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Il bugiardo di Goldoni fra innovazione e tradizione

Dimentichiamoci scenari settecenteschi: Il bugiardo di Goldoni, in questo riadattamento, si trova in una Venezia novecentesca. Scenografia semplice e ritmo vivace per uno spettacolo di quasi tre ore

il bugiardo

All’interno della sezione “prosa”, organizzata sempre dall’AMAT, è tornata la Popular Shakespeare Kompany. È andato in scena, il 24 e 25 febbraio al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno Il bugiardo, commedia di Carlo Goldoni, adattata e diretta da Valerio Binasco e interpretata da Maurizio Lastrico, Maria Sofia Alleva, Fabrizio Contri, Andrea Di casa, Michele di Mauro, Elena Gigliotti, Maurizio Lastrico, Deniz Özdŏgan, Nicola Pannelli, Sergio Romano, Roberto Turchetta, Simone Luglio.

La vicenda è ambientata a Venezia, l’allestimento e i costumi non rimandano alla città settecentesca con parrucche e fronzoli, ma in un’epoca novecentesca. Un giovane amante innamorato paga alcuni musicisti per intonare una serenata sotto il balconcino della donna che lo ha stregato, Rosaura, ma senza rivelare chi fosse il committente del romantico gesto. La ragazza si affaccia alla finestra insieme alla sorella minore Beatrice. Entrambe rimangono colpite dalla serenata e sono curiose di scoprire a chi delle due è destinata e da parte di quale gentiluomo è stata pagata.

Proprio durante il dolce e appassionato gesto, arriva ad alloggiare in una vicina locanda Lelio, figlio di Pantalone appena tornato da Napoli, dopo essere stato qualche mese a Roma. Il giovane è deciso a corteggiare entrambe le belle ragazze per divertimento, per il piacere di conquistarle e, per raggiungere lo scopo, inventerà una diversa identità, dichiarerà di essere innamorato, non rivelando quale delle due ragazze è l’oggetto del suo desiderio e affermando anche di essere l’artefice della serenata. Queste le premesse per un intreccio in crescendo di numerose bugie che creano finte identità e illusorie dichiarazioni d’amore, smascheramenti e fraintendimenti. Lelio, infatti, continua a mentire per tutto il tempo non solo con le ragazze, ma anche con un vecchio amico, Ottavio, innamorato di Beatrice, e con lo stesso padre Pantalone. Arlecchino, il servitore di Lelio, proverà ad emularlo nel tentativo di conquistare la domestica delle due sorelle, ma esagererà troppo con le “spiritose invenzioni”, definizione data da Lelio alla proprie bugie e lei smetterà di ascoltarlo. La figura del bugiardo offre numerosi spunti di riflessione ancora attuali: la fiducia ingenua e bonaria dimostrata dagli altri, ben disposti a credere ciò che vogliono sentirsi dire; i fraintendimenti di comunicazione dati dalla diffidenza dei personaggi non verso il bugiardo, ma verso coloro che rivelano la verità, di solito non così prospera e rosea come la bugia; gli intrecci troppo ardui di menzogne e false promesse di chi mente e, alla fine, l’inevitabile e schiacciante verifica dei fatti con documenti alla mano e il conseguente crollo di ogni illusoria costruzione.

La scenografia semplice, costituita da alcuni pannelli praticabili, funge dal lato destro da balcone e da quello sinistro da locanda. L’avvicendarsi delle entrate e delle uscite dei personaggi, le finte identità che generano scambi di persona, le diverse occasioni di risate e gli attori molto efficaci nelle interpretazioni mantengono il ritmo vivace per i due atti per la durata dello spettacolo di quasi tre ore.

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