prescritte dal suo medico tra purghe, lassativi e medicinali vari. Accanto a lui una giovane moglie che lo coccola, pensando più all’eredità che alla sua salute, due figlie di cui la maggiore in età da marito, innamorata di un uomo ben diverso da quello che il padre vorrebbe per lei. Il malato, infatti, vuole darla in sposa a un giovane medico, dedito allo studio in modo mnemonico e privo di ragionamento, al contrario del ragazzo sincero e appassionato che aveva conosciuto la figlia. Tra canzoni, travestimenti, promesse infrante e finte morti la trama si sviluppa e si infittisce tanto che il protagonista dirà di non aver più nemmeno tempo di occuparmi delle sue malattie.

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