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”La vertigine del Drago”: emarginazione sottopelle

di Luigi La Torre

Chi vive ai margini, di qualsiasi natura essi siano, è spesso protagonista della fantasia degli autori e questo non è un caso. Quel vissuto consumato ai bordi della società affascina e inquieta come tutte le cose di cui sappiamo poco.

La vertigine del drago, andato in scena dal 25 febbraio al 2 marzo all’ Ambra Teatro alla Garbatella di Roma, è lo spioncino dal quale immaginare, con ironia, la solitudine di chi vive dietro le quinte della nostre città. Luoghi dalla fascinazione misteriosa e arcana, che nello spettatore scatenano immaginazione, curiosità ed empatia, nella realtà del nostro tempo sono il motore della paura, un paradigma dell’insicurezza metropolitana.

Il maldestro tentativo di dare fuoco ad una baracca in un campo rom è il pretesto dal quale nasce lo spettacolo scritto e interpretato da Alessandra Mortelliti con Michele Riondino nella doppia veste di attore e regista. Un naziskin, una zingara storpia ed epilettica e un garage malmesso.

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Dopo l’azione punitiva lui aspetta, con un proiettile nello stomaco, gli ordini del gruppo di emarginati politici di cui fa parte. Ferito e solo, Francesco si ritrova a dividere la sua intimità con Mariana, una zingara disadatta; emblema di quelli che lui ha sempre considerato rifiuti umani e causa di tutti i mali. L’attesa si riempie di amarezza e abbandono. Esistenze marginali, invisibili, logorate da una vita che i protagonisti subiscono con apparente passività. Il sangue e la violenza si mischiano al silenzio e alla pietà. L’ incontro inquieto tra solitudini si scioglie in una solidarietà involontaria sciorinata con ironia e sarcasmo.

La regia di Michele Riondino è efficace nel mantenere in equilibrio una scena che vive di toni drammatici senza scadere mai nella banalità. Una scenografia che restituisce lo squallore di uno spazio claustrofobico dove la vita si disperde nell’ossessione dell’altro. La recitazione dei due attori è giocata su toni diametralmente opposti in un controcanto continuo che declina la vertigine non solo come fobia dell’altezza ma anche come paura delle bassezze umane.

Fonte immagine: http://papale-papale.it/2012/luglio/16/images/vertigine_2.jpg

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